Addormentamento difficile: come fare?

Buongiorno Dottoressa Daniela,
per caso sono capitata nel sito di Noimamme perchè navigavo alla disperata ricerca di una soluzione (come se ce ne fosse una bella e confezionata) ai problemi di sonno di mio figlio. Leonardo ha 15 mesi e non è mai stato un dormiglione.
Allattato al seno, inizialmente si addormentava facilmente ciucciando, ma il suo attaccamento morboso per il seno aveva prodotto una condizione di continui risvegli notturni divenuti insopportabili (verso l’ultimo periodo di allattamento – 13 mesi – arrivava a svegliarsi anche ogni 40 minuti per attaccarsi, insomma voleva dormire sempre attraccato a questo porto sicuro!).
Per grazia divina, mi sono decisa a troncare, e così da Novembre non allatto più e questo ha portato ad un miglioramento netto di notte ( 1 o 2 risvegli), ma ora siamo caduti in un tunnel spaventoso per quel che riguarda l’addormentamento.
L’unico modo per farlo crollare è schiacciarlo sul materasso e iniziare rapidi movimenti sussultori che lo fanno sballottare vigorosamente. In questo modo, è costretto a stare fermo e dopo un po’ di tempo (che inizialmente era accettabile) Leonardo si addormenta.
Ora siamo però arrivati ad una situazione penosa: lui appena vede il suo lettino inizia a urlare. Vuole uscirne per venire tra le mie braccia e allora si occupa di tutto il papà, cosa che provoca la disperazione più totale di Leo. E nostra.
Anche perchè tra minacce, carezze e tentativi vari, l’addormentamento inizia alle 21.00 e finisce, come questa sera, alle 22.30!!! Non possiamo più continuare così perchè sta diventando un incubo per tutti (abbiamo anche un’altra bambina di 4 anni che fa le spese del nostro nervosismo serale)
So che esiste, ma ne ho una forte repulsione, il metodo tanto in voga del "fate la nanna". Come ho detto, non lo condivido in toto, e comunque non credo sarei in grado di applicarlo.
Cosa posso fare per cambiare questa situazione? Aiuuutooo!!!!
Grazie infinite,
Roberta, mamma di Alice e Leonardo

Cara Roberta,
i bambini hanno bisogno di regole: la loro serenità dipende proprio dalla costruzione della chiara consapevolezza di cosa è bene e cosa è male, cosa è giusto e cosa non è giusto.
Con i loro capricci esprimono in modo goffo, invadente e fastidioso proprio la loro angoscia di non avere ancora capito cosa li può rendere sereni e felici e cosa è contrario a tutto ciò.
Solo un genitore, o chi sta costantemente vicino al bambino, può dargli questo aiuto e deve assumersi questo compito, a volte anche spiacevole e doloroso, trasmettendo la serenità di chi ha in cuor suo le idee chiare su cosa è bene per il figlio e cosa non è bene o, nel tuo caso, ormai non è più bene.
I bambini vanno guidati verso la vita sapendo che ogni tappa, ogni acquisizione, comporta un abbandono di uno stato precedente: è inevitabile, ci si accorge ad un certo punto che quello che sembrava tanto idilliaco e fonte di una meravigliosa sensazione di completezza fino a poco prima, ora ha il gusto di una prigione, di una gabbia che non permette ulteriori evoluzioni.
Essere troppo protettivi, assecondare troppo le richieste ormai insensate e non funzionali di un bambino non fa la sua felicità, è soltanto espressione di ambiguità, di quella ambivalenza psicologica che anche un genitore può avere nel "lasciare andare" il figlio ormai cresciuto.
Tu sei ormai stanca, nervosa, trasmetti questi sentimenti negativi al bambino anche quando lo tieni in braccio o lo culli così violentemente, lui assorbe questa tensione e la vive come angoscia, paura di non essere più amato come prima, quando la tua pazienza era al massimo proprio perché sapevi che allora era giusto che tu ti comportassi così.
Allora si innesca un circolo vizioso e nel bimbo il momento di addormentarsi, di separarsi dal mondo anche solo momentaneamente, è vissuto come un’angoscia insopportabile: incerto se ritroverà, la mattina dopo, tutto quello che ha lasciato addormentandosi, incerto se la mamma lo ama ancora oppure no, visto che non sorride più come una volta e il suo atteggiamento non è più rassicurante come un tempo.
