Disturbi del sonno: ulteriori approfondimenti

Cara dottoressa,
nei suoi (ormai) sette mesi di vita, il mio piccolo Luca ha incontrato 4 pediatri diversi e svariati medici di pronto soccorso peditrico (tra Modena e Bologna)…nessuno si è mai minimamente avvicinato al suo livello di accuratezza ed approfondimento. Ho sempre ricevuto "risposte" piuttosto standardizzate e frettolose… tanto che ho quasi rinunciato a trovare un pediatra "giusto" per noi.
La sua risposta mi ha davvero colpito positivamente (ma come si fa ad avere lei come pediatra?) così vorrei darle almeno alcune delle notizie che chiede… almeno quelle che ritengo più significative. Premetto che in questo mese trascorso dal mio primo SOS ci sono stati piccoli-grandi cambiamenti: il pianto è meno frequente e non più disperato (comunque consolabile il più delle volte)… il sonno di Luca, purtroppo, sempre disturbato, interrotto anche 6, 7…10  volte per notte (intendo dalla 21 alle 5-6 del mattino).

Salute fisica di Luca
Circa il reflusso (ecografia addome completo, prima e dopo poppata) il referto medico cita nel dettaglio la regolarità di tutti gli organi visionati e dice in conclusione: "Dopo somministrazione di pasto liquido si sono evidenziati alcuni episodi di RGE con conservato potere di autodetersione delle viscere. Regolare la morfologia della giunzione gastro-esofagea".
Oltre alla dieta abbiamo fatto anche "cicli" con Ranidil e Peridon, poi sospesi perché apparentemente non avevano dato alcun risultato, se non una maggiore irrequietezza del bimbo. Ultimamente i problemi legati al reflusso mi sembrano molto attenuati, mentre credo che Luca abbia ancora episodi di coliche gassose (sebbene la sua pediatra sostenga che a quest'ètà non è possibile). Ha continuamente aria nel pancino… tanto che alcuni risvegli e pianti notturni e diurni corrispondono proprio all'emissione dell'aria.
Problemi di otite sono stati esclusi (in uno degli accessi al PS è stato visitato anche dall'otorino). Tutti i medici che vedono Luca, così bellino, paffuto, con la pelle perfetta, sveglissimo e reattivo… sentenziano subito che è un bimbo sanissimo, semmai un po' precoce e iperattivo, e mi propinano i soliti rimedi: farlo stancare con tante attività, stare all'aria aperta ecc. Tutte cose che facciamo da sempre.

Circa la gravidanza ed il parto, temo di avere sottovalutato la questione: Luca è stato molto desiderato, pensato a lungo e concepito dopo 10 anni di matrimonio! La gravidanza è stata molto dura: vomito e nausea fino all'ultimo, colica renale al sesto mese (dilatazione causata da compressione dell'utero sul rene), ricovero alla 34esima settimana per rischio di parto prematuro con somministrazione di farmaci ritardanti il travaglio e cortisone per maturità polmonare. Questo ricovero mi ha "spezzato": ero già stanca e sofferente e le pratiche ospedaliere hanno dato il colpo di grazia. Ritengo inoltre che sia stato un ricovero "precauzionale" (motivato dalla presenza di contrazioni che però avevo sempre avuto e che la mia ginecologa non riteneva gravi) in un momento in cui l'ospedale in questione era sotto l'attenzione di tutti causa la morte in quei giorni di un neonato. Pensi che mi ero recata in ospedale per un crisi emorroidale e mi hanno ricoverato per tutt'altro motivo, ignorando completamente il problema che mi aveva portato lì. Il parto, a termine, è stato veloce (4 ore in tutto) e piuttosto violento: travaglio con immediate contrazioni fortissime e qualche difficolta nella fase espulsiva (la testina saliva e scendeva, causa la posizione "di spalla" del bambino). Il bambino è stato giudicato perfettamente sano alla nascita ed alla dimissione.

