Autonomia a tre anni

Gentile dottoressa,

al nido le maestre mi fanno notare che il mio bimbo di quasi tre anni (li compirà il 30 marzo) è poco autonomo nello svestirsi e rivestirsi, ad esempio quando è ora di andare al bagno. Ed in effetti anche io era un po’ che ci pensavo, tanto più da quando è spannolinato e mi rendo conto che condurlo in bagno e tirargli giù io i pantaloni non è proprio l’ideale (non perché a me secchi, ma perché stona).

Matteo è il mio unico figlio e non abbiamo "in famiglia" cuginetti più grandi con cui condividere una certa quotidianità. È un bimbo molto curioso, vivace ed esuberante, ama essere al centro dell’attenzione e ha un grande eloquio…un intrattenitore!

Ma, forse, non è particolarmente autonomo.

Inizialmente era così anche con i giochi: poi si è a mano a mano abituato a fare da sè. Soprattutto, una cosa che ho notato in diversi momenti (il mangiare, il giocare appunto e, oggi, lo svestirsi e rivestirsi), è che se si accorge di incontrare qualche difficoltà, lui risolve con un "non ci riesco" e passa ad altro.

Ora, è pur vero che spesso il momento di andare al bagno e prepararsi è per lui occasione di mille distrazioni e pertanto si cerca di contenere i tempi, assistendolo in tutto e per tutto e non lasciandolo fare, ahimé. Spesso è veramente un problema convincerlo a fare le cose: andare a lavarsi le mani, andare al bagno, lasciarsi preparare perché è ora di uscire. E, anche quando lo si convince, guadagnare l’uscita (o altro obiettivo di specie) non è mai un percorso netto.

La sera, momento cui riesco a dedicare più tempo al momento della toilette e preparativi vari per le nanne, scatta il training: lo invito a mimarmi nell’atto di abbassare i pantaloni, quindi le mutande, via la maglia ecc… ma durante il giorno io o chi altro si prende cura di lui tendiamo a "rinunciare" appena lui tergiversa – e tergiversa molto! – e facciamo al posto suo.

Ecco, dunque le mie richieste di consigli per Lei:
in primis, come stimolarlo a fare da sè?

E poi, in generale, come risolvere questa sua attitudine a distrarsi con qualsiasi cosa nei momenti topici (la pappa, il prepararsi, ecc)?

Molte grazie, un caro saluto

Il bambino è troppo abituato a farsi aiutare anche nelle piccole cose e, nello stesso tempo, ottenendo ogni volta aiuto per svolgere alcuni piccoli compiti quotidiani, finisce per convincersi che effettivamente da solo non riesce a farli. Pertanto, pigrizia e scarsa stima di sé lo inducono a mantenere un atteggiamento rinunciatario di fronte alle difficoltà.

Inoltre, la sua scarsa attitudine a concentrarsi sui giochi e sui problemi lo rendono poco incline ad affrontarli creando le premesse per alcune difficoltà di attenzione che sarebbe bene non trascurare sin d’ora al fine di modificare questa sua tendenza al momento di "fare sul serio", cioè di essere inserito a scuola.

Per favorire il suo processo verso l’autonomia bisogna che tutti coloro che si occupano del bimbo a vario titolo siano, nei suoi confronti, meno protettivi e meno "facilitanti", ma nello stesso tempo più inclini loro stessi all’ascolto e alla interazione con lui. Rifiutare di aiutarlo al momento della difficoltà deve, infatti, essere un atteggiamento accompagnato anche da uno sforzo dell’adulto di giocare assieme al bimbo, di farlo parlare ascoltandolo invece di lasciarlo solo in compagnia dei suoi giochi, insomma, di vivere la vita assieme a lui mettendosi al suo livello, sforzandosi di guardare il mondo con i suoi occhi. Un atteggiamento alla pari dove il mondo con le sue difficoltà si scopre insieme senza frapporre barriere tra l’esperienza personale che ne può fare direttamente il bambino e l’impulso dell’adulto di risolvere per lui il problema, vuoi per mancanza di pazienza, vuoi per non perdere tempo, vuoi per preservarlo eccessivamente da pericoli o difficoltà…

Comincia sin da ora ad essere meno protettiva nei suoi confronti, a non aiutarlo più o comunque molto meno quando si deve svestire, ma nello stesso tempo vestilo in modo estremamente pratico con pantaloni morbidi tenuti in vita da un semplice elastico, con felpe piuttosto larghe sul collo, con scarpe senza lacci da annodare, con magliette di cotone e non con camicie con i bottoni e così via. Lascia poi che il bimbo se la sbrighi da solo, impacciato o lento che sia, senza assecondarlo troppo quando ti chiede aiuto anche se questo potrebbe comportare una attesa ai tuoi occhi snervante.

Non lo osservare palesemente quanto si deve spogliare ma fai in modo che si creda da solo o comunque non giudicato. Se tende a perdere pazienza e concentrazione in alcuni passaggi più impegnativi di qualche gioco, trova il tempo per metterti anche tu a giocare assieme a lui focalizzando la tua attenzione proprio sulla difficoltà ma senza risolverla tu. Lui deve imparare a concentrarsi e a fare da solo, ma con l’aiuto psicologico, che per lui sarà una sicurezza, di vedere la sua fatica e la sua concentrazione condivise con te e ad ogni successo saranno incoraggiamenti e complimenti proprio per aumentare la sua autostima.

Affidagli anche alcuni compiti in casa, come per esempio, riordinare i suoi giochi ogni sera prima di andare a dormire, preparare i suoi vestitini per la mattina successiva, aiutarti ad apparecchiare e via discorrendo. Solo dopo avergli dato le attenzioni giuste, avere saputo giocare con lui nel modo giusto e avergli facilitato la vita con indumenti comodi e facili da indossare potrai iniziare a pretendere e a quel punto dovrai essere coerente e autorevole, sia nel fargli capire chiaramente cosa desideri da lui, sia nel fargli capire che se continuerà a fare finta di non avere capito, tergiversando e disubbidendo, la tua stima di lui diminuirà sensibilmente e dovrai dimostrarti molto triste e delusa dal suo comportamento.

Ma prima di pretendere tutto ciò, mi raccomando, devi dare, dare attenzione, pazienza, fiducia in lui e nelle sue capacità, dargli anche tempo senza pretendere che tutto succeda in fretta. A volte i figli unici sono innondati di affetto, ma non altrettanto di comprensione e di empatia. Pertanto dovrai imparare a pretendere di più da lui ma nello stesso tempo dovrai cercare di riflettere sulla qualità del tuo rapporto con lui e su quanto tu sia stata realmente capace di capirlo ed ascoltarlo tutte le volte che con la sua esuberanza e il suo desiderio di essere al centro della scena lui cercava, forse, di comunicarti qualcosa, magari un suo disagio o il desiderio di essere maggiormente capito nelle sue piccole o grandi difficoltà esistenziali.

Un caro saluto, Daniela