Il metodo EASY

Per parlare dei più piccoli, da 0 a 5 anni
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Pandina
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Messaggio da Pandina »

GraziaG ha scritto: Ogni famiglia è a sé. Ogni famiglia ha il suo metodo... non si deve mettere al centro solo il bimbo o solo le esigenze dei grandi, ma bisogna giocare insieme... e trovare un equilibrio.
Ottima chiusura direi!


maestrina78

Messaggio da maestrina78 »

uhmmmm....mi sa che il titolo del post va cambiato la Hogg è stata salvata da Estivill :ahahaha:

Quoto Pandina ....... e ragazze sta discussione mi ha distrutta .......usiamo questa per fare la nanna?

Sdramatizziamo un pò :bacio: ??????
ip1970

Messaggio da ip1970 »

Salve, mi sono registrata perchè trovo molto interessante questa discussione e vorrei confrontare la mia esperienza con la vostra.

Riassumo brevemente la mia situazione. Ho una bimba di 5 anni che mi ha dato tantissimo filo da torcere, da neonata e non solo, per il sonno ed anche adesso ha bisogno di dormire poco: fatico a metterla a dormire alle 23.00, sebbene si alzi ogni mattina alle 7.30 e già da alcuni anni non dorma più nel pomeriggio. Da neonata aveva ritmi allucinanti: la allattavo a richiesta e, fosse stato per lei, sarebbe stata sempre attaccata (a volte faceva pause di 30 minuti tra una poppata e l'altra e per arrivare a 3 ore di pausa ho dovuto attendere lo svezzamento). Non dormiva mai per più di 2 ore consecutive ed era molto incline ai pianti. Ero giunta alla conclusione che piangesse anche per noia (in effetti starsene nella culla a guardare il soffitto non è il massimo), perchè capitava anche quando era stata cambiata e allattata da pochissimo e non aveva malesseri fisici. Siamo andati avanti con tutti questi risvegli (in media almeno 3 per notte anche dopo i 12 mesi) per 19 mesi ed io ero veramente esaurita. A 18 mesi ho smesso di allattarla perchè stavo iniziando ad avere problemi di salute (pesavo 6 kg meno rispetto a prima della gravidanza) e la ginecologa mi prescrisse dei farmaci che passavano nel latte. In tutto quel periodo mi svegliavo ad ogni pianto e cercavo di soddisfare i suoi bisogni. Quando non ci riuscivo, però, la lasciavo piangere. Ed ho fatto così altre volte anche per riuscire a concedermi un pasto caldo o farmi una doccia come si deve. Secondo me un neonato che normalmente viene accudito e consolato non soffre più di tanto se qualche volta la mamma non accorre immediatamente o se, dopo aver risposto alla chiamata, dopo un po' se ne torna a dormire. Io non ho seguito nessuna teoria pedagogica per approcciarmi a mia figlia ed ho sempre ritenuto che il modo migliore per sviluppare un rapporto sincero con lei sia quello di mostrarmi come sono, con pregi e difetti, fin dall'inizio. Alla fine ognuno si rapporta coi bimbi secondo il proprio carattere e in base alla loro indole. I libri di pedagogia offrono sicuramente dei validi spunti di riflessione, ma, essendo comunque teorie e non leggi universalmente valide, devono essere confrontati con la propria realtà, senza dimenticare che l'educazione è un processo dinamico in cui si deve tenere conto anche di come reagiscono i figli. Proprio perchè si tratta di persone, ciò che funziona in un caso può risultare del tutto inefficace in un altro. E a me non piace nemmeno costringermi più di tanto a mostrare una calma ed una pazienza che non ho. Imporsi sempre una maschera significa anche impedire ai nostri figli di conoscerci per quello che davvero siamo. Credo che per avere con loro un rapporto davvero sincero convenga mostrare anche i nostri lati peggiori, così sapranno chi hanno davanti e si regoleranno di conseguenza. Perciò, oltre che dei bisogni della mia piccola, ho tenuto conto anche del mio umore e della stanchezza, che di volta in volta provavo.
Sempre quando aveva 18 mesi, decisi anche che era l'ora che iniziasse ad addormentarsi da sola e quella, per me, è stata davvero la svolta. Lei era già abbastanza "grande", perciò cercai di prepararla alla novità con le parole, però, ovviamente, non collaborava e, scendeva pure dal letto. Perciò ogni volta che usciva dalla sua camera, nonostante pianti e lamenti, puntualmente ce la riportavo e le ripetevo il discorsetto che non era sola, che dalla porta aperta sentiva tutti i suoni della casa e che crescendo bisogna imparare ad addormentarsi da soli. Ho tenuto duro per 5 giorni, poi ha smesso di fare i capricci quando me ne andavo dopo la favola della buona notte e, nel giro di un mese, sono finiti pure i risvegli notturni. Non ho adottato un metodo dolce perchè le ho imposto la mia volontà, comunque mia figlia non è cresciuta con un'indole rassegnata e anche adesso, quando vuole qualcosa, è insistente. Col senno di poi è stata una procedura tutto sommato abbastanza indolore e, in famiglia, ne abbiamo tratto tutti giovamento (il mio compagno dormiva coi tappi nelle orecchie ed io al mattino andavo al lavoro con l'aspetto di uno zombie). Ogni figlio è un caso a sè e sono convinta che l'educazione debba essere personalizzata in base alle risposte che si ottengono, però, se avessi un'altra gravidanza, alla luce di questa esperienza cercherei di insegnare molto prima al nuovo bimbo ad addormentarsi da solo.

