La nascita di Giacomo e la nascita di Vera

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Ospite

La nascita di Giacomo e la nascita di Vera

Messaggio da Ospite »

sono sempre gli stessi racconti, in tutti i forum di mamme in cui scrivo, ma non ho mai tempo di scriverne di nuovi, come ogni volta mi riprometto. Per cui scusatemi se gli avete già letti altrove in rete :filufilu:

LA NASCITA DI GIACOMO :eek:
Venerdì 17 ( :ehhh: ) dicembre 2004, verso le 19.30, il mio compagno e io ci rechiamo alla riunione con gli astrofili di Bari. Stiamo organizzando una manifestazione pubblica per il 20 e il 21, con conferenze ed esposizione di immagini astronomiche ed è necessario l’impegno di tutti; anche se ovviamente nessuno si aspetta, ne pretende, un grande aiuto da me. La mia dpp è per il 23, al massimo posso mettermi seduta dietro uno stend a distribuire volantini e dare informazioni. Inoltre martedì 21 c’è, in contemporanea, anche l’inaugurazione di uno spazio espositivo del mio compagno e di alcuni suoi colleghi. Rientriamo a casa verso le 22:00 – 22:30, ceniamo, ci intratteniamo un po’ con tv e pc e tra le 0.00 e l’ 1:00 ce ne andiamo a letto .
Alle 2:15 (sono sicura dell’orario perché tutte le volte che mi sveglio la notte mi viene spontaneo guardare la sveglia digitale) mi sveglio con la sete :cazzarola: . Chiedo al mio compagno di allungarmi la bottiglia, che sta dal suo lato del letto. Lui seguita a ronfare e io insisto: “e dai, non mi fare alzare”. Non ricordo ora se mi passa la bottiglia o se me la prendo da sola, ero troppo rimbambita di sonno. Ricordo che, dopo aver bevuto, ho posato la bottiglia dal mio lato, ho spento la lampadina e mi sono girata nel letto. È stato allora che ho avvertito una sensazione strana: un liquido che usciva da qualcosa esploso nell’interno e che mi bagnava le gambe :soforte: . Non ci credo! Si tratta forse della famosa rottura delle acque? L’avevo immaginata in molti modi ma non sapevo esattamente come fosse. Grido che mi si sono rotte le acque, il mio compagno, che poco fa sembrava immerso nel sonno, sobbalza immediatamente, accende la luce e dice: “andiamo in clinica!”. Io corro in bagno, allagando il letto e il tragitto tra la camera da letto e il bagno, il liquido è abbondante. Comincio ad andare fuori di me, dico al mio compagno che forse la cosa non è così urgente e che possiamo aspettare la mattina per andare all’ospedale, in fondo alle 9:00 abbiamo appuntamento per il tracciato. Lui nota che sto praticamente allagando il tappeto del bagno e risponde che sono pazza :yikes: . Ci vestiamo e iniziamo a prepararci, in un attimo di completa fusione mentale mi viene anche in mente di lasciare un messaggio nel forum in cui annuncio che mi si sono rotte le acque e stiamo correndo in ospedale, ma poi torno in me e comprendo che è meglio sbrigarsi. Per fortuna le valigie le tenevamo pronte in macchina già da qualche giorno :cisssss: .
Sono circa le 2:40 quando usciamo, la strada è completamente vuota e verso le 3.00 o qualcosa in più riusciamo ad essere in ospedale. Durante il tragitto in macchina mi si affollano una miriade di pensieri. Speravo in un anticipo ma ora che l’ho ottenuto (di soli 5 giorni, ma sempre anticipo è) mi prende il panico. So che tra non molto vedro’ il nostro Giacomo ma… e se qualcosa andasse storto? E poi è strano che non abbia alcuna contrazione, nemmeno quelle cosiddette finte che mi prendono da 3 settimane. In ospedale il ginecologo di turno mi visita e constata l’effettiva rottura delle membrane ma spiega che il parto potrebbe anche non essere così imminente, anche perché il collo dell’utero è ancora chiuso e alto :ihih: . Chiedo se posso tornare a casa, io ho il terrore degli ospedali, per cui preferisco non restarci a lungo e inutilmente. Penso a 3 settimane fa, quando mi hanno ricoverata per via delle forti contrazioni pensando all’inizio di un travaglio; si tratto’ di un falso allarme ma