Allora devi convincerti che è indispensabile cambiare rotta. Devi credere che è bene cambiare modalità di comunicazione con il bambino: ora è bene dare più spazio alle parole, agli sguardi, ad atteggiamenti che trasmettano al bambino il convincimento che ormai ce la può fare a consolarsi da solo.
Ma per fare ciò, anche tu ne devi essere convinta.
Comincia a preparare il bambino la sera, quando ancora sta giocando, dicendogli che fra qualche minuto dovrà andare a letto, proponigli un oggetto transizionale, un suo giochino da tenere vicino a se quando andrà a letto, stabilisci un orario e mantienilo, stabilisci dei riti precisi come bagnetto, pigiamino, un saluto a tutti i giochini con un arrivederci a domani, la sua musichetta preferita, una lucetta vicino al letto, se necessario, e quant’altro la tua fantasia ti suggerirà, poi mettilo nel suo lettino, scegli tu se nella sua stanza o accanto al lettone e fagli capire che ci sei anche quando non lo stringi per forza in braccio.
Da questo momento in poi, dipenderà molto da te, visto che il bimbo già sai come si comporterà. Non esistono molte vie di mezzo: o cedi a Estivill e lo lasci piangere al fine di fargli trovare da solo delle strategie di autoconsolazione in modo graduale, oppure decidi che proprio non è il caso e allora devi essere tu stessa coerente con questo convincimento e tenertelo nel lettone a tempo indeterminato fino a che non sarà lui a desiderare la sua stanzetta, e possono passare anche gli anni.
Cioè, o scegli tu i tempi di crescita e di distacco del bimbo o lasci fare alla natura.
In entrambi i casi, quello che serve al bambino è la presenza a fianco a lui di una mamma che si comporta in modo autentico.
Se il bimbo ti cerca ancora la sera a 15 mesi, ha ragione tanto quanto ne hai tu di desiderare sonni tranquilli, senza la presenza fisica costante del bimbo. Quindi, prima di scegliere quale atteggiamento assumere nei confronti dell’addormentamento del bimbo, cerca di vedere chiaro in te stessa prima di tutto, perché quando avrai scelto quale condotta adottare non potrai tornare indietro.
Parlane anche con tuo marito e stabilite assieme una condotta comune.
Però, ti prego, non essere ambivalente, non essere incerta, non avere sensi di colpa più o meno repressi.
Non esistono regole valide per tutti i bambini e per tutti i genitori: sai bene che molti, anzi, l’80% dei popoli della terra dorme ammucchato tutta la vita senza per questo che i bambini, una volta cresciuti, soffrano di complessi o di attaccamento morboso al o ai genitori.
La nostra cultura ci ha portati ad allontanarci dai nostri istinti: quando sono molto piccoli, vogliamo che i figli maturino presto, quando sono cresciuti, non abbiamo il coraggio di cacciarli di casa perché affrontino la vita con tutti i sacrifici del caso.
Dobbiamo fare chiarezza nel nostro animo, forse dobbiamo reimparare a vivere, ma soprattutto, credo, dobbiamo reimparare a fidarci dei nostri istinti, di quella saggezza primordiale che la cultura occidentale fa di tutto per separare da noi.
Allora, cerca di recuperare fiducia nel tuo istinto di madre e seguilo, qualsiasi cosa ti suggerisca andrà bene, purché tu ne sia profondamente convinta. Le tappe di sviluppo della personalità di un bambino sono le stesse universalmente, i tempi no, sono individuali, culturali, ambientali, non possono essere imposti da leggi universali. Un buon genitore non deve fare altro che accompagnare il figlio nella crescita, camminargli a fianco pronto a sorreggerlo se ne ha bisogno, non precederlo e imporgli il cammino da seguire. In questo saper stare a fianco e non davanti o, peggio ancora, dietro, sta tutta la necessità di imparare ad ascoltare i bisogni profondi del bambino e a guardare il mondo con i suoi occhi, dal suo punto di vista, che in fondo è stato anche il nostro in un’epoca di cui non riusciamo più ad avere memoria.
Se riuscirai a vivere, o meglio, rivivere, la bambina che è ancora in te nonostante tu sia già mamma due volte, riuscirai a capire i messaggi che disperatamente ti sta mandando il tuo bimbo: possono voler dire "non mi lasciare ancora", ma possono anche voler dire "aiutami a crescere".
Solo tu puoi saperlo.
Un caro saluto,
Daniela