Approcci educativi al nido

Salve Dottoressa,

le scrivo per una questione non "di salute" ma le sue risposte a tematiche "psicologiche" mi sono sempre molto piaciute.

Mia figlia, 25 mesi, frequenta il nido da quando ne ha 6 ed è ben inserita. Fa, purtroppo, orario pieno.
È una bimba allegra e trattabile, solo ogni tanto capricciosa come tipico della sua età.
Per esempio, lei è sempre molto "gelosa" dei giochi e tende a non volerli dividere o a protestare/piangere se qualche bimbo ha qualcosa che lei desidera.

Noi non la assecondiamo, ma nemmeno la rimproveriamo aspramente, cerchiamo di convincerla a cedere e la lodiamo se "fa la brava".

Giorni addietro, al nido, una delle educatrici si è lamentata con me della capricciosità della bimba in questi frangenti, sottolineando che oggi aveva fatto una sua "scenata" e lei si era molto arrabbiata, dicendole "se fai così io non ti voglio più bene".

Al che io mi sono risentita e le ho detto che non era certo un metodo "educativo", per quel poco che ne capisco io di psicologia dell’età evolutiva e che avrei gradito un altro metodo/approccio.

Lei ha detto "ma la bimba èmolto legata a me e forse se le dico così non lo fa piu’".

Io ho insistito dicendo che certi commenti da un’educatrice di nido non sono appropriati, già’ se lo fa una mamma è sbagliato, ma loro che fanno quel mestiere dovrebbero conoscere migliori modalità di gestire un capriccio.

Lei che ne pensa? Ho torto?

Inoltre: parlando con un’altra mamma ho saputo che le educatrici del nido hanno insistito per "spannolinare" la figlia (2 anni e mezzo) dicendo che "era pronta". Nonostante la mamma non fosse convinta. E in una settimana le hanno tolto il pannolino, ma la bimba è come regredita e ora succhia il pollice (cosa che non aveva mai fatto).

Anche a me le educatrici hanno fatto intendere che in primavera valuteranno quali bambini sono pronti per essere spannolinati e lo faranno.

Io non ho approfondito la cosa, lo farò al momento in cui me ne parleranno, ma penso che devo essere io -madre- a verificare SE mia figlia è pronta o no…

E inoltre: non sarebbe COMUNQUE opportuno che lo spannolinamento avvenisse con me, a casa, in un momento di tranquillità (le vacanze estive, che so), e con i tempi richiesti dal bambino (non uno spannolinamento forzato in cinque giorni?).

La ringrazio in anticipo per la sua disponibilità e buon lavoro.

Essere geloso dei propri giochi per un bimbo è naturale così come è naturale che reagisca un po’ vistosamente quando subisce una frustrazione come non avere un gioco che desidera o, ancora peggio, vedersi portar via di mano un gioco o un oggetto che ama. Ma questo fa parte delle normali esperienze della vita e fintanto che queste dispute succedono tra due bimbi coetanei, se non sono troppo "vistose" e manesche, sarebbe bene non interferire più di tanto aspettando che l’accordo si ottenga per via naturale. Naturalmente è difficile aspettarsi ciò da bambini di soli due anni che, tra l’altro, non parlano ancora bene e non riescono ad esprimere le loro emozioni e le loro volontà con le parole.

Allora bisogna che un adulto venga loro in aiuto, ma senza agitarsi, sempre con molta calma, cercando come prima cosa di dividere i contendenti, di lasciarli un po’ sfogare, poi di farli ragionare uno alla volta separatamente, magari cercando di distrarli con altro gioco. L’educatrice, da come mi racconti, prima si è arrabbiata, poi si è mostrata offesa dicendo alla bimba che non le voleva più bene. A mio parere, per quello che può valere, visto che non sono una psicologa né una pedagogista, ha fatto una cosa giusta e una sbagliata. La cosa sbagliata è stata quella di arrabbiarsi con la bimba in un momento in cui la bimba stessa era a sua volta arrabbiata e, in questo modo, non riuscendo a contenere la rabbia della piccola ma, anzi, aumentando la sua frustrazione e non mostrandosi, come dire, autorevole, capace di contenere il nervosismo della piccola con fermezza, ma con modalità prive di irritazione. In questo modo non si è comportata da "contenitore" della rabbia della piccola e non è riuscita a farla sfogare come si deve, cioè a farle buttare fuori tutto il suo nervosismo ma, anzi, forse ha aumentato la sofferenza della piccola proprio quando non ce n’era bisogno.