I primi 4 mesi di vita di mio figlio sono stati per me terribili, non solo per il suo pianto e l'insonnia ma per i miei continui problemi di salute che mi hanno portato il 21 febbraio scorso a subire un intervento chirurgico in anestesia totale (ma sorvolo questo orribile capitolo perché ora sto meglio). Sicuramente il mio grande dolore fisico (la settimana prima dell' intervento sono sopravvissuta a forza di iniezioni di Toradol!), la mia rabbia (affrontare questo proprio quando dovevo occuparmi di mio figlio), l'ansia continua per i problemi del bambino… si sono sommati creando una miscela eslposiva, per me e per il piccolino.
Probabilmente più stavo male io e più soffriva anche e lui e viceversa. In tutto ciò mio marito è stato (ed è) super presente, anche con aiuto materiale, sia di giorno che di notte, tuttavia mi resta del rancore nei suoi confronti perché nei mesi del mio male fisico incolpava di tutto la depressione post parto e per un po' mi è sembrato di impazzire, a causa anche di una prima diagnosi sbagliata (non era stato individuato il problema fisico che poi mi ha portato all'intervento urgente) ed ho faticato non poco a far capire che soffrivo di un dolore REALE, PAZZESCO… che poi un bravo medico ha finalmente diagnosticato e risolto. Il post operatorio non è potuto essere come doveva (cioè riposo, immobilità, sonno), se non per un paio di giorni, perché c'era Luca da seguire. Non c'è dubbio che il totale sconvolgimento fisico (gravidanza, parto, malattia, insonnia forzata) – ed insieme emotivo – da me subito mi abbia portato uno stato tale di stress e tensione da influire negativamente sul bambino. Eppure ce l'ho messa tutta, con le poche forze che avevo, per fare del mio meglio.

La mia giornata con Luca è più o meno questa: mattino in casa (dorme di solito tra le 10 e le 12 da 40 minuti a 1 ora e 40). Pappa. Due tre volte a settimana si esce anche al mattino. Dopo la pappa se riesce fa un pisolino, altrimenti subito fuori fino a sera. A volte mangia in giardino la pappa della sera! In questi lunghi pomeriggi all'aria aperta Luca gioca con le cuginette (più grandi), manovra erba, fiori (tenta di mangiare tutto), acqua, palle di pezza, birilli, giocattoli di gomma, vede animali (cani e gatti)… viene "scarrozzato" sul passeggino, in braccio, in spalla!!! Sta seduto sull'erba, sul panno, si sdraia… di tutto di più. MA E' INSTANCABILE E VUOLE SEMPRE FARE ALTRO E DI PIU' (come se avesse 5 anni e non 7 mesi!). Verso le 19.30 rientriamo in casa: igiene, riti della sera (librino che suona, musica tranquilla…) e poi la notte, gestita a turno con mio marito (Luca fa pasti notturni con latte ogni 4 ore ed ha proprio fame. Beve anche camomilla. Prende il ciuccio. Gioca anche con noi, purtroppo! Non considera gli oggetti sostitutivi che gli ho fornito se non per giocarci un po', ma dorme abbracciando il cuscino oppure me!).
Ad ogni risveglio se non riprende sonno con una parola o una carezza gli parliamo, se piange viene cullato, abbracciato, gli cantiamo una ninna nanna. A volte dorme abbracciato a me, altre volte occorre proprio alzarsi accendere le luci e giocare…
Luca è un bimbo molto attivo, osserva tutto e tutti, non gli sfugge nulla neanche volendo, quando ride lo fa a squarciagola, sorride spesso, afferra, prende, tira, strappa, morde tutto ciò che gli capita a tiro, riconosce tantissime persone, "chiacchera", tenta dal quinto mese di alzarsi sulle gambine (lo fa continuamente, non vuole sapere di stare seduto, si aggrappa e su), quasi beve dal biberon da solo, mi abbraccia e mi mangia la faccia, tende a tutti le braccine per farsi prendere… fa "ciao" con la manina… insomma una vivacità grandissima, difficile da placare. E con la stessa forza con cui esprime la gioia, piange: forte, deciso…fino a che il suo "bisogno" qualunque sia non è soddisfatto. E non si accontenta di una consolazione qualsiasi: vuole l'esatta risposta alla sua richiesta qualunque essa sia, vitale o no.

…E la notte…non si dorme!

Mille scuse per avere scritto così tanto… ma nessuno mi aveva ascoltato… così tanto.
Grazie,
Roberta



