Esistono le gioie, è indubbio.
Esiste l'orgoglio d'essere chiamate per RUOLO e non per nome, quasi fosse una professione, un suggello sul cuore, un'ipoteca sulla vita.
Poi esistono i momenti di sconforto, il non sentirsi all'altezza del proprio ruolo, l'incapacità di far fronte alla quotidianità, la paura per il futuro oppure, come nel mio caso, il terrore delle malattie.
Io se penso ad una malattia dei miei figli, ridimensiono tutto; forse per questo non ho avuto particolari problemi nel puerperio (pur allattndo jacopo ogni ora e non dormendo per più di due ore consecutive), coi Terrible Two o three qualsivoglia, perché il mio pensiero è costantemente lì, soprattutto quando non satnno bene.
Non so se è definibile una specie di ipocondria, di fatto non sono una molto medicalizzata e sto cercando di capire se è solo un pensiero mio o se è generalizzato all'essere madre.
Potrebbe essere un'elaborazione mia al dolore, ho perso mio padre più di dieci anni fa, era la prima volta nella mia vita che soffrivo così tanto, che dovevo vivere il distacco definitivo da qualcuno che amavo e in cuor mio m'ero quasi ripromessa di non amare più nessuno così tanto, se non gli affetti che avevo già (mia madre, mia sorella, mio marito).
Poi è arrivato Jacopo ed è stato subito amore, ma per uno scherzo del destino le sue analisi neonatali erano positive alla fibrosi cistica (poi dimostratosi un falso positivo), è forse lì, che ho avvertito la prima volta questo peso di essere madre, l'idea di non essere in grado di sopportare un dolore tanto grande.
A volte questo peso mi sfiora se penso al futuro, al mondo così come lo lasceremo ai nostri figli, ma è un pensiero che riesco a positivizzare e pensare che andrà tutto bene.
Ma basta un mal di testa di Jacopo o Maddalena che si rigiri a dormire prona che riaffiora quella paura di essere madre.
Riesco a ricacciarla perché son bambini sani e che raramente hanno malattie strane, ma diversamente, come farei?
Capita anche a voi? in che termini?
IL PESO DI ESSERE MADRI
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- Paola
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IL PESO DI ESSERE MADRI
Oui, Je suis Zizzià.
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Mi capita.
Ma purtroppo non serve nemmeno a ridimensionare le sensazioni di inadeguatezza che ogni tanto mi colgono.
Se mi chiedi in che termini... stranamente non è legato alla malattia.
Ho vissuto male una sola vicenda ospedaliera dei miei figli: la frattura dell'osso parietale della testina di Federico neonato, perché dentro di me era colpa mia, che l'avevo fatto cadere, e per lungo tempo mi ha lasciato una percezione di fragilità di Federico mal calibrata, come se fosse di vetro. A distanza di due anni mi sto riassestando sulla norma del mio sentire riguardo alla malattia, che è la ferma attenzione senza angoscia con... la leonessa che sorge ad aiutarmi.
E chi è costei?
E' una mamma coraggio che spunta fuori quando c'è di mezzo la salute, mi entra dentro tipo film "l'esorcista" e ci pensa lei, che è una che alla malattia ci passa sopra tipo schiacciasassi e non si dà il tempo di avere paura.
Ha avuto anche lei, certo, qualche defaillance. Ma per lo più impera. La sua epica impresa: aver fatto un clistere di micronoan ad alex in pieno attacco di convulsioni. La sua azione più sconsiderata secondo il comune sentire: essersi informata sulle vaccinazioni e non pensarla come i pediatri. Incrocia le dita e vaccina solo per il minimo indispensabile.
La mia paura di essere madre, invece, salta il guado e affiora quando penso alla morte.
Arrossisco a dirlo. Ma mi è capitato di vedere tombe di bimbi nei cimiteri, e di aver pianto con un furioso batticuore immaginando, per il poco che sia possibile, quello strazio che tocca a me.
La malattia, grazie alla leonessa, la penso controllabile (anche se non è vero e proprio quella si porta via tanti cuccioli). La fatalità, e mi viene in mente soprattutto l'incidente d'auto, o i miei vivacissimi figli che cadono dal balcone, o peggio un mostro dietro all'angolo che fa loro del male, no.
Perciò, per quanto mi riguarda, il futuro potrà anche essere decente, un po' di sano culo nelle patologie potrà anche capitare, ma l'addio per sempre ai miei bambini non riesco a sopportarlo, e me lo figuro lì in agguato senza preavviso.
Nelle due paure tipiche del ruolo materno, il lasciarli orfani o il perderli, nel vuoto che c'è Dopo per me che non credo in un'altra vita, domina la seconda.
Che ha uno strano effetto collaterale:mi toglie il fiato ma mi dà, vivido e immenso, il senso di quanto i miei figli siano preziosi, e di quanto sia un dono (potenzialmente) caduco e splendido l'essere madre.
Ma purtroppo non serve nemmeno a ridimensionare le sensazioni di inadeguatezza che ogni tanto mi colgono.
Se mi chiedi in che termini... stranamente non è legato alla malattia.