Questa discussione mi ha fatto riflettere anche su cosa significa educare. Per me "educare" significa attrezzare i figli per affrontare la vita da soli e per riuscire a relazionarsi con gli altri in modo civile, perciò implica insegnare loro a rispettare tutta una serie di regole che servono per essere parte integrante della società. I bimbi piccoli ignorano tutto questo, agiscono solo in base ai loro bisogni primari e, se lasciati a sè stessi e accontentati in tutto, tendono a crescere "prepotenti e capricciosi" (= maleducati, perchè non hanno interiorizzato determinate regole). Sotto questo punto di vista qualsiasi metodo educativo è considerabile come un'imposizione dei genitori nei confronti dei figli, a cui vengono posti limiti e censurati determinati comportamenti. Il rapporto educativo è di per sè asimmetrico, perchè sono i genitori a stabilire cosa è giusto e cosa è sbagliato ed i figli subiscono questa cosa. Anche chi vuole adottare metodi "dolci" alla fine, se vuole educare, deve fare un minimo di "violenza" al proprio figlio per imporgli certe regole.
Questa riflessione mi rafforza la convinzione che essere genitori non significa soddisfare tutti i bisogni dei figli, ma insegnargli a stare al mondo e ad avere rapporti equilibrati con gli altri. Per costruire rapporti "sani" bisogna imparare a limitare le proprie richieste quando sono rimandabili e/o confliggono troppo con le esigenze altrui. Un bimbo che viene sempre accontentato secondo me non impara a darsi limiti nelle sue richieste e si fa pure l'idea (sbagliata) che tutto il mondo giri intorno a lui. Crescerà "egoista" e "viziato" e, prima o poi, dovrà ridimensionarsi scontrandosi con la realtà. Chi vuole rendere troppo agevole la vita dei figli, secondo me nel lungo periodo rischia di ottenere proprio l'effetto opposto. Anche perchè, una volta impostato un certo tipo di rapporto, pure per i genitori è difficile cambiare drasticamente rotta.
Una domanda che mi sorge spontanea a chi adotta i così detti metodi dolci è quando ritiene che sia giunto il momento di cominciare ad insegnare ai bimbi che esistono anche delle regole da rispettare, che da loro si pretende sempre più autonomia e che la mamma è una persona che ha bisogno anche di spazi suoi. Inoltre mi interessa conoscere anche quali sono i metodi ritenuti validi per ottenere tutto questo, soprattutto nei periodo della crescita in cui i bimbi diventano molto capricciosi.
Con bimbi molto piccoli mi sembra inutile mettersi a ragionare troppo. Anche adesso mi capita di constatare che mia figlia si è persa davanti ad una mia spiegazione o non le interessa proprio quello che le sto dicendo. Per educare bimbi ancora piccoli le tecniche più efficaci mi sembrano l'adottare in prima persona comportamenti coerenti con quello che si vuole da loro e sgridate brevi e concise. Il modello offerto dai genitori nei primi anni di vita vale più di tante parole. Almeno io la penso così.

