Convulsioni febbrili: intervenire subito?

Gentile dottoressa,

torno a disturbarla ancora per avere il suo parere su un dubbio che ho da quando ho scoperto che mio figlio va soggetto a convulsioni febbrili e che riguarda il diverso approccio al problema che ho trovato da parte dei pediatri da un lato e dei neurologi dall’altro.

Mi spiego meglio. Mio figlio è stato visto, nel corso del tempo, da più pediatri: il suo, una dottoressa gentilissima alla quale ci rivolgiamo quando abbiamo necessità di una visita domiciliare (che il suo pediatra raramente è disposto ad effettuare) nonché i pediatri dell’ospedale regionale in occasione di un ricovero. Tutti, interrogati circa il comportamento che dobbiamo tenere in occasione di un episodio convulsivo, concordano nel dire che va subito fatto il Diazepam all’insorgenza della convulsione.

Diverso il parere dei neurologi che invece sostengono che, in teoria, per i primi cinque minuti dovremmo "osservare" nostro figlio, verificare se la convulsione risolve da sé e, solo ove ciò non accadesse, praticare il Micronoan. Mi dicono inoltre che, posto che le convulsioni che ha avuto mio figlio sono state di brevissima durata (per tre volte sotto al minuto e solo una volta sono durate poco meno di due minuti) in teoria hanno sempre risolto da sole perché ancora il farmaco non aveva avuto il tempo di fare il suo effetto perciò gli avrei dato il medicinale inutilmente (con lo strazio che ne consegue poi che è anche peggio della convulsione in sé quando il mio piccolino vorrebbe camminare e giocare e invece non ha neanche la forza di ciucciarsi le dita).

Chi ha ragione?

Io fino ad oggi ho seguito le prescrizioni dei pediatri perché sfido qualsiasi mamma, anche fosse una neurologa, ad avere la forza di rimanere a fissare il proprio figlio in preda ad una convulsione febbrile senza fare niente. Però dopo, quando tutto è passato, mi faccio mille paranoie pensando che gli avrei potuto risparmiare il Diazepam. Lei che ne pensa?

Grazie mille sin d’ora per la sua preziosissima risposta, Caterina

Io tendo a pensarla in modo pratico e cioè: al momento dell’inizio della convulsione io non starei passiva a guardare lo spettacolo poco edificante, neanche per un minuto, ma mi attiverei per preparare comunque il Micronoan, visto che nessuno può prevederne la durata nei primissimi secondi.

È ovvio che questa operazione porterà via alcuni secondi e forse anche un minuto o poco più e a quel punto, se la convulsione non accenna a risolversi da sola, sarai pronta a somministrargli il farmaco, altrimenti, se le scosse e l’ipertono tenderanno a scemare spontaneamente, vorrà dire che il tutto si sarà risolto da solo e non sarà necessario il microclisma. Avrai sprecato una dose, ma pazienza.

L’obiettivo della terapia con Micronoan è principalmente quello di risolvere la crisi e di farlo nel minor tempo possibile e anche se si sa che le crisi convulsive febbrili sono piuttosto brevi e tendono a risolvere spontaneamente, è buona norma fare di tutto per non farle durare a lungo perché lo stress per il sistema nervoso è comunque alto.

Quindi, al momento della crisi, mantieni la calma il più possibile, sistema il bimbo nella posizione che ti sarà stata senz’altro spiegata, con la testa reclinata su un fianco, qualcosa che impedisca alle mascelle di serrarsi troppo ecc.

Poi prepara il Micronoan senza perdere tempo a guardare l’orologio e, una volta pronto il microclisma, prima di iniettarlo nell’ano, rivaluta il bimbo e lo stato della sua convulsione. Questa nuova valutazione ti porterà via pochissimi secondi, ma ti sarà utile per evitare di somministrare inutilmente un farmaco qualora non servisse più e se anche dovesse essere necessario sedare la convulsione che non accenna a diminuire, pochi secondi in più di osservazione non sposteranno il problema e non ridurranno l’efficacia del farmaco.

Un caro saluto, Daniela