Vivere da bambini
Posted: Thu Jan 15, 2015 6:15 pm
Non so come intitolare questo post. E' una riflessione che facevo stamattina, in motorino, andando in ufficio.
Ieri sono stata a colloquio delle maestre di Tancredi, che hanno esordito dicendomi che "è ancora molto bambino, in senso buono". Poi abbiamo parlato di tante altre cose, ma stamattina questa mi è tornata in mente.
I miei figli vivono in un ambiente, tra casa e scuola, in cui gli adulti sono pochi. Io torno a casa alle sei, mio marito c'è solo di weekend. La loro babysitter è una ragazza di 19 anni. Adulti ne conoscono (nonni, alcuni nostri amici), ma li vedono saltuariamente. Nella loro giornata vedono me, la babysitter, le maestre.
Vivono in un loro mondo da bambini, e di bambini, fatto di scuola, gioco, qualche amichetto che viene a casa a giocare. Il weekend si fanno cose che più o meno vanno bene a tutti, oppure si va in campagna dove non si fa niente. Abbiamo amici che hanno bambini (e di conseguenza loro si rapportano con i bambini, e con gli adulti solo in caso di necessità).
Recentemente mi hanno colpito bambini che vivono in prevalenza con adulti. Figli unici e nipoti unici. Bambini che fanno ragionamenti e toccano argomenti da grandi; bambini che rispondono agli adulti a tono. Bambini che stanno stare al mondo molto più dei miei, che parlano con tutti, salutano, sono a loro agio.
Mi sono resa conto che i miei figli vivono un'infanzia protetta, forse un po' "vecchio stile", come vivessero in una nursery. Questo non per frutto di una decisione consapevole ma perché le cose sono così: loro sono tre, sono piccoli, e noi ci occupiamo di loro e poi, senza di loro, facciamo (poco, e quando possiamo) le nostre cose. Abbiamo tarato il nostro quotidiano su di loro, naturalmente e senza forzature. Poi, al di fuori, vediamo i nostri amici, andiamo al cinema, facciamo i nostri discorsi da adulti in cui loro non entrano e che loro non sentono.
Non so se questo quadro ha un senso per voi, ma a me mi si è chiarito improvvisamente e in modo lampante stamattina, mentre andavo in ufficio.
Sono piccoli, e vivino una vita da piccoli. Troppo? Non lo so.
Sarebbero meno timidi, più stimolati, che ne so....., se fossero portati più spesso in situazioni "nostre"? Gli farebbe bene, o ci stresseremmo tutti e basta (come finora ho sempre pensato)?
Scusatemi se vi sembra un ragionamento senza capo né coda. Invio.
Ieri sono stata a colloquio delle maestre di Tancredi, che hanno esordito dicendomi che "è ancora molto bambino, in senso buono". Poi abbiamo parlato di tante altre cose, ma stamattina questa mi è tornata in mente.
I miei figli vivono in un ambiente, tra casa e scuola, in cui gli adulti sono pochi. Io torno a casa alle sei, mio marito c'è solo di weekend. La loro babysitter è una ragazza di 19 anni. Adulti ne conoscono (nonni, alcuni nostri amici), ma li vedono saltuariamente. Nella loro giornata vedono me, la babysitter, le maestre.
Vivono in un loro mondo da bambini, e di bambini, fatto di scuola, gioco, qualche amichetto che viene a casa a giocare. Il weekend si fanno cose che più o meno vanno bene a tutti, oppure si va in campagna dove non si fa niente. Abbiamo amici che hanno bambini (e di conseguenza loro si rapportano con i bambini, e con gli adulti solo in caso di necessità).
Recentemente mi hanno colpito bambini che vivono in prevalenza con adulti. Figli unici e nipoti unici. Bambini che fanno ragionamenti e toccano argomenti da grandi; bambini che rispondono agli adulti a tono. Bambini che stanno stare al mondo molto più dei miei, che parlano con tutti, salutano, sono a loro agio.
Mi sono resa conto che i miei figli vivono un'infanzia protetta, forse un po' "vecchio stile", come vivessero in una nursery. Questo non per frutto di una decisione consapevole ma perché le cose sono così: loro sono tre, sono piccoli, e noi ci occupiamo di loro e poi, senza di loro, facciamo (poco, e quando possiamo) le nostre cose. Abbiamo tarato il nostro quotidiano su di loro, naturalmente e senza forzature. Poi, al di fuori, vediamo i nostri amici, andiamo al cinema, facciamo i nostri discorsi da adulti in cui loro non entrano e che loro non sentono.
Non so se questo quadro ha un senso per voi, ma a me mi si è chiarito improvvisamente e in modo lampante stamattina, mentre andavo in ufficio.
Sono piccoli, e vivino una vita da piccoli. Troppo? Non lo so.
Sarebbero meno timidi, più stimolati, che ne so....., se fossero portati più spesso in situazioni "nostre"? Gli farebbe bene, o ci stresseremmo tutti e basta (come finora ho sempre pensato)?
Scusatemi se vi sembra un ragionamento senza capo né coda. Invio.