Allattare o no: sensibilità e paure

Gent.le Dott.ssa,
ho 29 anni, sono alla 32esima settimana di gravidanza e quindi a breve avrò il mio primo bimbo.
Ho un dubbio sull’allattamento che vorrei sottoporle.
In controtendenza a tutto ciò che si sente dire sull’allattamento materno, io avrei deciso di allattare mio figlio artificialmente.
Il motivo di questa scelta è principalmente uno. Ho una particolare sensibilità ai capezzoli che mi rende quasi impossibile il contatto fisico in quell’area del corpo. È una cosa che mi porto dietro da molto tempo (forse sempre) e che non sono ancora riuscita a superare.
Non è molto facile spiegare questa cosa ma insieme alla mia ginecologa abbiamo deciso che la cosa migliore sarebbe allattare artificialmente per non creare inutili nervosisimi, ansie, senza ottenere risultati.
Ciò che chiedo a lei, visto che pare che allattare artificialmente abbia solo controindicazioni e nessun vantaggio, è possibile allattare artificialmente un bambino sin dai primi giorni e non arreccare nessun reale danno, o sarebbe meglio stringere i denti e provare anche contro tutte le proprie forze ad allattare al seno? Magari usando un tiralatte per non avere la sensazione diretta del bimbo attaccato al capezzolo?
Confido nel suo aiuto perché sono davvero confusa e spesso demoralizzata.
La ringrazio,
cordiali saluti,
C.M.

Se l’allattamento deve costituire per te un tormento così grande, assieme a tutti i benefici del latte materno trasmetteresti un tale rifiuto per quella situazione che finirebbe col tradursi in rifiuto anche per il bimbo: in tal caso meglio lasciar perdere.
Ma perché ci pensi adesso? A che ti serve pensarci ora?
Quando sarà nato e lo stringerai tra le braccia, deciderai il da farsi.
Con il parto e la presenza del bimbo, il fatto di poterlo finalmente vedere dal vivo, sentire la sua vocina, il suo odore, incrociare il suo sguardo quando aprirà gli occhi per la prima volta davanti a te; quando te lo daranno tra le braccia appena nato, magari piangente vigorosamente per le manipolazioni subite o per il freddo e ti accorgerai che miracolosamente, vicino a te si calma, ti guarda e la prima cosa che fa è quella di cercare il capezzolo "a naso", come tutti i mammiferi, strisciando il suo nasino sul tuo seno…allora saprai veramente "cosa ti detta il cuore", non ora, così piena ancora di fantasie, di residue ambivalenze nei confronti della maternità e di questa nuova vita che cresce prepotentemente dentro di te senza che tu possa impedirlo.
I tuoi sono pensieri normalissimi, assieme ai sogni strani e alle paure di non essere all’altezza della situazione, assieme all’umore altalenante dove la gioia immensa si alterna ad improvvise paure, a stanchezza, a depressione, a malinconia e a momenti di grande benessere.
Quando nascerà il bimbo non sarai più quella di prima: non solo la tua vita non sarà più come prima, ma anche le tue certezze, le tue consapevolezze, la tua scala di valori. Tutto potrebbe cambiare e in che modo non puoi saperlo adesso.
Allora vivi la vita giorno per giorno: il bimbo che nascerà ti insegnerà a viverla così, imparando ad affrontare i problemi quando si presenteranno e non prima, con un senso del tempo che si rivoluzionerà: per capire il tuo piccolo e entrare in piena sintonia con lui, infatti, dovrai imparare a frazionare il tempo in tanti piccoli attimi al presente, a goderli uno per uno questi attimi, accettando quello che ti viene senza la tentazione di voler controllare tutto come prima.
Si tratta di quel grande "sì" che hai già pronunciato una volta, magari ancora inconsciamente, quando due piccole cellule, 32 settimane fa o poco più, si sono unite dentro di te e hanno formato una nuova microscopica vita che tu hai saputo accogliere e alla quale hai preparato, anche questo prima ancora di  averne coscienza, una calda e sicura dimora a riparo dai pericoli del mondo. E ancor oggi continui a dire "sì" a tutto quello che succede dentro di te.
Perché dovresti dire dei "no" dopo, visto che il momento della nascita non è altro che una tappa di un percorso molto più lungo, una porta che si apre per fare passare mamma e bambino da un periodo di gestazione interna, cosiddetta "endogestazione" ad un periodo in cui la gestazione continua per moltissimi aspetti, compresa la simbiosi totale del bimbo con la mamma, l’allattamento con il quale il capezzolo sostituisce il cordone ombelicale ed è chiamata, appunto "esogestazione"?
Non pensare a questo problema ora, solo informati se vi sono casi di allergia, asma, intolleranze alimentari in famiglia: se tu deciderai di non allattare e manderai indietro il tuo latte, dopo non potrai più tornare sui tuoi passi e se il piccolo dovesse avere dei problemi con il latte artificiale rischieresti di entrare in una spirale forse molto più complessa della paura di provare fastidio al momento della poppata.
Ma con questo non voglio colpevolizzarti né tantomeno influenzarti, solo informarti, in modo che tu possa prendere le tue decisioni con consapevolezza.
Se ti può consolare, sappi che molte mamme hanno il tuo problema: alcune lo risolvono lasciando andare le tensioni e le paure, altre non riescono e sono costrette a smettere, inventando magari mille scuse e dando la colpa al bimbo che non si vuole attaccare.
In questo caso allora è meglio essere sinceri come lo sei stata tu, sia con se stessi che con gli altri e con il bimbo.
Il latte artificiale fa crescere ugualmente bene il piccolo: non avere sensi di colpa se deciderai per questo tipo di alimentazione e per me è psicologicamente molto meglio come soluzione di vari escamotages ipocriti come tiralatte o paracapezzolo.
Però se senti di avere bisogno di confidarti con una persona esperta e competente, perché non cerchi un colloquio con uno psicologo? Hai ancora un po’ di tempo prima della nascita per farti aiutare a focalizzare bene "cosa c’è sotto" la paura di provare dolore al momento della suzione del bimbo.
Allora, mi raccomando, tranquilla, non pensare più a questo problema per ora, o per lo meno non pensarci come se fosse un problema ma un semplice spunto di riflessione: in primavera, se vuoi, ne riparleremo…
Un caro saluto,
Daniela