Bambino di 5 mesi irritabile e mai sereno: che fare?

Buongiorno Dottoressa.
Ho scritto qualche mese fa a proposito di mio figlio e di una sospetta intolleranza alle proteine del latte.
Da circa 2 mesi prende solo latte idrolisato, ha iniziato lo svezzamento ovviamente escludendo tutto ciò che contiene latte.. ma le cose non sono per niente migliorate, anzi.
Ho difficoltà nel capirlo, gestirlo e sono così stanca in certi giorni e sono giorni in cui le cose vanno ancora peggio. Io non ho mai avuto molto a che fare con dei neonati ma, chiunque ha avuto a che fare con mio figlio lo reputa un bambino impegnativo e nervoso.
Le scrivo perché vorrei un consiglio sul da farsi, è come se avessi la sensazione che c’è qualcosa che non va. Le spiego una giornata tipo ed i suoi comportamenti così potrà trarre le sue conclusioni.
Da subito, visto il suo carattere, ho cercato di instaurare una routine:
– Primo latte alle 6.30/7 (circa 150 gr che non sempre beve tutti) si riaddormenta e si sveglia dopo un’oretta e verso le 10 beve un altro po’di latte.
– Pappa verso le 13 ma, dopo un po’ che è seduto nel seggiolone inizia a piangere e sono due giorni che finisco di dargli da mangiare in braccio (questa è una cosa che ha sempre fatto anche col latte, piangeva spesso e lo fa tutt’ora durante i pasti, inoltre deve mangiare in assoluta tranquillità altrimenti non mangia)
– Durante la giornata prende altro latte, nel pomeriggio e verso le 20.30, a nanna alle 21.30 circa e ultimo latte a mezzanotte.

Questo per quanto riguarda i pasti. Per i suoi comportamenti non so da dove iniziare! Dopo ogni pasto vuole riposare, lo metto tranquillo nel suo lettino col ciuccio e dopo poco si addormenta. Il primo problema è che i suoi riposini durano circa 30 minuti poi si sveglia ma, se provo ad intrattenerlo in qualunque modo inizia a frignare nervoso. Ho capito così che 30 minuti non gli bastano, quindi cerco di forzarlo a dormire di più. Il fatto è che anche dopo 2 ore di sonno (sempre interrotte da continui risvegli) non riesco a godermi mio figlio in nessun modo! Lo metto sul tappeto provando a giocarci e dopo un po’ piange, nella palestrina e piange, nella sdraietta? Tempo 10 minuti e piange! Nemmeno in braccio riesco a tenerlo tranquillo. Conclusione che lo rimetto in culla e piange ma poi si riaddormenta. In pratica è sereno solo quando dorme ma non mi sembra normale che un bambino di 5 mesi abbia bisogno di continui momenti di solitudine. Se esco o giro con lui nel marsupio per casa riesco a trattenerlo un po’di più, quindi finisce spesso che, esausta, scendo. Portarlo in mezzo agli altri è diventato impossibile: se preso in braccio da altri al di fuori di me e suo padre (e nemmeno! Spesso piange anche in braccio a lui) inizia con delle urla strazianti!
Inoltre da sempre ha costantemente dita e pugni in bocca, copertine o bavaglini.. più che per i denti mi sembra un atteggiamento auto consolatorio.
La sera però si addormenta abbastanza facilmente, senza troppi risvegli.
Ormai in casa vivo in assoluto silenzio (un minimo rumore lo sveglia), cerco di fargli mille sorrisi e parlargli con calma, ma ci sono momenti in cui sono così sconfortata che mi sembra non cambierà mai.
Eppure è un bambino attentissimo, segue tutto con lo sguardo, ama già la tv (cosa che evito di fargli guardare però) ed è incuriosito da ogni cosa. E’ come se fosse avido di sapere ma non riuscisse a gestire troppi stimoli.
Ho provato con la fascia, col massaggio, ma nulla ha sortito effetto.
Se poi salta un qualunque passaggio della sua routine va in tilt, ed è capace di piangere per un giorno intero.
Sono seriamente preoccupata ma, se ne parlo al pediatra, dice che è carattere e va bene così. Per crescere cresce, forse lentamente. E’ nato di 2800 (col calo 2660), oggi pesa 6140 per 64 cm di altezza. Parto cesareo ma gravidanza perfetta.
Mi aiuti a capire in cosa sbaglio e se c’è qualcosa che posso fare per migliorare l’umore di mio figlio.
Perdoni la lungaggine ma avevo bisogno di spiegarmi per bene.
Grazie mille, un saluto

Che il tuo bimbo abbia un carattere molto impegnativo non c’è alcun dubbio da come me lo descrivi.

