Come si fa a togliere il ciuccio a un bimbo?

Buongiorno,

il mio bimbo di 30 mesi, già fatto lo spannolinamento ad agosto con esito molto buono, sia per cacca che per pipì, non ha invece nessuna intenzione di abbandonare il ciuccio.

Alcuni mesi fa era abituato ad usarlo solo per dormire. Da dopo l’estate, durante cui forse abbiamo sbagliato a farglielo utilizzare più volte, ne fa sempre più spesso richiesta con mia difficoltà ad eliminarlo.

Praticamente, come si fa a togliere il ciuccio a un bimbo, quando, con che sotterfugio?

Sono medico con più facilità che mamma…

Grazie.



Il ciuccio, di per sé, è un oggetto transizionale come un altro e come tale non andrebbe demonizzato a meno che la sua permanenza in bocca non sia tale da procurare malocclusioni o deformazioni del palato, inconvenienti che, a questa età, sono facilmente controllabili.

Per quanto riguarda il rischio di carie: la predisposizione genetica, la scarsa igiene orale e le abitudini alimentari incongrue influiscono molto di più della semplice permanenza in bocca del ciuccio.

D’altra parte, a tre anni un bimbo è in grado di esprimersi piuttosto bene a parole e capisce tutto o quasi tutto: pertanto potrebbe essere iniziata una paziente, anche se non pedante, opera di convincimento ad usarlo ogni giorno di meno con la promessa di un regalino gratificante in caso di impegno e di successo.

Assieme a queste procedure, si può tentare di convincere il bimbo a cambiare oggetto transizionale: un orsetto da abbracciare al posto di un ciuccio da tormentare e sull’orsetto potrebbero essere imbastite alcune storie coinvolgenti tanto da renderlo interessante ai suoi occhi.

Contemporaneamente, bisogna lavorare sull’acquisizione e la crescita dell’autostima e della fiducia in se del bimbo e bisogna stargli molto vicino anche fisicamente per recuperare la lontananza dovuta alla scuola.

Se quest’anno ha iniziato la scuola materna, anche il cambiamento di ambiente sarà stato un piccolo stress e in tal caso aspetterei alcuni mesi prima di esigere l’eliminazione del ciuccio.

Ma premesso tutto ciò, una volta deciso che il ciuccio sta diventando un vizio più che una reale, comprensibile necessità, bisogna agire di conseguenza ed essere fermi, coerenti e inamovibili di fronte al pericolo di capricci disperati dei primi tempi, capricci che possono essere mitigati inventando una storia molto coinvolgente a motivo della sparizione del ciuccio, magari del tipo di quelle raccontate sul sito.

I capricci che ne potranno seguire saranno l’espressione della frustrazione provata dal bimbo, non espressione della disperazione nella quale vorrà fare credere di essere piombato; ma le frustrazioni, soprattutto se ben motivate, sono molto importanti nella crescita di un bimbo: esse non vanno evitate fino a diventare schiavi delle richieste a volte insensate del bimbo pur di non sentirlo o pur di non vederlo "soffrire": guai al genitore che soccombe e diventa schiavo del figlio, delle sue richieste e dei suoi capricci!

Da grande sarà responsabile di tutte quelle catene non recise che rallentano, a volte, fino a bloccare, il normale cammino verso la maturità e la libertà. Un genitore che si lascia schiavizzare sarà il primo responsabile delle schiavitù psicologiche e dei blocchi maturativi del proprio figlio e i primi tre anni di vita sono fondamentali nella costruzione della personalità del bambino.

Quindi, pur capendo perfettamente che è molto più semplice fare il medico che la madre, cerca, prima di tutto, di dare a questo problema del bimbo il giusto inquadramento, cerca di capire il piccolo e di non avere troppa fretta nel volergli togliere una abitudine spesso troppo facilmente etichettata come vizio prima ancora di avere riflettuto sul reale supporto psicologico che ne può trarre il bimbo, ma una volta deciso che la sua maturità e il suo equilibrio gli permettono di farne a meno, eliminalo cercando il modo più elegante e indolore possibile possibile.

Fai che questa sparizione faccia imboccare al bimbo una strada a senso unico senza possibilità di ritorno, anche se questo passo potrebbe costarti alcuni sensi di colpa che dovrai imparare a ben gestire.

Alcune tappe della crescita di un bambino non sono faticose e dolorose solo per lui ma, nello stesso modo, anche per i genitori, però io non conosco altre vie per aiutare un bambino a crescere.

Un caro saluto,

Daniela