Crisi da asilo oppure…?

Gentile dottoressa,
la mia bambina compirà tre anni a fine novembre… è stata inserita all'asilo a luglio e dopo la pausa estiva ha ripreso a tempo pieno. Entra alle nove e la prendo all 15.45.
Al ritorno è stanca ma non cede… tiene duro fin verso le 20.30 e poi crolla adddormentata per risvegliarsi verso le 6.30/7.00.
E fin qui tutto bene… se non fosse che… quando alla sera comincia a essere stanca non le va più bene niente… spesso non cena, pur avendo noi anticipato il tempo della stessa, rifiuta coccole e attenzioni del papà e spesso anche le mie… si limita a piangere e scalciare… immagino tutto questo possa essere dovuto semplicemente a stanchezza… ma la cosa che non capisco è che le stesse cose si ripetono… al mattino!
Appena sveglia vado a prenderla e viene nel lettone con noi e qui si comincia… non vuole la coperta, vuole leggere ma non vuole la luce, vuole fare colazione ma non mangia, vuole che la vesta il papà e un secondo dopo la mamma… l'altra mattina ha pianto per più di un'ora… poi ha fatto colazione tra i singhiozzi e infine… andando all'asilo… ha vomitato il latte!
All'asilo la maestra mi dice che è tranquilla, non piange mai né cerca i genitori, che é interessata alle cose che si fanno che mangia bene.. quando vado a prenderla la sensazione che trasmette è di essere contenta e soddisfatta… mi domando però se la tensione della nuova scuola, nonostante tutto, le crei queste crisi… che si manifestano alla sera (e passi… ) e anche al mattino appena svegliata… non capisco… cosa ne pensa??? Come fare per aiutarla?
Si sta tanto male a vederla star male!
Grazie per la sua attenzione, il suo pensiero mi aiuta sempre!
Sile

 
Cara Sile, le crisi dovute al distacco dalla mamma, o da una situazione famigliare tranquillizzante, sono sempre molto difficili da gestire perché nel bambino non creano soltanto ansia da separazione ma veri e propri sentimenti ambivalenti che confliggono tra loro. Al conflitto esterno tra andare a scuola e restare a casa, imposto dalla contingenza e dai genitori, si somma, allora, il conflitto interno tra la spinta a crescere e a conquistare un'altra fetta di mondo, come la scuola, con tutte le sue realtà e le tensioni che può creare e il desiderio di un luogo amorevole e rassicurante dove poter elaborare con calma tutte le emozioni accumulate durante le ore di scuola. I bimbi dovrebbero avere in contemporanea una scuola dove fare esperienza di vita con coetanei e di spazi nuovi e un nido sicuro dove rifugiarsi immediatamente ad ogni emozione nuova che compare. Per di più, a tre anni, non tutti i bambini hanno un linguaggio abbastanza ricco da permettere loro di esternare a parole le loro tensioni e questo fa si che i "mostri" restino dentro e fatichino ad uscire. Anche questa relativa difficoltà di espressione è fonte di sofferenza aggiuntiva. Io credo quindi che la tua bimba abbia veramente piacere di andare a scuola, altrimenti non esprimerebbe ambivalenza ma solo sofferenza, più facile anche da esprimere e meno dolorosa da sopportare. Mandala, ovviamente, quindi, a scuola con serenità. Solo parla molto con lei per facilitare e stimolare le sue confidenze. Mostrati molto interessata a tutto quello che fa a scuola e invitala a ricordare tutto per potertelo riferire per filo e per segno quando la vai a prendere. La bimba, forse, allora, sperimenterà come un filo conduttore, una mamma interna sempre presente anche quando è fisicamente lontana che vive assieme a lei ogni emozione positiva e ogni turbamento e alla quale avrà il dovere di raccontare tutto perché glie lo ha promesso. Dovrà quindi fare uno sforzo di memoria per ricordare le sue emozioni e ogni volta che farà questo sforzo succederanno due cose: imparerà a dominare la realtà perché per farla diventare prima ricordo poi racconto dovrà trasformarsi da evento reale ansiogeno a evento raccontabile, quindi, in un certo senso, a fiaba e, secondo, questo processo mentale lo farà pensando al momento in cui potrà raccontarlo alla mamma, quando verrà a prenderla. E' il passo successivo a quello dell'oggetto transizionale consolatore: non più un oggetto fisico ma una certezza mentale, un filo invisibile che dà forza e ottimismo.
La comunicazione, quindi, diventa fondamentale in questo periodo. A casa, poi, potresti farla disegnare, se lei ne ha voglia, anche se è ancora piccolina per esprimersi in modo compiuto con i tratti di matita. Un'altra cosa che potresti fare è individuare una sua amichetta preferita e creare occasioni per frequentarla anche fuori dal contesto scolastico. Non serve che si incontrino spesso, serve solo cercare di creare un legame privilegiato con uno tra i tanti bambini che frequenta a scuola di modo che, per la tua piccola, andare a scuola non significhi soltanto staccarsi dalla mamma e dalle sue abitudini ma sia anche occasione di felicità perché così può stare assieme alla sua amichetta. Nella confusione delle ore trascorse a scuola, infatti, soprattutto ora che il tempo viene così sapientemente suddiviso in tantissimi momenti didattici più o meno sperimentali, si riducono un po, credo, le occasioni di libera aggregazione tra "affinità elettive": non c'è tempo per l'amichetta del cuore perché mancano occasioni di intimità, manca la possibilità di appartarsi un po' per creare un piccolo mondo fantastico in comune, un luogo privilegiato, un piccolo "giardino segreto" al riparo da occhi indiscreti dove dare spazio alla fantasia e tirare così fuori indisturbati i propri fantasmi, buoni o cattivi che siano.
Un altro consiglio che mi permetto di darti è quello di dire sempre alla bimba cosa farete insieme quando andrai a riprenderla: darle un motivo per essere felice, darle il senso del "dopo", orientarla nel tempo di modo che impari a sentire il tempo come un'entità fluida che scorre, non un susseguirsi di attimi al presente. Così, una cosa o una situazione brutta, com'è venuta, se ne va. Entriamo nella metafisica, ma è solo una questione di linguaggio: a tutte le età si può essere pronti per pensare "in grande".
Un caro saluto,
Daniela