La cosa buona che ha fatto, invece, è proprio quello di mostrarsi delusa del comportamento della piccola. Lo ha fatto perché si sentiva forte dell’attaccamento che la piccola ha nei suoi confronti e questo potrebbe anche essere una giusta causa perché la cosa peggiore che può capitare ad un bimbo e che un bimbo teme di più, non è tanto il rimprovero quanto la paura di perdere l’affetto del suo oggetto d’amore. Però, sempre a mio parere, non doveva mostrare questo comportamento a parole, dicendo alla bimba testualmente che non le voleva più bene, in quanto, se la bimba ha veramente fiducia incondizionata in questa persona, potrebbe avere aggiunto dolore a dolore. Avrebbe fatto meglio a mostrarsi triste, molto seria, distaccata e non più affettuosa come al solito. La bimba avrebbe sentito il distacco e la freddezza affettiva senza essere direttamente colpita dalla parole. 

È molto brutto per un bambino sentirsi dire a parole "non ti voglio più bene": se ci crede e prende la frase sul serio soffre e se la frase le viene ripetuta altre volte in occasione di altre situazioni simili, imparerà a non crederci più se tra una uscita di questo genere e la successiva la persone riprende a comportarsi affettuosamente come se nulla fosse successo e in questo modo l’adulto perde credibilità.

Una terza considerazione è il fatto che inevitabilmente, quando un bambino viene inserito al nido molto presto e vi rimane per molte ore al giorno,vi sono periodi in cui il tempo che trascorre con la madre o comunque in famiglia, escluse le ore di sonno, è addirittura minore rispetto alle ore che trascorre al nido. Pertanto le educatrici finiscono col sentirsi un po’ delle vice madri e possono assumere dei comportamenti che feriscono la madre vera, cioè sembrano, a volte, sostituirsi alla madre biologica suscitando, così un vago senso di gelosia e di rivalità più o meno conscio nella madre già di per sè provata dalla forzata lontananza dal proprio figlio. Questo stato d’animo potrebbe creare nella madre qualche turbamento che potrebbe portare la mamma, anzi, le mamme, visto che il problema è comune un po’ a tutte le mamme che lasciano i loro figli in mani altrui, a giudicare eccessivamente male le educatrici stesse che, purtroppo, avendo una grande quantità di bambini da gestire contemporaneamente, devono per forza essere un po’ di polso esprimendo la loro sollecitudine con modi di fare forzatamente più decisi ed energici di quanto farebbe una madre – credimi, per esperienza, più figli ha una madre, più il suo comportamento, figlio dopo figlio, diventa simile a quello delle educatrici che, magari, al momento di avere un solo figlio era stato da lei stessa molto criticato –

Quanto allo spannolinamento: si, sarebbe forse meglio che fosse gestito sin dall’inizio dalla madre a casa e a questo proposito è bene, appena se ne presenterà l’occasione, discuterne anche con le educatrici stesse. Però, ripeto, per gli stessi motivi di prima, è possibile che una educatrice si accorga anche prima della mamma quando un bambino è pronto per provare a togliere il pannolino. Allora, quando questo succede, dovrebbe essere l’educatrice stessa a convocare la madre per farle presente la sua opinione e concordare con lei come procedere. La madre, dal canto suo, accantonati sentimenti di rivalità e di diffidenza, dovrebbe prendere atto di quanto le viene riferito dall’educatrice, riflettere sul problema ed eventualmente concordare assieme a lei inizio del processo, tempi e modalità. In fondo, al momento di spannolinare un bimbo, bisogna starci apresso tutto il giorno per i primi tempi e spesso anche una mamma da sola, con gli impegni di lavoro e di casa, non ce la farebbe. Non per nulla hai citato il momento delle vacanze estive. Ma se vi è accordo con il personale del nido e soprattutto se vi è fiducia, perché scartare a priori l’ipotesi di tentare, in un certo senso, uno spannolinamento "condiviso"? In fondo, se i risultati fossero positivi, sarebbe anche meno fatica per te. Considera, comunque, che fino a due anni e mezzo non c’è nessuna urgenza di spannolinare un bimbo.

Un caro saluto, Daniela

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