Febbri resistenti agli antipiretici

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Buongiorno dottoressa, le scrivo per parlarle di mia figlia di due anni e mezzo.

Vorrei sapere come mai mia figlia, quando si ammala, (spesso), non ha quasi -per non dire mai- una febbre normale a 38, ma quasi sempre arriva a 40, e perché ogni volta questa febbre resiste alla normale tachipirina. Con il Nureflex scende solo per tre massimo quattro ore e poi risale. L’unica cosa che le fa scendere la febbre è il Bentelan. Ma cos’ha questo farmaco di così forte da abbassare la febbre alla bambina e mantenerla bassa per molte ore? Ho chiesto al mio pediatra e mi ha detto che mia figlia non ha niente, è solo il suo organismo che reagisce così alla febbre. Lei cosa ne pensa?

Aspetto un suo prezioso pensiero, grazie.


Qual è la causa delle febbri infantili?

Per tutto il periodo dell’età prescolare, ma soprattutto nei primi tre anni di vita, la causa delle febbri infantili è quasi sempre una infezione virale e si sa che i virus, più che i batteri, sono capaci di alterare i meccanismi regolatori della temperatura corporea procurando, non solo febbri che possono essere anche molto alte, ma soprattutto febbri improvvise e dall’andamento capriccioso, cioè che aumentano velocemente, non rispondono come si vorrebbe agli antipiretici e altrettanto improvvisamente scompaiono, magari dopo poche ore, per poi ripresentarsi dopo altrettante poche ore, disorientando chi deve decidere la terapia antipiretica, terapia sulla quale non ci si deve mai accanire per non incorrere nel pericolo che il farmaco inizi a fare effetto proprio nel momento di scomparsa spontanea della febbre portando, magari, alla ipotermia.

Come funziona il meccanismo che scatena la febbre?

Il meccanismo che fa scatenare la febbre è molto complesso, anzi, sono più meccanismi, ma semplificando, si può dire che responsabili dell’aumento di temperatura sono le sostanze che si producono e che vengono immesse nel circolo sanguigno dalle cellule che si attivano nei processi infiammatori, oltre che da alcune tossine prodotte dai batteri.

Queste sostanze (interferone, interleuchine, prostaglandine, ecc.) vanno a stimolare i centri regolatori della temperatura corporea a livello cerebrale ed essi rispondono aumentando la temperatura corporea, o meglio, resettando l’equilibrio termico dell’organismo verso l’alto con vari meccanismi fisiologici che sarebbe lungo spiegare.

Una volta raggiunta una temperatura alta considerata di “equilibrio”, altri meccanismi fisiologici si mettono in moto per riportare la temperatura corporea a valori più abituali e la temperatura, comunque, prima o poi, con o senza antipiretici, è destinata a riabbassarsi, salvo rari e gravi casi di febbre maligna cerebrale, che, comunque, non possono essere presi in considerazione ora.

Gli antipiretici, quindi, potrebbero tranquillamente non essere somministrati e la febbre, se non facesse tanta, spesso ingiustificata, paura alle mamme, dopo un certo tempo dal suo innalzamento, diminuirebbe spontaneamente in ogni caso.

Ogni organismo ha, comunque, un suo personale modo di reagire a queste sostanze che fanno aumentare la febbre e, come ci sono bambini che tendono ad avere febbroni molto alti in seguito a stessi stimoli che ad altri bambini non procurano innalzamenti di temperatura di questa portata, vi sono soggetti i cui centri regolatori della temperatura non reagiscono prontamente alle sostanze antipiretiche in senso stretto.

Come abbassare la febbre ai bambini?

Quando la febbre è di origine infettiva, più che agire sui centri della temperatura, se si desidera abbassare la febbre è più opportuno agire riducendo l’attività delle cellule infiammatorie responsabili del rilascio di quelle sostanze che stimolano l’aumento di temperatura e uno dei più potenti antinfiammatori è proprio il cortisone.

Ma è davvero utile abbassare la febbre?

Al di là della riflessione su quale farmaco è più opportuno usare in caso di febbre, non si finirà mai di ripetere che la febbre stessa, essendo soltanto un sintomo e non una malattia di per sé, non solo non deve fare paura -se non ai soggetti che tendono ad avere convulsioni febbrili- e non deve fare più paura quando è alta rispetto a quando è bassa perché la febbre molto alta, non è per forza segno di malattia più grave rispetto ad una febbre più bassa, ma soltanto di particolare reattività di quel soggetto a quelle sostanze che stanno modificando l’equilibrio della sua temperatura corporea, e deve essere vista come una importante difesa che l’organismo mette in atto per combattere l’infezione stessa di concerto con tutti i meccanismi e le reazioni immunitarie che si mettono in moto contemporaneamente alla febbre stessa.

Virus e batteri, infatti, proliferano agevolmente a temperature vicine ai 37°C, ma dai 38° in poi la loro sopravvivenza si fa più dura, mentre 40°C sono per loro, molto spesso, sinonimo di ambiente mortale.

Quindi è bene, entro limiti ragionevoli, lasciare che la febbre agisca, perché nulla avviene per caso in natura e se esiste questo meccanismo fisiologico un motivo ci deve pur essere; ma se si desidera diminuire una febbre che crea disagio e malessere mal sopportato dal bambino, bisogna ricordare che i sistemi fisici come impacchi freschi sul capo o sugli arti (freschi o tiepidi e non freddi), borsa del ghiaccio, volendo, bagnetto tiepido, ingestione di una abbondante quantità di liquidi a temperatura ambiente, sempre più bassa di quella corporea, sono altrettanto efficaci e nello stesso lasso di tempo, se non più veloci, dei farmaci antipiretici tradizionali e bisogerebbe cominciare da essi prima di passare agli antipiretici che, comunque, vanno dati non automaticamente in caso di febbre, ma solo se la febbre stessa è responsabile di un malessere mal sopportato dal bambino in quel momento.

Nelle infezioni virali, inoltre, quando si decide di somministrare un antipiretico, non bisogna aspettarsi da questo farmaco miracoli particolari, perché, come ho detto, le febbri virali sono imprevedibili e capricciose, molto spesso ben poco influenzate dall’azione degli antipiretici.

Un caro saluto,

Daniela

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