La violenza cosiddetta "passionale"
Posted: Fri Jan 06, 2012 1:26 pm
Il titolo è generico, ma vorrei parlare di un tipo particolare di violenza, spesso culminante nella morte, di cui ultimamente si sente spesso parlare, a proposito o a sproposito, perché spesso i mass media ci marciano.
Intendo quel tipo particolare di violenza tra un compagno e una compagna, volgarmente chiamato delitto passionale o sentimentale.
Questo tipo di violenza, parliamoci chiaro, è sempre esisitita, perché purtroppo da che mondo è mondo, come scriveva Jack London ne "La Valle della Luna", il mestiere più difficile del mondo è quello della donna. Lui parlava della società americana attorno alla crisi del 1929. Ma certo, a parte rare eccezioni nei paesi più ricchi, l'esser donna non è effettivamente facile.
Ma in un contesto come il nostro, in cui bene o male la donna sembrerebbe aver raggiunto una indipendenza abbastanza soddisfacente, mi pare che rispetto anno fa casi di questo genere si siano moltiplicati. Forse è una amplificazione artificiale da parte di chi ha interesse a far correre la notizia macabra.
Comunque il mio interrogativo è questo.
Qual'è la considerazione della donna e soprattutto l'educazione o diseducazione sentimentale che sottende a un panorama del genere?
Assodato che il delitto d'onore vergognosamente era previsto nel codice fino a relativamente poco tempo fa perché l'abrogazione definitiva risale (udite udite, fonte Wikipedia) nel 1981... Siamo un paese particolarmente arretrato per quanto riguarda la considerazione femminile rispetto agli standard medi europei.
Ma al di là dei dati.
Quando si va a indagare nei casi di cronaca più recenti, si viene a scoprire che in genere si parla di ragazzi e ragazze giovani, che in teoria dovrebbero aver introiettato un'immagine diversa rispetto a quella del vile "possesso" di corpo e anima femminile. Pare invece che (parlando ovviamente per generalizzazioni) il ragazzo medio di oggi abbia difficoltà ad accettare l'indipendenza, la libertà, soprattutto sentimentale, della donna. Il no, il rifiuto, lo scontro, creano un buco nero perché non sono accettabili, minano a tal punto la sicurezza personale?
In realtà sono i vecchi pregiudizi che sono difficili a morire e contaminano di sé ancora la società?
Oppure la donna è andata talmente avanti da minare la sicurezza dell'uomo?
Oppure ancora il femminismo non c'entra niente bensì la nuova generazione manca di una sana educazione alla gestione corretta delle emozioni?
Al corso sulla scrittura di genere che ho fatto qualche anno fa all'università ci dicevano che dal punto di vista del subconscio la "sottomissione" della donna(non necessariamente violenta, ma anche solo ideale, il percepirla comunque come cosa "mia") fa da specchio rinforzante dell'identità maschile. La donna che si emancipa, che esce da questo schema, cessa di fare da specchio e non rimanda più all'uomo la propria immagine, causando una perdita d'identità che l'uomo dovrà compensare.
Ecco, mi pare che siamo un po' in mezzo a una crisi simile. Guardando la generazione più giovane ho come l'impressione di vedere ragazze sicure, che sanno quello che vogliono, che si innamorano perdutamente e fanno anche le loro cazzate, ma che sanno cosa vogliono dal punto di vista sentimentale e sessuale. Vedo ragazzi invece molto insicuri e mediamente più deboli, che non si riprendono facilmente da una delusione o un conflitto, che dopo una rottura sentimentale portano rancore e non sanno andare oltre. Ecco, li vedo davvero più in crisi, come se non avessero ancora compensato il gap con le colleghe femmine.
Voi che ne pensate? Sono idiozie da psicanalisti di vecchio stampo o c'è qualcosa di vero?
Intendo quel tipo particolare di violenza tra un compagno e una compagna, volgarmente chiamato delitto passionale o sentimentale.
Questo tipo di violenza, parliamoci chiaro, è sempre esisitita, perché purtroppo da che mondo è mondo, come scriveva Jack London ne "La Valle della Luna", il mestiere più difficile del mondo è quello della donna. Lui parlava della società americana attorno alla crisi del 1929. Ma certo, a parte rare eccezioni nei paesi più ricchi, l'esser donna non è effettivamente facile.
Ma in un contesto come il nostro, in cui bene o male la donna sembrerebbe aver raggiunto una indipendenza abbastanza soddisfacente, mi pare che rispetto anno fa casi di questo genere si siano moltiplicati. Forse è una amplificazione artificiale da parte di chi ha interesse a far correre la notizia macabra.
Comunque il mio interrogativo è questo.
Qual'è la considerazione della donna e soprattutto l'educazione o diseducazione sentimentale che sottende a un panorama del genere?
Assodato che il delitto d'onore vergognosamente era previsto nel codice fino a relativamente poco tempo fa perché l'abrogazione definitiva risale (udite udite, fonte Wikipedia) nel 1981... Siamo un paese particolarmente arretrato per quanto riguarda la considerazione femminile rispetto agli standard medi europei.
Ma al di là dei dati.
Quando si va a indagare nei casi di cronaca più recenti, si viene a scoprire che in genere si parla di ragazzi e ragazze giovani, che in teoria dovrebbero aver introiettato un'immagine diversa rispetto a quella del vile "possesso" di corpo e anima femminile. Pare invece che (parlando ovviamente per generalizzazioni) il ragazzo medio di oggi abbia difficoltà ad accettare l'indipendenza, la libertà, soprattutto sentimentale, della donna. Il no, il rifiuto, lo scontro, creano un buco nero perché non sono accettabili, minano a tal punto la sicurezza personale?
In realtà sono i vecchi pregiudizi che sono difficili a morire e contaminano di sé ancora la società?
Oppure la donna è andata talmente avanti da minare la sicurezza dell'uomo?
Oppure ancora il femminismo non c'entra niente bensì la nuova generazione manca di una sana educazione alla gestione corretta delle emozioni?
Al corso sulla scrittura di genere che ho fatto qualche anno fa all'università ci dicevano che dal punto di vista del subconscio la "sottomissione" della donna(non necessariamente violenta, ma anche solo ideale, il percepirla comunque come cosa "mia") fa da specchio rinforzante dell'identità maschile. La donna che si emancipa, che esce da questo schema, cessa di fare da specchio e non rimanda più all'uomo la propria immagine, causando una perdita d'identità che l'uomo dovrà compensare.
Ecco, mi pare che siamo un po' in mezzo a una crisi simile. Guardando la generazione più giovane ho come l'impressione di vedere ragazze sicure, che sanno quello che vogliono, che si innamorano perdutamente e fanno anche le loro cazzate, ma che sanno cosa vogliono dal punto di vista sentimentale e sessuale. Vedo ragazzi invece molto insicuri e mediamente più deboli, che non si riprendono facilmente da una delusione o un conflitto, che dopo una rottura sentimentale portano rancore e non sanno andare oltre. Ecco, li vedo davvero più in crisi, come se non avessero ancora compensato il gap con le colleghe femmine.
Voi che ne pensate? Sono idiozie da psicanalisti di vecchio stampo o c'è qualcosa di vero?