dovetti restare 2 giorni ricoverata, per poi uscire con il pupo ancora in pancia. Ora vorrei evitare di ripetere l’esperienza. Il ginecologo risponde che con le membrane rotte deve necessariamente mettermi in ricovero e comunque questa volta, quando tornero’ a casa, sarà di sicuro con il bimbo. Mi spiega tuttavia che in serata hanno avuto molti altri ricoveri per parto (la Puglia ha ancora, evidentemente, un alto tasso di natalità, rispetto al nord e al centro da cui il mio compagno e io proveniamo) per cui dovro’ adattarmi a una barella. Inoltre, siccome il parto non è imminente, il mio compagno non puo’ fermarsi con me… beh! Certo! Le donne hanno voluto la parità ma cosa hanno ottenuto? Una completa cancellazione del maschile, che spesso non viene preso in considerazione, come nel caso di questo e altri ospedali, nemmeno quando trattasi del padre del nascituro.
Rassegnata, mi sistemano in una delle 3 sale travaglio assieme ad altre due donne.
Da questo momento in poi i miei ricordi diventano via via più confusi e spesso non so dire se un episodio è durato pochi attimi o molto tempo.
Veniamo monitorate tutte e 3, tra l’ansia e i rumori dei tracciati nessuna riesce a dormire e si chiacchiera. Tutte e tre aspettiamo un maschietto e siamo primipare ma io sono, per così dire, la più anziana. Buffo! Molte mie amiche e conoscenti coetanee a Roma non hanno figli; anzi, tra le mie ex compagne di scuola sembrava quasi “strano” che tre di noi partorissero nel 2004 (io sono stata l’ultima). Qui, ho notato, c’è ancora la sana tendenza a sposarsi e fare figli presto, mentre altrove le donne preferiscono divertirsi e/o fare carriera e solo a 40 anni si rendono conto di volere dei figli; peccato che molte volte, a quel punto, è troppo tardi .
Al mio tracciato risultano poche contrazioni, mi scoraggio un po’, penso che sarà lunga oppure che dovranno somministrarmi ossitocina per accelerare le cose, dato che le acque sono ormai rotte :cazzarola: . Verso l’alba, più o meno, inizio ad avvertire le prime contrazioni. Sono più intense e più dolorose di quelle che solitamente mi prendevano nelle ultime 3 settimane e il dolore si estende anche alla schiena. Alle 6:00 c’è il cambio dei medici, la nuova ostetrica è molto più aperta e simpatica, mi ricordo di lei, l’avevo già conosciuta durante il ricovero per falso travaglio. Mi visita e mi chiede se devo fare l’epidurale e io rispondo di si. Dice che chiamerà l’anestesista, il quale era già venuto durante la notte per le due ragazze in stanza con me. Verso le 8.00 (gli orari sono approssimativi perché ora non sono in grado di ricordare) l’anestesista arriva e l’ostetrica mi conduce da lui. Con la gravidanza sono diventata estremamente sensibile al dolore per cui anche quella piccola iniezione mi fa male. Ma resisto pensando che le contrazioni di poco fa erano molto dolorose… ed erano solo quelle iniziali :storto: . Dopo l’epidurale mi trasferiscono in un'altra sala travaglio, essendosi nel frattempo liberato un posto (quanti parti quella notte e per tutta la giornata seguente!) ma lasciano la mia roba nell’altra stanza, dicendomi che la prendero’ dopo. Qui ci sono una 19enne alla seconda gravidanza :ooo: e una 36enne alla quarta :occhiodibue: , che in realtà ha già partorito ieri ma è rimasta alloggiata in quella sala per mancanza di posti. Più tardi viene trasferita e al suo posto viene messa prima una donna alla 42°, alla quale dovranno indurre il parto, poi un’altra alla terza gravidanza. L’epidurale sembra inizialmente non fare effetto perché seguito a sentire i dolori delle contrazioni, così me ne somministrano un’altra dose. La 19enne è in pieno travaglio e a un certo punto viene trasferita in sala parto. Costei è seguita dallo stesso mio ginecologo, che pero’ quel giorno non è in clinica poiché fuori per alcuni giorni. Dopo questo parto l’ostetrica inizia a occuparsi più frequentemente di me, mi fa una flebo di ossitocina per velocizzare le cose e dice che al più tardi partoriro’ nel pomeriggio. Gli chiedo se è il caso di iniziare a chiamare il mio compagno, perché assolutamente voglio che assista al parto, lei risponde “È presto ma digli di rimanere in zona”. Ora l’epidurale fa effetto, anche troppo, non sento più niente, la dilatazione avanza senza che me ne accorga. L’ostetrica mi dice di iniziare a spingere, io penso “cavolo, non è che mi fa partorire qui?”