Bimbo di 2 anni che non parla

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Trilli
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Iscritto il: lun ago 05, 2013 12:28 pm

Re: Bimbo di 2 anni che non parla

Messaggio da Trilli »

Cara Poochie,
Anche io mi scuso in anticipo per quello che ti dirò.
Sono ormai 20 anni che insegno, e di bambini e ragazzi con difficoltà, di qualsiasi tipo esse siano, ne ho visti moltissimi.
Ho visto genitori con atteggiamenti di ogni tipo, dalla rassegnazione alla negazione, dall'accettazione passiva alla combattività grintosa.
Ho visto ritardi, deficit, disturbi della personalità e dell'apprendimento. Tutti questi "nomi" fanno riferimento a uno standard che indubbiamente è freddo, astratto, e nulla dice di quelle meravigliose creature che noi vediamo con gli occhi dell'amore. Però quello standard una cosa ce la dice: che quei bambini, ognuno a suo modo, saranno in difficoltà di fronte alle richieste della scuola e della società, che per loro natura sono codificate. Una difficoltà nel linguaggio, in particolare, ha ricadute a cascata prima sulla socializzazione, poi sull'autostima, poi ancora sugli apprendimenti. Il primo passo è accettare l'unicità del nostro bimbo, amarlo ancora di più proprio per quella sua caratteristica. Il secondo passo è accettare come un dono fortunato ogni aiuto che questo Stato e questo ministero avaro decidono di offrirci. Sta' sicura che se ti hanno offerto la legge 104 è perché un bisogno c'è, e nessuno dovrà rinunciare a un aiuto perché tu lo accetti. E sai qual è il risvolto positivo? Che avendo una persona che fa da tramite fra il tuo bimbo e gli altri, lui potrà poco a poco e senza frustrazioni dannose raggiungere una sua autonomia.
Per tornare ai tanti bimbi e ragazzi speciali che ho visto e vedo ogni giorno, quasi tutti con il giusto supporto hanno fatto grandi passi in avanti. Quasi tutti, dicevo. Tranne quelli i cui genitori non hanno potuto accettare l'idea che ci fosse una diversabilita'. Quelli che vogliono che i figli " facciano quello che fanno gli altri, perché non sono disabili". E sai che cosa mi rattrista? Vedere questi bimbi stare male, sentirsi inadeguati, e non capire perché sono chiamati a fare cose che da soli vedono come una difficoltà insormontabile.
Un insegnante di sostegno non è una protesi a vita o una condanna; è più un compagno di viaggio che porta lo zaino troppo pesante.
Capisco benissimo che non è facile accettare che il proprio figlio non corrisponda alle aspettative che tutti i genitori giustamente hanno. Io stessa sono andata in crisi di fronte alla probabile dislessia e disortografia di mia figlia. Lei no, lei da che ha capito che le sue difficoltà hanno una causa oggettiva, si è rasserenata. Ha trovato strategie alternative per risolvere le sue difficoltà, ha capito che può seguire una strada diversa per raggiungere la stessa meta. Sentirsi accettata da me (l'insegnante di lettere!) con tutti i suoi orrori ortografici le ha consentito di tirar fuori ben altre competenze, come l'intuito, la sensibilità, la logica. E leggendo e aggiornandomi ho scoperto che nel mondo anglosassone i pedagogisti considerano "gifted" i bambini dislessici e autistici. Perché il loro è un modo diverso di guardare il mondo.
Fatevi coraggio, abbracciatevi forte, e accettate tutto l'aiuto possibile. Non lasciate che vostro figlio porti da solo quello zaino pesante. So che pensate di poterlo portare voi, ma a scuola lui non vi avrà al suo fianco, ed è importante che ci sia qualcun altro a supportarlo. Quando non ne avrà più bisogno, state pur sicuri che qualche zelante neuropsichiatra si affrettera' a revocare la 104. Nessuno riceve un aiuto di cui non ha bisogno, anzi sovente è il contrario.
Scusate la lunghezza e la franchezza. Vi abbraccio e vi penserò.


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