Al nido a sette mesi?

 

Gentile dottoressa,

la disturbo ancora per chiederle un ulteriore consiglio a proposito di mia figlia, 7 mesi, che ha difficoltà a dormire la notte.

innanzitutto abbiamo scoperto l’arrivo del quinto dentino, e ci siamo quindi spiegati i terribili risvegli notturni degli ultimi giorni. A parte questo, la notte resta comunque un problema, e se a questo aggiungiamo che io e mia figlia, spesso nervosa (denti? mancanza di sonno?) trascorriamo da sole tutta la giornata, può immaginare quanto io sia stanca. Pertanto mi chiedevo se portarla al nido per mezza giornata potrebbe essere una soluzione.

Temo che per lei, abituata a stare sempre con me, possa essere molto difficile, considerato anche che a questa età si comincia a vivere l’angoscia della separazione. Ovviamente non nego che anch’io avrei le mie difficoltà ed i miei sensi di colpa, ma potrei avere un po’ di respiro per recuperare la stanchezza.

Pensa che per la bambina potrebbe essere un’utile esperienza di adattamento o una forzatura che potrebbe frustrarla ulteriormente e, magari, peggiorare il suo già difficile rapporto con il sonno?

Grazie in anticipo per la sua risposta.

A mio parere, fino al compimento del secondo anno di vita, il nido è più una esigenza dei genitori che un vantaggio per il bambino e questo senza nulla togliere al meraviglioso sforzo umano ed educativo che da anni sta dando grandi frutti in queste indispensabili strutture. Meglio sarebbe, forse, in questo periodo, l’aiuto di una nonna o di una zia o comunque di qualcuno di molto fidato per alcune ore della giornata affinché tu possa staccare momentaneamente la spina.

Detto ciò, la decisione dipende da te. I bambini, quando crescono, diventano settimana dopo settimana più coinvolgenti e più impegnativi e il secondo semestre di vita è veramente molto complesso da gestire: le richieste di attenzione da parte del bambino si moltiplicano esponenzialmente, l’angoscia di separazione fa capolino e può contribuire a rendere il sonno agitato, la dentizione fa la sua parte e la stanchezza materna idem.

È quindi ora di iniziare a dare e a darsi delle regole organizzando la giornata in ritmi molto regolari e precisi che facilitano l’acquisizione di abitudini da parte del bambino. Le abitudini facilitano l’apprendimento e orientano il bambino che avrà maggior facilità ad interessarsi al mondo che lo circonda distogliendo in parte la sua attenzione e le sue energie dalle sue tensioni e dai suoi fantasmi interiori.

Comincia, quindi, a regolare le giornate con orari precisi per il risveglio, la prima poppata, la passeggiata mattutina, lo spuntino, la pappa di mezzogiorno, il riposino pomeridiano, la merenda, il momento del gioco, il bagnetto, la cena, l’addormentamento. Si tratta di ben undici punti fissi, undici avvenimenti che si susseguono con scansione regolare nell’arco delle ore di veglia, ognuno di durata variabile da mezz’ora a un’ora e mezzo, due.

Non c’è posto per nient’altro se la bimba si abitua ad accettarli come eventi piacevoli. Alcuni di questi avvenimenti può essere a cura di una persona che ti sostituisce e che la bimba ha imparato a conoscere in modo da poter avere alcune ore di relax tutte per te e il nido, in mancanza di persone fidate, potrebbe fare la sua parte. Se la bimba lo accetterà o meno dipenderà da molti fattori: la tua serenità e determinazione, la professionalità e l’umanità del personale della struttura, la capacità di adattamento della bimba.

Non lo vedrei come una frustrazione o come una tragedia, solo come qualcosa, in fin dei conti, più utile a te che alla piccola. Però, se ne senti fortemente la necessità, meglio alcune ore di asilo nido e una mamma serena e riposata per il resto della giornata che nessun nido ma una madre esaurita e meno capace di un tempo di mettersi in sintonia con i bisogni della bimba.

Tra l’altro, pur essendo vero che gli otto mesi sono un’età molto delicata per i bambini a causa dell’angoscia per l’estraneo e del loro rinnovato bisogno di vicinanza fisica alla madre, la mia esperienza mi dice che gli adattamenti e gli inserimenti più brevi si hanno proprio nel reparto dei bimbi più piccoli.

Quindi, benché la scelta definitiva non potrà che essere tua, falla con serenità e con determinazione perché, in fine dei conti, ogni nuova esperienza che un soggetto, piccolo o adulto che sia, è chiamato a fare, non può che costituire una opportunità per mettere alla prova la propria capacità di adattamento, quindi, in fine dei conti, la propria intelligenza e la propria ricerca di autonomia, anche se un qualche prezzo si paga sempre.

Un caro saluto, Daniela

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