Mi scuso di aver scritto così tanto nel mio primo intervento, ma questi argomenti mi stanno molto a cuore.
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Pandina
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standing ovation ip
Chloe83

Messaggio da Chloe83 »

A me sembra che si faccia intenzionalmente confusione tra il dire "dò a mio figlio tutto quello che chiede" (cosa infattibile anche volendo) e il dire "sono disposta ad ascoltare le richieste di mio figlio".
Sono due cose diversissime.
Io non penso affatto di concedere tutto a mia figlia, ma le posso promettere che ascolterò sempre quel che avrà da dirmi, e lo farò con piacere senza per questo sentire di "portare una maschera".
Mia figlia ha 4 mesi, secondo i tuoi canoni sarebbe una bambina impegnativa, secondo me fa richieste del tutto legittime (mangiare quando ha fame, essere aiutata ad addormentarsi, ricevere attenzioni) e le soddisfo proprio perchè le ritengo legittime. Eppure lei lo sa già, di non poter avere tutto quello che vuole. Lo sa quando ha fame e il latte non è pronto, lo sa quando vuole prendere qualcosa e non le riesce, lo sa quando strilla nell'ovetto per esser presa in braccio e io, che sto guidando, in braccio non posso prenderla (quindi "la lascio piangere", ma comunque parlando, cantando, cercando il contatto visivo quando posso... proprio perchè "non concedere" e "ignorare" sono due cose diverse). Ma un conto è non ottenere quello che vuole quando non è possibile averlo, un altro è non concederglielo apposta "perchè così impara".
Cosa dovrebbe imparare, un bambino che ha come unica risorsa il pianto e viene ignorato se piange? Imparerà solo a essere insicuro, ansioso, alla fine, per paradosso, sarà molto probabilmente meno "gestibile" (che è un concetto che rapportato a una persona mi fa rabbrividire, ma per tanti genitori è una dote) di un bambino considerato.
E ribadisco, non assecondato, considerato.
L'educazione è asimmetrica, è vero. Ma si può gestire l'asimmetria che vede il rapporto di potere sbilanciato a nostro favore con rispetto. Non condivido assolutamente il tuo assunto, Ip, secondo cui la violenza è inevitabile quando si educa qualcuno. Perchè esiste il dialogo, la spiegazione, la mediazione. E questo voglio che diventi mia figlia, da grande: una persona che dialoga, che sa spiegarsi e mediare, che non obbedisce a testa china perchè "l'ha detto mamma" (e da grande "perchè l'ha detto mio marito, perchè l'ha detto il mio capo, perchè la televisione dice così").
Mia figlia non riceverà mai da me o da sua padre nessuna imposizione immotivata. Le saranno inevitabilmente imposte milioni di cose, ma sempre per un motivo reale, non inventato per "farle capire chi comanda".
Quando diventerà autonoma, chiedi. Autonoma del tutto da adulta, direi. Al momento neppure sa che io e lei siamo due persone distinte, e non può saperlo almeno fino agli 8 mesi di vita. Fermo restando che mi fa un pò ridere sentire parlare di autonomia da chi nei fatti vuole figli che obbediscano. DOv'è l'autonomia di un bambino che viene obbligato a dormire da solo e mangiare ad orario?
Autonomo è un bambino che, con i suoi tempi, ha desiderio sempre maggiore dei suoi spazi e se li prende in tutta serenità, perchè ha un attaccamento sicuro alla madre, al padre, alle altre figure educative.
Non è vero che i bambini non acquisiscono autonomia se non obbligati a farlo. La acquisiscono eccome... solo lo fanno con i loro tempi, che sono un po' più lunghi dei nostri. Si può non avere la pazienza di aspettarli e assecondarli, e va benissimo.
Ma la si dica per come è: ho IO bisogno che mio figlio dorma/mangi/giochi da solo prima che lui senta l'esigenza di farlo o si senta pronto a farlo.
Non ci si pari dietro a spauracchi immaginari del tipo "se non faccio così crescerà viziato e sociopatico".
