Addormentamento


 


Gentile Dottoressa,

Le scrivo nuovamente per avere da lei un consiglio pratico, realistico e possibilmente efficace sul tema "rieducazione al sonno".

Alice ha sei mesi e mezzo e si addormenta solo in braccio mentre mi tocca i capelli. Ho tragicamente realizzato questa cosa solo di recente, quando una sera ho provato a metterla nel lettino senza averla tenuta in braccio per un po’: sono state urla ininterrotte fino alla mia capitolazione.

Sul sonno ho letto un po’ di tutto, e tutti enunciano una serie di "no" che però fanno parte dell’elenco delle azioni che puntualmente mi ritrovo a fare.

Ecco perché mi rivolgo a lei: io vorrei poter seguire una prassi che porti gradualmente la mia bimba ad addormentarsi senza ridurmi a pezzi la schiena. Aggiungo che ultimamente si sveglia spesso durante la notte (prima lo faceva solo se aveva fame, quindi dopo il biberon si riaddormentava subito) e per riaddormentarsi ci vogliono i muscoli delle braccia.

Sono disposta a sobbarcarmi qualche pianto ma non tutti quelli che ho dovuto sentire cercando di applicare il metodo Estivill! Ogni volta che l’ho fatto, ho ottenuto sconfitte.

Ho le idee confuse: se dovessi continuare a ninnarla quali ulteriori conseguenze potrei collezionare? Esiste in ogni caso un momento in cui tutto questo finisce e si apre un nuovo capitolo?

La ringrazio sin d’ora per i consigli che saprà darmi.

Un cordiale saluto, Elena1970

Il comportamento dei bambini si modifica comunque e ogni mamma, come te, del resto, può tranquillamente dire che, non solo ogni mese è diverso da un altro, ma persino ogni giorno non è uguale all’altro. Che i bambini abbiano bisogno del contatto stretto con la mamma non è certo una novità e che questa necessità duri fisiologicamente almeno il tempo di una seconda gestazione extrauterina non è neanche una novità.

Quindi, teoricamente, un bimbo che mostra di avere assolutamente bisogno della mamma e del suo costante contatto fisico a sei mesi dovrebbe rientrare perfettamente nella norma ed essere assecondato, specie se la mamma, durante il giorno, lavora e la lontananza dal figlio è obbligatoria.

Detto ciò, è altrettanto vero che i sei mesi sono una età ideale per insegnare al bimbo ad adattarsi a nuove situazioni. Per esempio: lo svezzamento è accettato meglio se iniziato attorno ai sei mesi anziché attorno agli otto, nove mesi (sempre in linea di massima perché non tutti i bimbi sono uguali), l’inizio dell’asilo nido è accettato tanto più facilmente quanto più piccolo è il bimbo (sempre i soliti sei mesi anziché otto o nove) e idem una babysitter sarà accettata meglio se il bambino inizia a conoscerla presto, prima di quel difficile periodo che va dagli otto mesi in su che rappresenta il periodo durante il quale si svolge il processo di separazione-identificazione dalla figura materna.

Pertanto, se una mamma non desidera o non può per un motivo qualsiasi far durare questa simbiosi stretta più di un certo periodo e se, raggiunti i sei mesi del bimbo, già programma di iniziare a renderlo indipendente da lei, almeno per quanto riguarda l’addormentamento, il processo sarà tanto più facile e veloce quanto più inizierà attorno a questa età.

Estivill può non essere amato e può avere mille difetti, ma altri metodi particolarmente codificati non ve ne sono o se ve ne sono, essi grosso modo, ricalcano i principi di Estivill.

Ogni mamma può inventare il proprio metodo Estivill personalizzato e iniziare a metterlo in pratica quando vuole: l’importante è, prima di tutto, essere convinta che è arrivato il momento di attuarlo, poi, sentirsi abbastanza forte da non tornare indietro. Se queste due condizioni non sono ancora maturate nella mente e nel cuore di una mamma, non potrà che fare finta di applicarlo, prendendosi in giro da sola e cedendo ai primi pianti e alle prime difficoltà.

Quindi i punti fermi sono: addormentamento nello stesso luogo dove il bambino, poi, dovrà continuare il sonno, presenza della mamma accanto al lettino o alla culla con un contatto anche fisico come carezza, tenere una mano del bimbo, rituali facilitanti come ninna nanna, carillon (non sempre facilitante, però), luci basse ma non buio totale, cullamento, minima interazione tra mamma e bambino (intendo la sera, non, ovviamente, il resto del giorno), cioè non prendendolo in braccio se si mette a piangere pur senza lasciarlo da solo e rimanendo sempre accanto finché non è addormentato, nessun biberon, al limite ciuccio, andare a letto sempre alla stessa ora, svegliarsi sempre alla stessa ora, ritmi regolari per tutte le altre attività della giornata, non giochi troppo eccitanti dal tardo pomeriggio in poi e, sopra ogni cosa, tanta, ma proprio tanta pazienza.

Un nuovo capitolo nel comportamento del bimbo si aprirà tanto prima quanto più sarai riuscita a mostrarti decisa e coerente con lui, qualsiasi strada tu deciderai di intraprendere. Ogni ambivalenza o comportamento poco convinto o contraddittorio, infatti, non farà che disorientare il bambino, rendendolo insicuro delle conseguenze che il suo comportamento potrà produrre, incerto sulla reale entità dei sentimenti che la mamma prova per lui, perciò insicuro e costantemente bisognoso di verifiche.

La sicurezza affettiva di un bimbo non si costruisce, infatti, dandogli tutto quello che chiede, ma sapendolo orientare su cosa è bene per lui e cosa è, invece, male e la mamma deve imparare a distinguere un pianto dovuto a reale angoscia e bisogno di contatto fisico da un pianto che esprime soltanto frustrazione per non poter ottenere quanto, in quel momento, da lui desiderato ma non fondamentale per il suo nutrimento affettivo.

L’equilibrio di tutte queste sfumature è un sottile filo di lana sul quale la mamma deve imparare a procedere senza cadere in quanto i consigli provenienti dall’esterno non possono e non potranno mai cogliere infallibilmente nel segno, ma costituiranno soltanto spunti di riflessione.

Un caro saluto, Daniela

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