Se ci conoscessimo di persona e abitassimo vicine mi piacerebbe propormi come baby sitter per farti riposare un pochino in modo che tu possa prendere un po di distanza dalle continue richieste di attenzione del piccolo, recuperare un po di tempo per te stessa, rilassarti così da avere un atteggiamento leggermente più distaccato e rasserenante nei confronti delle sue continue pressanti richieste di attenzione.

Se tuo figlio dimostra una vivace curiosità e una forte sensibilità, ogni sua esperienza, ogni novità, ogni occasione per interagire con qualcuno, ogni contatto fisico può essere fonte di emozioni che, se accumulate, potrebbe non riuscire a gestire adeguatamente con il solo pianto se al suo fianco trova persone che, pur di consolarlo, lo prendono troppo spesso in braccio eccitandolo e infastidendolo ancora di più.

La mamma stessa, stanca e ansiosa, potrebbe non essere più in grado di contenere ed assorbire l’energia in eccesso che il piccolo cerca di tirare fuori col pianto e, pur di non sentirlo strillare, potrebbe cedere alla tentazione di dargliele tutte vinte alimentandolo in braccio, accorrendo spesso ad ogni richiamo, facendogli sentire una presenza magari troppo assidua per rimettergli il ciuccio quando lo perde in fase di addormentamento, cullandolo sempre fintanto che non si calma e via discorrendo…

Sono comportamenti normalissimi di una mamma premurosa però, se attuati in preda ad uno stato d’animo ambivalente, stanco, innervosito, perdono di efficacia perché il bambino capisce l’umore della mamma molto più che i suoi gesti e in essa cerca l’autenticità, non la recitazione di un ruolo.

Per questo motivo ho esordito con la battuta che se abitassimo vicine mi proporrei come baby sitter per alcune ore tutti i giorni: non solo per dare a te alcune ore di libertà, ma per fornire al piccolo alcuni momenti di minore coinvolgimento emotivo in caso di suo nervosismo.

Naturalmente, nella gestione di un bimbo irritabile, è prima di tutto necessario poter escludere problemi fisici come coliche, reflusso o quant’altro, questo è ovvio; quindi, per il reflusso, è bene sollevare il materasso, accertarsi che il bimbo faccia sempre il o i ruttini dopo i pasti, e tutte le solite raccomandazioni, mentre per le coliche che possono far svegliare il bambino dopo un’oretta circa dal suo addormentamento, lo si può girare sul fianco sinistro tenendolo con le cosce leggermente flesse sull’addome e con un piccolo cuscino tra di esse di modo che la gamba destra sia leggermente sollevata e distanziata dalla sinistra.

L’ambiente dove dorme o riposa il bimbo deve essere tenuto in penombra ma non in totale oscurità, deve essere silenzioso e la stanza del piccolo possibilmente con pochi arredi e poche macchie di colore in giro: ci sarà sempre tempo di arredarla più compiutamente in seguito. La temperatura ambientale, di giorno, non dovrebbe superare i 21 gradi e di notte i 18-19 gradi La presenza della mamma vicino a lui deve essere ben calibrata ed essa non dovrebbe addormentarlo in braccio per poi metterlo nella culla dopo. Nello stesso tempo, il bimbo dovrebbe trascorrere almeno una se non due ore al giorno e sempre di più con il progredire della bella stagione, all’aria aperta in un luogo tranquillo e soleggiato passeggiando in carrozzina senza troppe persone attorno. Il semplice mutare del paesaggio sotto i suoi occhi costituisce, assieme al dondolio della carrozzina, un buon motivo di attenzione e di rilassamento. Se così è o sarà, anche uno o due dei pasti della giornata potrebbero essere consumati fuori casa.

