Sto guardando SOS Tata, alle 19 mi accorgo di uno strano rumore scoppioso, spero di aver rotto le acque e me ne vado in bagno, ed infatti comincio a perdere ovunque.
Tranquilla come non pensavo di poter essere in un momento simile, avverto Marco che è ora di prendere le borse e partire.
Sono contenta, perché significa che per forza nel giro di poco tempo mi parte il travaglio, naturale o indotto che sia, e comincia a sparire quel senso di impotenza che mi ha accompagnato negli ultimi tempi.
In macchina comincio a sentire qualche vago dolorino, ma niente di che.
Arrivo in ostetricia alle 20, quando inizio a sentire le prime vere fitte, ma tutto sommato una cosa più che accettabile.
Mi attaccano al tracciato, l'ostetrica compila le carte, io rispondo alle sue domande e chiacchiero con Marco. Dopo un po' arriva il ginecologo che mi fa un altro po' di interrogatorio, compila altre carte...
Io comincio ad avvertire un dolore al basso ventre forte e continuo, non capisco, ma le contrazioni non dovevano andare e venire e lasciare dei minuti di tregua?
Guardo i numerini sul tracciato, in effetti sembra che le contrazioni siano praticamente costanti... mah, forse sono io che lo interpreto male, non importa, aspettiamo...
Alle 21 il ginecologo mi visita per decidere se mandarci in sala travaglio o in camera.
"Bene, siamo a metà dell'opera!" "Come scusi?" "Sì, siamo già a 5 cm!"

E ci credo che i dolori erano continui...
Ci trasferiamo in sala travaglio/parto, mi accomodo sul lettino e mi collega il sensore per il battito.
La sala è accogliente, pareti rosa, lettino comodo, sgabellino, vasca, sedia per Marco, bagno spazioso, stereo.
L'ostetrica ci lascia da soli e i dolori cominciano ad essere forti.
Mi lascia perplessa il fatto che tutti mi avevano detto "Hai avuto le coliche renali? Beh, ti sei preparata ai dolori del parto!". Ma dove?
La schiena non mi fa assolutamente male, la pancia insomma... i veri dolori sono... alle gambe!La sciatica, terrificante, non ho ricordi di un dolore così continuo e asfissiante. Non trovo una posizione in cui riesca a passare un po', né sdraiata, né in piedi, né seduta... la cosa più pesante è proprio il fatto che il dolore non cala mai...
Un po' prima delle 22 arriva l'ostetrica del turno dopo, Michela, una ragazza giovane e dolce che è stata il nostro angelo custode.
Cerca di farmi trovare una posizione più comoda, ma non c'è verso, cammino, mi siedo, quasi mi rotolo... Apre l'acqua in vasca e mi fa entrare, ed effettivamente le cose vanno un pochino meglio. Mi siedo lì, riesco un po' a distendere le gambe e andiamo avanti...
La dilatazione prosegue, sono a 7 cm. Nel giro di un altro po', arrivo a 10 e comincio a sentire la sensazione di spingere.
Mi fa uscire dalla vasca e mi fa mettere sul lettino.
"Dai, ci siamo", penso.
Sono le 22.45, neanche 3 ore di travaglio e ho già finito la dilatazione.
Nel dolore mi sento soddisfatta, le cose procedono in fretta.
... ecco... mai pensare certe cose...
L'ostetrica mi lascia trovare la posizione che preferisco.
Seduta sul lettino, carponi, in piedi, con le gambe piegate, sorretta da Marco dalle ascelle, con una gamba appoggiata al fianco dell'ostetrica... le proviamo tutte... il tempo passa... si vede una testa capelluta... ma continua a rimanere lì...
Ogni tanto guardo l'orologio alla parete... mi meraviglio da un lato di come il tempo passi, ma mi accorgo di quanto si sta dilungando la cosa...
Manca qualche minuto a mezzanotte, passa la puericultrice del nido, uno scambio di battute con l'ostetrica che ormai Arianna nasce lunedì.
Sembra che debba finire tutto nel giro di poco, ma l'ostetrica comincia a non esserne del tutto convinta...
