Cacca e crisi di nervi

Gentilissima dottoressa,

Le scrivo per descriverLe un episodio molto particolare che ci ha colti di sorpresa e a cui non siamo sicuri di aver risposto nel modo giusto. Da un po’ di tempo mio figlio di 21 mesi non gradisce essere cambiato dopo aver fatto la cacca. Dice "ancora cacca", nel tentativo di procrastinare il cambio, che perciò è spesso un po’ "combattuto" all’inzio, ma poi generalmente si lascia convincere perché cerchiamo sempre di distrarlo cantando, giocando ecc.

Ieri, un bel po’ dopo aver fatto cacca e soprattutto dopo che secondo noi aveva finito (15-20 minuti), ho tentato di cambiarlo anche se lui diceva "ancora" perché secondo noi è solo uno stratagemma per non farsi cambiare, come è successo altre volte. L’ho messo sul fasciatoio parlandogli e distraendolo, ma da quel momento ha avuto una crisi di nervi che non siamo riusciti a far rientrare. Non voleva più il pannolino, dunque ancora tentativi di distrazione falliti e rifiuto di addormentarsi. Ha voluto essere tenuto in braccio in soggiorno con tutte le luci accese e quando mi sono seduta un attimo dicendogli che avevo mal di schiena altri pianti a dirotto e crisi di nervi. Improvvisamente poi, da solo, ha smesso e serenamente ha cominciato a giocare con le costruzioni.

Noi l’abbiamo incoraggiato, abbiamo riso insieme e tutto sembrava risolto. Erano già le 22.30 e il tentativo di metterlo a nanna ci ha messi ulteriormente a dura prova. In tutto ciò ci siamo sempre sforzati di capire cosa voleva chiedendogli di parlarci invece di piangere e basta, abbiamo cercato di capire dove stava un suo effettivo bisogno e dove scattava invece il capriccio, il tutto più serenamente possibile nonostante questo episodio ci abbia turbato e spiazzato.

È un bambino molto vivace, intelligente e secondo noi anche precoce in molti atteggiamenti e richieste, oltre che, ad esempio, nell’uso della parola e nella comprensione di molte situazioni e cose. Per un periodo ha frequentato il nido, ma ultimamente si sta ammalando abbastanza spesso e sta in casa con la nonna al mattino, il resto della giornata con me e poi la sera anche col papà.

Cosa è successo? Che fase sta vivendo? Cosa voleva dirci, in realtà, con questo gesto e con la richiesta di non essere cambiato? Cosa non abbiamo capito?
Mille grazie

È possibile che il bimbo stia sperimentando le prime fasi dell’acquisizione del controllo degli sfinteri, cioè, siccome mostra palesemente il momento in cui si sta scaricando permettendoti così di sapere quando è giunto il momento di cambiarlo, penso che stia prendendo coscienza di questa sua funzione e stia iniziando a volerla volontariamente controllare. Questo controllo inizia con una prima fase in cui il bambino si accorge di essere in grado di trattenere le feci quando sente lo stimolo e sperimenta questa sua capacità di trattenere volontariamente concentrandosi sulle sensazioni che prova proprio al momento dell’evacuazione. Questa funzione può, quindi, ora, durare più del consueto proprio perché è il bamibno stesso che fa in modo di prolungarla per "stare nella sensazione" più a lungo, fare esperienza di questa fisiologia in modo cosciente e imparare a rendere volontario un atto fino a questo momento assolutamente riflesso e inconsapevole o quasi.

Attraversare la fase del controllo sfinterico fa sviluppare nel bambino degli inevitabili conflitti più o meno inconsci che si traducono in una lotta tra la funzione di trattenere e quella di lasciare andare, ora sempre più presenti alla coscienza e sempre più controllabili dalla volontà. L’evacuazione, quindi, diventa un fatto delicato e molto intimo che il bimbo desidera vivere senza intrusioni di sorta. L’esperienza carica il bambino di nuove tensioni che lui può scaricare con pianti o crisi di rabbia all’apparenza immotivate. In quei momenti non si tratta di invitarlo a comunicare il suo disagio, cosa che difficilmente riuscirebbe a fare a parole  e anche a gesti, ma semplicemente di lasciarlo in pace e al massimo di contenere questa rabbia e queste tensioni con un atteggiamento paziente e comprensivo, assolutamente non intrusivo, lasciando che il bambino si sfoghi fino in fondo e che sia lui a sollecitare il cambio quando ne sentirà l’esigenza oppure aspettando che si sia calmato prima di cambiarlo in modo che accetti più volentieri questo cambio di pannolino.

Il bambino, infatti, al momento del cambio del pannolino, deve staccarsi dalle sue feci perdendone quindi il controllo e anche questo è un processo difficile che richiede i suoi tempi, diversi da bambino a bambino. Inoltre, si sta avvicinando per il piccolo il difficile periodo delle crisi di opposizione e dei capricci apparentemente immotivati durante il quale tutto quanto gli viene proposto è un sonoro "no" a priori, sia come sfida all’autorità genitoriale, sia come ricerca di risposte al suo bisogno di orientamento e di conoscenza dei limiti che danno ordine alla sua mente in fermento. Il ruolo di genitore, in questa fase, è complesso e nuovo rispetto ai mesi precedenti. Deve anch’egli modulare il suo intervento sulle richieste spesso occulte e da decifrare, che volta per volta gli fa il bamibno; deve saper essere paziente e comprensivo, quindi in un certo senso passivo e non intrusivo quando il bambino ha bisogno semplicemente di sfogarsi per allentare le sue tensioni e deve anche sapere essere autorevole e chiaro negli orientamenti da dare al bimbo quando egli provoca richiedendo limiti e i famosi no di cui ha bisogno.

Non ci sono ricette precostituite per fare ciò e purtroppo, data la tenerissima età del bambino, diventa per il genitore anche molto difficile se non impossibile calarsi nella realtà che sta vivendo il bambino cercando, magari, di ricordarsi com’era lui alla stessa età del piccolo, cosa sentiva, come viveva il comportamento dei suoi genitori e così via.

È necessario, quindi, fare leva sulla propria sensibilità e sulle proprie doti intuitive volta per volta, situazione dopo situazione, affinché non prevalga troppo il lato soltanto normativo e formativo di questo ruolo a discapito di quello più emotivo ed intuitivo. La difficoltà sta nell’equilibrio più che nella scelta del ruolo da svolgere. Ma se un genitore nonostante le difficoltà, crede nelle sue capacità e nello stesso tempo sa mettersi in discussione, nonostante qualche possibile inevitabile errore o incomprensione, saprà sicuramente svolgere il suo ruolo al meglio. Lo aiuterà la sua capacità di ascolto del bambino più che la volontà di seguire un modello educativo precostituito. E se questo è vero, capirai tu stessa quando sarà giunto il momento di provare a mettere il bimbo sul vasino, tappa che forse potrebbe essere anticipata se il bimbo mostra di essere piuttosto precoce, ma che comunque non bisogna avere troppa fretta di raggiungere.

Un caro saluto, Daniela

 

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Medico chirurgo specializzato in Pediatria e Neonatologia con lunga esperienza Ospedaliera.