Ho vissuto male una sola vicenda ospedaliera dei miei figli: la frattura dell'osso parietale della testina di Federico neonato, perché dentro di me era colpa mia, che l'avevo fatto cadere, e per lungo tempo mi ha lasciato una percezione di fragilità di Federico mal calibrata, come se fosse di vetro. A distanza di due anni mi sto riassestando sulla norma del mio sentire riguardo alla malattia, che è la ferma attenzione senza angoscia con... la leonessa che sorge ad aiutarmi.
E chi è costei?
E' una mamma coraggio che spunta fuori quando c'è di mezzo la salute, mi entra dentro tipo film "l'esorcista" e ci pensa lei, che è una che alla malattia ci passa sopra tipo schiacciasassi e non si dà il tempo di avere paura.
Ha avuto anche lei, certo, qualche defaillance. Ma per lo più impera. La sua epica impresa: aver fatto un clistere di micronoan ad alex in pieno attacco di convulsioni. La sua azione più sconsiderata secondo il comune sentire: essersi informata sulle vaccinazioni e non pensarla come i pediatri. Incrocia le dita e vaccina solo per il minimo indispensabile.
La mia paura di essere madre, invece, salta il guado e affiora quando penso alla morte.
Arrossisco a dirlo. Ma mi è capitato di vedere tombe di bimbi nei cimiteri, e di aver pianto con un furioso batticuore immaginando, per il poco che sia possibile, quello strazio che tocca a me.
La malattia, grazie alla leonessa, la penso controllabile (anche se non è vero e proprio quella si porta via tanti cuccioli). La fatalità, e mi viene in mente soprattutto l'incidente d'auto, o i miei vivacissimi figli che cadono dal balcone, o peggio un mostro dietro all'angolo che fa loro del male, no.
Perciò, per quanto mi riguarda, il futuro potrà anche essere decente, un po' di sano culo nelle patologie potrà anche capitare, ma l'addio per sempre ai miei bambini non riesco a sopportarlo, e me lo figuro lì in agguato senza preavviso.
Nelle due paure tipiche del ruolo materno, il lasciarli orfani o il perderli, nel vuoto che c'è Dopo per me che non credo in un'altra vita, domina la seconda.
Che ha uno strano effetto collaterale:mi toglie il fiato ma mi dà, vivido e immenso, il senso di quanto i miei figli siano preziosi, e di quanto sia un dono (potenzialmente) caduco e splendido l'essere madre.
"Ci sono persone rotonde, mia cara signora, ci sono bambini a forma, diciamo, di triangolo, perché no, e ci sono... Ci sono bambini a zigzag"
(David Grossman)
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- lenina
- Ambasciatore

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ho letto questo post alle7...non ho ancora trovato la capacità di rispondere.
Non ho mai temuto la malattia...affronto ogni giorno quella di mio padre.
Con Lorenzo è diverso...lo controllo ogni tanto la notte allungando la mano (anche lui ha deciso di dormire a pancia in giù e non è che posso legarlo).
Sono diventata neonata io da questo lato...ho bisogno di sentirne la presenza se non lo sento presente mi sembra che possa non esistere.
Quando sono a Lavoro chiamo France per chiedere come sta (se è coi suoceri evito).
Vorrei spiegare meglio la mia sensazione ma al momento non ci riesco...forse devo ancora metabolozzarla io.
Non ho mai temuto la malattia...affronto ogni giorno quella di mio padre.
Con Lorenzo è diverso...lo controllo ogni tanto la notte allungando la mano (anche lui ha deciso di dormire a pancia in giù e non è che posso legarlo).
Sono diventata neonata io da questo lato...ho bisogno di sentirne la presenza se non lo sento presente mi sembra che possa non esistere.
Quando sono a Lavoro chiamo France per chiedere come sta (se è coi suoceri evito).
Vorrei spiegare meglio la mia sensazione ma al momento non ci riesco...forse devo ancora metabolozzarla io.
“Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti.” (Ettore Petrolini)
http://franceefamiglia.com/
Mamma di Lorenzo: 04/12/2007 e di Marzia (ex parassitina poi BIMBA BUFFA ora BIMBA PAZZA) 27/12/2010
“…Anche se, adottando certi metodi, i nostri figli, forse, mangerebbero meglio o dormirebbero di più, ci ubbidirebbero senza lamentarsi o starebbero un po’ più zitti, noi non li possiamo usare. E non necessariamente perchè questi metodi siano inutili o controproducenti, nè perchè causino traumi psicologici. Alcuni dei metodi che criticheremo in questo libro sono efficaci, e forse qualcuno sarà anche innocuo. Ma ci sono cose che, semplicemente, non si fanno”.
Carlos Gonzales.
Tratto da "Besame Mucho"
http://franceefamiglia.com/
Mamma di Lorenzo: 04/12/2007 e di Marzia (ex parassitina poi BIMBA BUFFA ora BIMBA PAZZA) 27/12/2010
“…Anche se, adottando certi metodi, i nostri figli, forse, mangerebbero meglio o dormirebbero di più, ci ubbidirebbero senza lamentarsi o starebbero un po’ più zitti, noi non li possiamo usare. E non necessariamente perchè questi metodi siano inutili o controproducenti, nè perchè causino traumi psicologici. Alcuni dei metodi che criticheremo in questo libro sono efficaci, e forse qualcuno sarà anche innocuo. Ma ci sono cose che, semplicemente, non si fanno”.
Carlos Gonzales.
Tratto da "Besame Mucho"