Nel momento della crisi di pianto, una volta accertata la mancanza di problemi fisici, doloretti vari, ecc., sarebbe bene lasciare che, almeno all’inizio, il bimbo, mai lasciato da solo, cerchi comunque di consolarsi con le sue risorse personali senza intervenire immediatamente col ciuccio o con un carillon o altro gioco distraente che, in un momento di probabile scarico energetico, non farebbe altro che aumentare lo stato di tensione e di emotività. Dopo alcuni minuti, se il pianto continua, si può provare con il ciuccio, sempre tenendo il piccolo in carrozzina, visto che non è ancora molto grosso, lì si sente più protetto e sicuramente ci può stare per un altro mesetto e se anche il ciuccio non dovesse bastare, con il cullamento delicato. Le crisi di panto hanno le loro fasi: iniziano in crescendo per poi regredire anche da sole una volta esaurita tutta la tensione che le ha generate. Quando il bimbo fa esperienza di questa sua capacità di autoconsolarsi e del benessere che può provare quando col pianto anche prolungato riesce a scaricare tutta la sua tensione emotiva, solitamente dorme profondamente e si risveglia più sereno. Un altro appuntamento fisso, da eseguire come un rito, potrebbe essere il bagnetto, momento ormai non solo di pulizia del corpo ma di gioco e di interazione intima con la madre o con chi glielo fa: anche in questa occasione bisogna non avere fretta e prendersi tutto il tempo necessario fintanto che il piccolo mostra di divertirsi e di rilassarsi e anche questo momento, come la passeggiata, dovrà svolgersi con molta calma e alla presenza di una o pochissime persone familiari e discrete.Dopo il bagnetto, il contatto fisico con la mamma potrebbe proseguire con un breve massaggio via via più generalizzato che si può tranquillamente imparare facendo esperienza di un corso di massaggio infantile, utile sia alla mamma che al bambino.

Detto ciò, perché non pensare alla mamma sostenendola con qualche coccola in più, sollevandola dalle incombenze domestiche di routine e sostituendosi a lei per una o due ore al giorno in modo da permetterle o semplicemente di dormire oppure di curare la propria persona rilassandosi in piscina o dal parrucchiere o affidando il suo corpo al massaggio da parte di mani esperte in modo che possa ritrovare se stessa e in questo modo anche tutte le sue infinite risorse di donna moglie e madre e possa ritrovare un po di salutare autostima e fiducia in se stessa? Mamme non si nasce, si diventa e i migliori maestri ad insegnare questo ruolo non sono né i libri, ne le madri né le suocere, né i pediatri e nemmeno le amiche: tutti aiutano ma i migliori maestri sono e restano i propri figli: basta saperli ascoltare e imparare a comprendere i loro reali bisogni così da poter dare ad essi le risposte adeguate che si aspettano.

Capire il pianto dei piccoli è fondamentale: se un bimbo piange perché ha sete, infatti, si calmerà soltanto dopo avere bevuto, ma se la mamma non capisce questa richiesta e risponde col ciuccio o con un giochino invece di dargli da bere, il bimbo, lì per lì, sarà distratto e apparentemente consolato ma non soddisfatto. Imparerà, però, che a piangere si ottiene comunque qualcosa e che più si piange e più attenzione si ottiene ed ecco comparire il vizio che in fondo non è altro che la conseguenza di una ripetuta risposta inadeguata di un genitore ad una legittima richiesta di un bambino. Quando una mamma acquisisce sicurezza in se stessa e nelle sue capacità empatiche ed intuitive impara a decodificare meglio i messaggi del proprio bambino e a tenere a bada la propria inquietudine di fronte al pianto: saprà mostrarsi più forte e nello stesso tempo più comprensiva e il piccolo se ne accorgerà subito: diventerà lui stesso più ragionevole, imparerà piano piano i suoi limiti e fin dove potrà spingersi nelle sue richieste ma soprattutto la sua maggiore serenità sarà dovuta alla impagabile sensazione di sentirsi capito oltre che ascoltato.