Disturbo RGE: ulteriori accertamenti?

 


Cara dottoressa,

Le sto scrivendo per avere un altro parere che non sia quella della mia pediatra, che sembra sottovalutare le mie ansie (magari ha anche ragione, ma le mie ansie restano).

Ho un bambino di 5 mesi al quale 2 mesi fa circa è stato diagnosticato il reflusso gastroesofageo. Da due mesi, quindi, ha iniziato una cura con il Ranidil, un periodo secondo me troppo prolungato per assumere medicinali, ma la pediatra non vuole sospenderlo per non avere un ʺrimbalzoʺ e peggiorare una situazione già difficile.

Lievi miglioramenti ci sono stati, ora piange solo di notte. Mi ha anche consigliato di accelerare i tempi dello svezzamento e quindi a 4 mesi ho iniziato con le pappe; a pranzo crema di riso e carne, mentre da un mese circa a cena crema di riso e parmigiano.

Con le pappe non ho visto miglioramenti, anzi, forse digerisce anche con più tempo tanto più che a volte salta la merenda, poiché alle 17.00 ancora fa ruttini nonostante il pranzo avvenga alle 12.00.

La sera, poi, avviene di tutto. Lo metto a letto alle 21 e fino alla mezzanotte è un continuo pianto ogni dieci minuti; alla fine cedo e lo porto nel lettone dove resta tutta la notte attaccato al seno. Io non so più che fare.

Non posso pensare di dover continuare così come dice la mia pediatra, per la quale è un comportamento normale che verso il primo anno d’età svanirà.

È possibile che lo sciroppo, le pappe e la posizione rialzata non giovino a nulla? Posso non fare niente per altri sette mesi? A volte vorrei fare ulteriori esami per accertarmi che sia proprio questo il disturbo di mio figlio, ma la mia pediatra non lo ritiene necessario.

Solo verso i tre mesi abbiamo fatto un ecografia gastroesofagea che non ha rilevato niente ma che la mia pediatra considera pressoché inutile perché non è molto attendibile se il bambino in quel momento non deglutisce.

La ringrazio fin da ora e spero riesca a togliermi almeno qualcuno dei miei tanti dubbi.

Mille grazie, Liana


Devo dire che sono sostanzialmente d’accordo con quanto afferma la tua pediatra: forse io avrei svezzato il bimbo un po’ più tardi, ben sapendo che i cibi più solidi contribuiscono a migliorare i disturbi dovuti al reflusso, ma il latte materno è sempre un peccato ridurlo a favore delle pappe, soprattutto nei primissimi mesi, perché, in fondo, a quattro mesi, anche le pappe non sono esenti da poter provocare qualche piccolo disturbo digestivo, quindi, disturbo per disturbo, forse il latte materno, in fondo, continua a presentare vantaggi di vario tipo.

Finché avrai latte, comunque, il bimbo desidererà attaccarsi al seno e fino al sesto mese come minimo, se non più in là, il desiderio, anzi, il bisogno di contatto fisico con la mamma, oltre che del suo latte, per un bimbo è fondamentale e soprattutto consolatorio quando il piccolo ha qualche malessere. Soltanto se tu non avessi più latte il bimbo si rassegnerebbe alle pappe e non cercherebbe più il seno, altrimenti è gioco forza che, pur accettando le pappe di buon grado, voglia comunque anche quello che le pappe gli hanno tolto, cercandolo di notte, sia perché le ore notturne sono lontane dalle pappe, sia perché, penso che anche tu abbia più tempo per stare completamente a disposizione del piccolo proprio di notte.

Fare altri accertamenti per capire meglio la situazione dello stomaco del piccolo (sospetto di piccola ernia iatale, di stomaco molto allungato che rende la digestione difficoltosa, ecc.) è sempre possibile, ma in ogni caso non vi sarebbe nulla da fare di più di quanto preveda l’approccio al disturbo dovuto al reflusso gastroesofageo: è per questo che, solitamente, altri accertamenti non vengono richiesti, ben sapendo che la crescita del bimbo e il suo progressivo stare sempre di più in posizione eretta, oltre ad una alimentazione più solida, prima o poi risolvono il o i problemi.

Quello che ti consiglio è, prima di tutto di avere tanta pazienza – e questa è una ovvietà – poi di valutare lo stato generale di salute del bimbo (appetito, vivacità, accrescimento regolare e soddisfacente) e se tutto procede nella norma, al massimo potresti valutare di modificare un po’ la terapia antireflusso, magari aumentando il Ranidil, oppure dando, la sera, Maalox o altri sciroppi protettivi dell’integrità della mucosa esofagea e attaccando il bimbo al seno soltanto a scopo nutritivo cercando di evitare la suzione unicamente consolatoria, tanto per non dimenticare che il bimbo ha bisogno di regole, oltre che di disponibilità e di contatto materni, soprattutto ora che è già completamente svezzato, anche se in anticipo rispetto ai tempi.

Se poi ti accorgessi che la pappa della sera non è molto gradita e rallenta eccessivamente lo svuotamento gastrico del bimbo, se hai ancora latte potresti continuare con il tuo latte, sempre che il bimbo sia soddisfatto e sazio dopo la poppata, tanto mi sembra di avere capito che anche con la seconda pappa le cose non vadano poi molto meglio.

La gestione di un reflusso gastroesofageo porta spesso a transitori miglioramenti alternati ad insuccessi e spesso si procede per tentativi; ad un certo punto, prima o poi, il bambino migliora e i disturbi passano senza che si riesca veramente a capire cosa abbia prodotto il miglioramento e si finisce per concludere che, in fondo, come dice anche la tua pediatra, la vera terapia del reflusso è la crescita del bimbo che comporta la maturazione funzionale dell’anello muscolare del cardias che finalmente riesce a chiudersi impedendo il reflusso di materiale gastrico in esofago. Non vi sono farmaci che accelerino questo processo.

Un caro saluto, Daniela