. E di nuovo insisto affinché avvertano il mio compagno. Ottengo di chiamarlo per dirgli di venire in clinica, anche se non potrà entrare fin quando non usciro’ dalla sala travaglio per essere portata in sala parto :tiè: . Avevo letto su tante riviste che spingere in un parto era come defecare (infatti l’ostetrica, per incitarmi a spingere, mi dice “fai la cacca”), credevo che il concetto fosse chiaro, ma ora assolutamente non ci riesco, mi viene più spontaneo contrarmi. Ad un certo punto l’ostetrica mi dice che la dilatazione è completa (bella invenzione l’epidurale! Non mi sono accorta di nulla!) e che la testa del bimbo sta per uscire, quindi mi portano in sala parto. Continuo a chiedere del mio compagno, insisto che lo voglio assolutamente con me in sala parto ma l’ostetrica persiste a dire che è presto :testata: . In sala parto l’ostetrica e il ginecologo di turno mi dicono di spingere, io continuo a non riuscirci, loro mi aiutano un po’ spingendo la pancia. Io continuo a urlare che voglio il mio compagno, alla fine si rassegnano e dicono ad un infermiera di chiamarlo. Poco dopo lo vedo entrare, con addosso un camice usa e getta blu e una cuffia (buffo come nella confusione di quei momenti ricordi questo particolare). L’ostetrica gli dice di mettersi dietro di me ma lui non le da ascolto e si posiziona a fianco :ehehe: . Anche lui mi incita a spingere e, per la prima volta, eseguo correttamente. Subito dopo lo sento aggiungere “Insisti Barbara, si vede la testa”. E allora raccolgo tutte le mie forze e spingo e spingo. Sollevo un po’ lo sguardo e intravedo una “cosa” tutta rossa… no! Non ci credo! È lui, il nostro bambino! Ce l’abbiamo fatta! Sento l’ostetrica ridere e dire al mio compagno: “A saperlo l’avremmo chiamata prima” :frusta: . Sono le 13.35. Guardo il mio compagno commosso, poi mi viene da gridare “perché non piange, sta bene?” Ma subito dopo sento i suoi primi vagiti. Lo portano a lavare, il mio compagno nota come immediatamente fa pipì… è il suo modo di brindare alla sua nascita Poi per qualche istante mi posano il bimbo avvolto in un asciugamano sul petto. Sto per scoppiare in lacrime ma l’ostetrica, dal suo punto di vista gentilmente, mi conforta e me lo impedisce. Vedo il mio compagno che fa una smorfia, come a dire: “Una volta tanto che si lascia andare a un’emozione la bloccano”. Le nursery portano Giacomo in incubatrice e chiedono al mio compagno di portargli uno dei cambi preparati per il bimbo. Nel frattempo mi applicano i punti dell’episiotomia, poi mi trasferiscono in un'altra stanza, il mio compagno prende le mie cose sparse nelle altre due stanze dove ho soggiornato la notte e la mattina e mi raggiunge lì. Mi dice che le due ragazze che erano nella stanza con me stanotte sono ancora in travaglio… mi spiace un po’ per loro e penso che, in fondo, posso dire che questo primo parto non è stato difficilissimo. Dopo un po’ ci portano il nostro Giacomo. Me lo mettono in braccio, ci guardiamo, il mio compagno e io e contemporaneamente diciamo “siamo una famiglia!” :baby:
Ora Giacomo è a casa con noi -siamo usciti un giorno più tardi perché ha avuto l’ittero fisiologico ed è rimasto una giornata sotto la lampada , suo padre e io lo adoriamo ma… è strano, ancora mi riesce difficile di credere che questo esserino sia mio FIGLIO. E quando riesco, nei momenti di lucidità, a realizzare questo concetto mi prende una fortissima commozione.
Grazie Giacomo, per tutto quello che stai dando al tuo papà e a me