Ho la sensazione di spaccarmi in due, urlo come un'aquila, ma sono lucidissima, anche troppo forse. Mi soffermo addirittura sulle frasi che urlo, ho il tempo di pensare che non c'è motivo di dire "Chi me l'ha fatto fare" perché lo sapevo fin dal principio, e mi lascio urlare, oltre a gemiti che non credevo di poter emettere, solo "Non ne posso più, quanto manca".
Il "poco" che rispondeva prima l'ostetrica lascia spazio alla chiamata al ginecologo. Non capisco se devo preoccuparmi o se esserne felice.
Nel giro di un po' mi spiegano che Arianna da lì non si smuove, la testa è ferma da tempo, lei sta comunque bene ma bisogna decidersi a fare qualcosa. Anche perché le contrazioni stanno "svanendo", insieme alle mie forze.
Si preparano per l'episiotomia, mi attaccano una flebo di ossitocina, mi fanno l'anestesia locale, l'ostetrica taglia e continuiamo con le spinte.
Il ginecologo ci assiste con la manovra di Kristeller, esce la testa.
Sono sfinita, mi dicono che con la prossima nasce. Ma la prossima non arriva. Mi sembra che il mondo sia fermo, come se non volesse farmi concludere. E poi forse, forse arriva la contrazione, sì. Spingo un'ultima volta, il ginecologo mi aiuta.
E poi nasce. Alle 00:47.
Nasce, dopo QUATTRO giri di cordone attorno al collo. Un cordone ombelicale lungo OTTANTA centimetri.
Nasce con il faccino al contrario, rivolto al cielo, come a dimostrare che lei le cose le guarda in faccia da subito.
Nasce e ogni sensazione di dolore fugge. Arriva la pace. E arriva un pianto, secco, breve, tranquillo a modo suo.
Marco scoppia a piangere.
Marco che mi ha tenuta la mano per tutto il tempo delle spinte, che mi ha accompagnata discreto e delicato in ogni movimento e spostamento.
Marco che diventa papà, che ha l'espressione di chi ha vissuto un'emozione troppo forte da poter sostenere.
Marco che, dopo un paio di minuti, riceve la proposta di tagliare il cordone e vorrebbe, ma non ci riesce, le mani gli tremano, il colorito sparisce, le braccia gli fanno male.
Marco che è costretto a sedersi fuori un po' per riprendersi, piangente e felice, bianco come la maglietta che indossa, e che ci spia dalla porta lasciata aperta.
E io? Io non ricordo nemmeno se ho pianto. L'assurdo è che mi sembra di no, ricordo che il primo momento dopo che Arianna è uscita mi sono preoccupata per Marco che sembrava non farcela più e mi sono resa conto che non me ne ero neanche resa conto prima. E poi ho chiesto se Arianna stava bene, perché non ha cominciato subito a piangere.
Poi l'hanno avvolta in un lenzuolino termico e me l'hanno appoggiata sul petto. E ricordo che l'unica cosa che riuscivo a dire era "Oddio, oddio...".
Sembrava così impossibile che esistesse davvero. Che i calci e i pugni che fino a poco prima sentivo dentro di me, ora me li stava tirando sulla pancia da fuori.
Una testa piena di capelli, un corpicino caldo, morbido e quasi pulito.
Dopo il velocissimo ma doloroso secondamento, Marco rientra in stanza e il ginecologo si appresta a ricucirmi.
Rimaniamo estasiati dalle manine di Arianna, con le unghie lunghe e tutte le pieghette.
Dopo la ricucitura, lunghetta e con più applicazioni di anestesia, la puericultrice sposta un po' Arianna e me l'attacca al seno.
Si attacca subito e benissimo, succhia forte.
Ci lasciano tutti, rimaniamo noi 3, a guardarci e a farci le coccole, per una mezzoretta.
Poi la portano alla vaschetta, Marco li segue e io poco dopo, Arianna viene lavata e pettinata

Pesa 3.190 g. ed è lunga 50 cm.
E comincia l'avventura...