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lenina
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Chloe83 ha scritto:A me sembra che si faccia intenzionalmente confusione tra il dire "dò a mio figlio tutto quello che chiede" (cosa infattibile anche volendo) e il dire "sono disposta ad ascoltare le richieste di mio figlio".
Sono due cose diversissime.
sì ma vengono mediamente considerate identiche purtroppo.
Come se fosse possibile dare tutto :mumble:
Io non penso affatto di concedere tutto a mia figlia, ma le posso promettere che ascolterò sempre quel che avrà da dirmi, e lo farò con piacere senza per questo sentire di "portare una maschera".
Mia figlia ha 4 mesi, secondo i tuoi canoni sarebbe una bambina impegnativa, secondo me fa richieste del tutto legittime (mangiare quando ha fame, essere aiutata ad addormentarsi, ricevere attenzioni) e le soddisfo proprio perchè le ritengo legittime. Eppure lei lo sa già, di non poter avere tutto quello che vuole. Lo sa quando ha fame e il latte non è pronto, lo sa quando vuole prendere qualcosa e non le riesce, lo sa quando strilla nell'ovetto per esser presa in braccio e io, che sto guidando, in braccio non posso prenderla (quindi "la lascio piangere", ma comunque parlando, cantando, cercando il contatto visivo quando posso... proprio perchè "non concedere" e "ignorare" sono due cose diverse). Ma un conto è non ottenere quello che vuole quando non è possibile averlo, un altro è non concederglielo apposta "perchè così impara".
Cosa dovrebbe imparare, un bambino che ha come unica risorsa il pianto e viene ignorato se piange? Imparerà solo a essere insicuro, ansioso, alla fine, per paradosso, sarà molto probabilmente meno "gestibile" (che è un concetto che rapportato a una persona mi fa rabbrividire, ma per tanti genitori è una dote) di un bambino considerato.
E ribadisco, non assecondato, considerato.
L'educazione è asimmetrica, è vero. Ma si può gestire l'asimmetria che vede il rapporto di potere sbilanciato a nostro favore con rispetto. Non condivido assolutamente il tuo assunto, Ip, secondo cui la violenza è inevitabile quando si educa qualcuno. Perchè esiste il dialogo, la spiegazione, la mediazione. E questo voglio che diventi mia figlia, da grande: una persona che dialoga, che sa spiegarsi e mediare, che non obbedisce a testa china perchè "l'ha detto mamma" (e da grande "perchè l'ha detto mio marito, perchè l'ha detto il mio capo, perchè la televisione dice così").
Mia figlia non riceverà mai da me o da sua padre nessuna imposizione immotivata. Le saranno inevitabilmente imposte milioni di cose, ma sempre per un motivo reale, non inventato per "farle capire chi comanda".
Quando diventerà autonoma, chiedi. Autonoma del tutto da adulta, direi. Al momento neppure sa che io e lei siamo due persone distinte, e non può saperlo almeno fino agli 8 mesi di vita. Fermo restando che mi fa un pò ridere sentire parlare di autonomia da chi nei fatti vuole figli che obbediscano. DOv'è l'autonomia di un bambino che viene obbligato a dormire da solo e mangiare ad orario?
Autonomo è un bambino che, con i suoi tempi, ha desiderio sempre maggiore dei suoi spazi e se li prende in tutta serenità, perchè ha un attaccamento sicuro alla madre, al padre, alle altre figure educative.
Non è vero che i bambini non acquisiscono autonomia se non obbligati a farlo. La acquisiscono eccome... solo lo fanno con i loro tempi, che sono un po' più lunghi dei nostri. Si può non avere la pazienza di aspettarli e assecondarli, e va benissimo.
Ma la si dica per come è: ho IO bisogno che mio figlio dorma/mangi/giochi da solo prima che lui senta l'esigenza di farlo o si senta pronto a farlo.
Non ci si pari dietro a spauracchi immaginari del tipo "se non faccio così crescerà viziato e sociopatico".
Quoto tutto.
Kayura