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LA NASCITA DI VERA
Nella notte di mercoledì 29 marzo, come spesso mi capita da ormai alcuni mesi, mi sveglio. Guardo la sveglia, manca poco alle 5:00 (sono circa le 4:40). Mi accorgo di avere un po’ di mal di pancia :cazzarola: ma non ci faccio caso, anche se, notando che pure il mio compagno non è completamente addormentato, glielo dico. Passa un po’ di tempo e sento un altro dolore, di nuovo mi viene da dirlo ad alta voce, il mio compagno mi fa notare che sono passati circa 10 minuti. Io penso: “è un caso!”. Ma ecco che mi prende un altro dolorino proprio sul far delle 5:00! Dieci minuti di distanza tra un dolore e l’altro anche stavolta! È ancora una coincidenza? Inoltre ho male anche alla schiena e il dolore stavolta è iniziato piano per poi divenire più acuto e sparire così come era venuto :ehhh: . Penso: “vabbe’, saranno le false contrazioni, con Giacomo mi iniziarono 3 settimane prima del parto”. Inoltre mancano otto giorni alla dpp e anche se uno sconticino potrei aspettarmelo anche questa volta, avendolo avuto anche al primo parto (Giacomo nacque con 5 giorni d’anticipo), continuo a nutrire dei dubbi sul fatto che quei dolori siano contrazioni. Insomma, il monitoraggio di due giorni prima era completamente piatto :storto: . Il pomeriggio avanti avevo sentito i miei e avevo detto loro che non era così urgente che venissero giù (per chi non lo ricorda sono originaria di Roma ma vivo in provincia di Bari con il mio compagno) perché non avevo la benché minima avvisaglia; e anzi iniziavo a sentirmi che stavolta non avrei avuto nessun anticipo ma che al massimo avrei partorito il giorno esatto della dpp. È vero tuttavia che la sera prima il mio compagno mi aveva detto che l’indomani sarebbe stato un buon giorno per partorire, dato che non aveva impegni di lavoro. Anzi, mi aveva fatto l’elenco dei giorni che, secondo lui, andavano bene. Il giorno dopo, fino a venerdi erano ottimi, sabato 1 e domenica 2 aprile meglio di no, perché lunedì 3 aveva un impegno fuori città, quindi lunedì 3 andava ancora meno bene…
Decido alla fine di alzarmi e fare una doccia, infatti, solitamente, se si tratta di false contrazioni spariscono. Invece i dolori continuano anche sotto l’acqua :yikes: ! Non sono ancora convinta, pero’, così accendo il computer e cerco di rilassarmi, poi, vedendo che i dolori continuano, lascio anche un messaggio nei forum.. Intanto si fanno le 6:30, provo a ritornare a letto e distendermi un po’ ma sono assalita da un’altra contrazione. Allora sveglio il mio compagno, che nel frattempo è ripiombato nel sonno, e gli dico che, si, forse ci siamo. Lui si lava, si veste e fa colazione, si fanno le 7:00, decidiamo di svegliare Giacomo, chiamare la signora che viene a farci le pulizie, che da settimane ci ripete che volentieri si sarebbe occupata del bimbo il giorno del parto. La avverto che passeremo a prenderla sotto casa sua verso le 7:30, in modo che possa venire in clinica con noi e occuparsi di Giacomo. Infatti ormai inizio sempre più a sentirmi che partoriro’ quel giorno stesso e con tutta probabilità, essendo un secondo parto, il travaglio sarà breve :ehehe: . E siccome anche questa volta esigo la presenza del mio compagno in sala parto, ma nel contempo voglio presentare al più presto la sorellina a Giacomo, decidiamo che piuttosto che lasciarlo a casa con la signora è preferibile che questa venga con noi. Quel che è certo è che oggi mi perdero’ l’eclissi :boh: .
Ci avviamo verso bari, purtroppo a quell’ora di mattina sulla statale il traffico incombe e ogni volta che mi riprende una contrazione sono assalita dalla paura di partorire per strada. A sostenermi pero’ è anche Giacomo che, nonostante l’alzataccia mattutina (di solito si sveglia dopo le 9:00) non fa che guardarmi e sorridermi, soprattutto se gli diciamo che forse oggi arriverrà la sorellina :baby: .