 
Cara Roberta, prima di tutto grazie per le belle parole che mi regali: io sperimento ora, con voi mamme, questo nuovo modo di comunicare, appunto, solo con le mamme, senza il bambino davanti o tra le mani, e faccio del mio meglio per "centrare il problema". Non so se riesco sempre ma mi impegno come posso. La tua lettera è già una risposta alla mia risposta di qualche tempo fa che, a sua volta, più che rispondere poneva quesiti, perché, ancora una volta, noi medici siamo dei grossi impiccioni! Ci insegnano che dobbiamo ragionare sui fatti prima di fare lavorare l'intuito e noi dei fatti abbiamo bisogno e non smettiamo mai di fare domande.
Nel caso del tuo bimbo, da quanto mi dici, mi sembra di capire, oltre alla tua stanchezza che già trapelava la volta scorsa, due punti fondamentali: il bimbo è iperstimolato durante il giorno e continua a bere spesso latte (non so quanto ogni volta) durante la notte. La sua iperattività motoria, il suo interagire con molte figure sia infantili, quindi esuberanti, sia adulte, quindi mi immagino che passi spesso da un paio di braccia ad un altro, la presenza di strani esseri come gli animali che ha la fortuna di conoscere e con i quali forse già gioca, soddisfano e foraggiano la sua già grande vitalità e la sua vivacità che sono già notevoli per costituzione. Durante il giorno fa il pieno di esperienze emozionanti che, in qualche modo, durante la notte deve "mettere in ordine" con i sogni affinché si memorizzino e si trasformino in apprendimento. Niente di più facile quindi che trascorra notti agitate. Per di più è ancora piccolo per accontentarsi
di un oggetto consolatorio diverso dalle braccia di mamma: "di giorno gran leone e di notte gran pecorone", sento dire ogni tanto da qualche mamma che non riesce a fare dormire il suo piccolo nel lettino.
Quello che non approvo però non è questo, ma il latte elargito con tanta facilità ad ogni risveglio. Io suppongo che durante il giorno mangi volentieri e in modo completo una o due belle pappe e almeno altri due pasti. Posso capire eventualmente un quinto pasto dopo alcune ore dalla cena, perché in fondo ha solo 7 mesi, ma tutti gli altri minipasti da mezzanotte in poi, francamente non li giustifico, soprattutto se si tratta di latte artificiale, e potrebbero essere la causa delle colichette e del meteorismo del bimbo. Altra ipotesi per la quale non vi sono rimedi se non l'attesa che il bimbo cresca un po ed eventualmente la somministrazione di qualche farmaco (il solito benemerito Nopron), è una relativa immaturità delle funzioni cerebrali che regolano la normale strutturazione del sonno.
Di solito, in questo vi è famigliarità e i genitori di voi genitori potranno ricordarsi come dormivate alla stessa età del piccolo o giù di lì. Eppoi, a coronare il tutto, credo che tu debba proprio accettare che tutto quello che mi racconti succeda. La mamma di un bambino dell'età del tuo deve accogliere ogni nuovo giorno per quello che è con tutti i problemi e le gioie che comporta. E' una forma di adattamento a questa impegnativa nuova presenza che mette alla prova la maturità, non solo della mamma, ma di tutto il sistema famigliare: non è assolutamente facile per nessuno.
Quando ho cominciato a fare i miei primi turni di notte in ospedale, tornavo a casa la mattina seguente assolutamente distrutta e tutto quello che mi capitava mi sembrava faticosissimo e a volte anche più grave di quello che era. All'inizio davo la colpa all'ansia di non essere all'altezza e di sapere che di notte ero sola senza il conforto della presenza di un altro collega anche solo come sostegno morale. Ma siccome questo stato d'animo persisteva nel tempo anche quando, con gli anni, avevo acquisito una certa dimestichezza con la mia professione, ho riflettuto e ho capito che, in realtà, non si trattava solo di ansia ma di una forma mal espressa di rifiuto nei confronti della totale disponibilità che il mio impegno ospedaliero mi richiedeva. Allora, per non vivere la fatica di dovermi svegliare 10 volte per notte, avevo deciso che era più semplice non stendermi affatto sul letto e stare sempre sveglia. Risultato era che anche le notti più tranquille per me erano un incubo, considerando che il giorno dopo avevo appuntamenti a studio e per dormire dovevo aspettare la sera! Alla fine ho capito che prendere la vita di punta non serviva a nulla e mi sono rilassata. Durante il mio turno di notte andavo in ospedale con un bel libro, avevo una buona radio stereo e un immancabile taccuino per fermare alcuni miei pensieri che arrivano quando meno me lo aspetto. Da quel momento ho imparato a dormire anche in ospedale: a pezzi, con mille risvegli obbligati, ma, anche se poco, bene. Ho imparato ad accontentarmi e in un certo senso a prenderci gusto: quelle notti anomale, fuori dal mio ambiente abituale, erano diventate occasioni di concentrazione maggiore che se fossi rimasta nel mio letto: quella stanzetta disadorna non era più fonte di disagio ma di ispirazione; lontana dalle distrazioni quotidiane, infatti, riuscivo a concentrarmi meglio. Solo allora ho amato veramente il mio mestiere e imparato ad accettarlo fino in fondo, con tutte le sue luci e le numerose ombre che le facevano risaltare. Chissà che non sia un po così anche per te?
Un caro saluto, Daniela

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