Messaggio da Kayura »

Luisa lascia perdere, a me non interessa se Solange o anche qualcun altra abbia usato cattiveria o qualsiasi altra cosa per rispondermi.
come vedi io non ho ribattuto perchè non raccolgo certe frasette, le trovo veramente tristi e fuoriluogo.
e non mi interessa nemmeno cosa faccia lei con la figlia e quale tipo di madre modello stia cercando di emulare.
io sono convinta di ciò che ho fatto, come ben sai anche per me non è stata una cosa buttata lì, erano anni che parlavo di estevill e mi sono pure letta il libro 3 volte. tra l'altro io ne ho trovate davvero di promotrici, almeno 2 persone davvero entusiaste e tante altre che avevano usato un metodo simile.
per la cronaca io le figlie di Luisa le ho viste, hanno giocato con mio figlio. erano 3 bambini pacifici, non rassegnati, anzi andavano molto daccordo e nessun capriccio.
sai benissimo che l'input non è nemmeno partito da me, io non avevo il coraggio perchè mi ero fossilizzata a tutte le dicerie della gente.
vivere col bambino in collo non mi è congeniale. sono più per il metodo di Tamy, anche mio figlio spesso se le ciuccia e via andare.
io di figli ne ho 2, se dovessi soddisfare all'istante le esigenze di entrambi credo sarei ricoverata. e sinceramente non lo trovo nemmeno giusto.
il mondo ha delle regole e se la rassegnazione non la imparano come faranno poi a rapporti agli altri?
bambini non rassegnati non diventano egocentrici e molto fragili? quando riceveranno dei no o verranno trattati a pesci in faccia?
detta papale papale a me di quello che possano pensare le altre non è che interessi. mi poteva interessare la discussione sana, ma vedo che qui è tutto un pungolare, rabbrividire.
quello che traspare è che se usi il metodo lenina/solange sei ok se ne usi un altro, soprattutto se loro lo ritengo "brrrr", non va bene.
questo è quello che s'è visto in questo post.
tra l'altro io il secondo bambino non l'ho allattato per scelta, avrei potuto provare ma non l'ho fatto. perchè ho problemi di vista e un sacrificio così grande non me la sono sentita di farlo. questa cosa non mi ha mai fatta sentire meno delle altre, non ne vedevo il motivo.ci sono stati momenti belli e di condivisione lo stesso, a 3 visto che il fratello era direttamente coinvolto ed entusiasta di dar da mangiare al piccolino.
io non vengo a criticare il vostro di modo, soprattutto non mi lancio in giudizi poco carini e sarebbe bello fosse così anche per voi, ma se non è così vivo uguale e continuo a fare come faccio. sono convinta di far bene e di crescere bambini educati, consapevoli dei loro limiti e di quelli degli altri, tutt'altro che anafettivi. io sono molto fisica nel rapporto con loro e questo va al di là di tirar fuori il seno all'occorrenza.
non è che chi entra in noimamme si deve convertire, io ho il mio cervello grazie.
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Cosetta
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Messaggio da Cosetta »

Standing ovation a Chloe.
Non ho altro da aggiungere, anche per me è così.
Non si tratta di non farli diventare autonomi ma il contrario: farceli diventare davvero ma con stima di sé e sicurezza di essere amati. Non si bruceranno le tappe, non ci si potrà vantare di quanto precocemente i figli dormono da soli, si vestono da soli, fanno da soli, ma non è quello che mi interessa.
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