Quando riusciamo ad arrivare alla clinica sono circa le 8:15. Vengo visitata dalla ginecologa di turno, una donna con un pancione enorme, sarà stata almeno all’ottavo mese ;-) devo dire che la cosa mi rassicura e mi fa piacere. Mi trova con 3 cm di dilatazione. Solo 3? Penso io, un po’ scoraggiata, ricordandomi di aver letto spesso della velocità di travaglio delle pluripare. Mi mette subito in ricovero e mi spedisce in sala travaglio. Speravo di trovare anche questa volta l’ostetrica che mi fece nascere Giacomo, anche se, avendola incontrata spesso durante i tracciati, mi aveva detto che in quel periodo quasi sempre era a fare i monitoraggi in sostituzione di una collega. Tuttavia anche l’ostetrica di questa volta mi risulta simpatica :clap: . L’avverto che devo fare l’epidurale, lei risponde che l’anestesista è già in clinica e me la farà al più presto. L’ostetrica mi chiede anche di evitare di spingere durante le contrazioni perché rischio di rompere le acque con conseguente aumento del dolore. Le contrazioni sono sempre più dolorose, anche se a intervalli non più brevi di 4-5 minuti, io spero che sia veramente ‘al più presto’ :( . Mentre aspetto l’ostetrica mi visita nuovamente. Sono a 7 centimetri!!!! Ma come???? Non è passata nemmeno un’ora da quando ero a 3 cm???? :ok: Chiedo se a questo punto ha ancora senso fare l’epidurale, lei risponde di si. Finalmente l’anestesista arriva ma nel frattempo che mi mette il cateterino arriva un’altra, dolorosissima contrazione. Mi chiede di pazientare, perché sarà l’ultima che sentiro’, invece sento anche le successive e deve farmi un’altra dose. Finalmente comincia a fare effetto, l’ostetrica verifica che sono al massimo della dilatazione e mi rompe le acque. Mi portano in sala parto, dove trovo il mio ginecologo che quel giorno è di turno ed è stato chiamato per farmi partorire. Poco dopo arriva anche il mio compagno, anche stavolta, come durante la nascita di Giacomo, vestito con il buffo camice usa e getta :D . Mi incitano a spingere, forse dipende dal fatto che stavolta l’epidurale l’ho fatta a travaglio iniziato ma un po’ di fatica, durante le spinte la sento e sento anche un po’ di dolore. Ad un certo punto grido che non ce la faccio ma subito dopo il mio compagno, il ginecologo e l’ostetrica mi dicono che la testa è uscita. Mi viene in mente allora la nascita di Giacomo e mi ricordo che dopo l’uscita della testa la cosa era praticamente fatta :ok: . Quindi do un’altra vigorosissima spinta e finalmente la bimba esce. Sono le 10:05. Avevamo stabilito con il mio compagno che avremmo scelto il nome nel momento in cui l’avremmo vista in faccia, i nomi in lista erano Eleonora, Marta e Vera. Avevo raccontato questa cosa anche all’ostetrica, ora pero’ non riesco a vedere la bimba in faccia, la tengono per le gambe e la prima cosa di lei che vedo è la sua patatona :ahahaha: . E poi noto che, a differenza di Giacomo che alla nascita era rosso, lei è grigio-rosa. L’ostetrica dice che è impaziente di sapere che nome sceglieremo, io rispondo che devono alzarla e farmela vedere in faccia perché possa decidere. Invece la portano a lavare, io sottolineo di nuovo come ancora non sia riuscita a vederla in faccia, voglio sapere almeno di che colore ha i capelli. Il mio compagno risponde allora che è mora, proprio come mi aspettavo. A quel punto, anche se ancora non l’ho vista, mi viene spontaneo dirgli che il nome adatto è Vera, lui la guarda ancora una volta e concorda con me. Finalmente me la fanno vedere. Non solo è mora ma ha tantissimi capelli :cazzarola: .
Mi comunicano il peso (2930 gr.) poi la portano alla visita, il mio compagno esce e io rimango per il secondamento. Stranamente questa volta ho sentito molto dolore, la placenta non voleva saperne di uscire. Purtroppo anche questa volta mi hanno fatto l’episiotomia, pur se non me ne sono nemmeno accorta (il mio compagno mi ha poi detto che me l’hanno fatta quando stava per uscire la testa, o quando già era uscita, non ricordo), e me l’hanno fatta sullo stesso taglio della prima volta… ragazze, i punti mi hanno fatto male per quasi una settimana stavolta, e che male :storto: !
Poi finalmente mi portano nella stanza che mi hanno assegnato, sono raggiunta subito dal mio compagno e da Giacomo con la signora. Poco dopo ci portano anche Vera, me la mettono in braccio e provo subito ad allattarla, anche se lei non ne vuole sapere, per ora.
Guardo l’orologio, sono quasi le 11:00 (l’eclisse ormai l’abbiamo persa ma ce ne frega poco), penso che tutto ha avuto inizio poche ore fa e ancora non mi capacito di essere mamma bis :baby: :baby: .


Un consiglio alle plurigravide: non indugiate quando sentirete le prime contrazioni, il secondo parto è davvero più veloce del primo, io se aspettavo un’altra ora a uscire rischiavo di farla per strada.
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Barbara



erinmay
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Iscritto il: mer set 25, 2013 5:13 pm

Messaggio da erinmay »

grazie barbara per aver condiviso con noi la nascita dei tuoi figli
:bacio:

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