Nascita di (Elettra) Sofia (molto lungo)

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Kitiara
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Nascita di (Elettra) Sofia (molto lungo)

Post by Kitiara »

Finalmente forse riesco a sedermi e a scrivere il racconto della nascita di (Elettra) Sofia, sempre se il gatto la smette di dormire su tastiera e mouse...

Tutto, durante la gravidanza, è sempre andato benone: le analisi sono sempre state perfette, non sono mai stata male per gli integratori, ho preso pochissimo peso e solo di pancia, abbiamo frequentato un bel corso preparto... Tu ti sei fatta sentire sempre con calci, pugnetti e rotolamenti. Alla fine ero stanchissima, mangiavo meno perchè ormai avevi poco spazio e mi premevi sullo stomaco, ma andava bene così. Arrivati alla 40^ settimana abbiamo fatto il controllo di routine (CTG ed eco) e visto che tu stavi benone e io avevo qualche contrazione. Purtroppo, però, nessun altro indizio di una tua nascita imminente. Siamo così arrivate insieme al controllo della 41^ con una situazione invariata e in ospedale non hanno voluto tenere conto del fatto che probabilmente eri più giovane di 4-5 giorni e che una prima gravidanza potrebbe arrivare alla 42^ settimana, così hanno deciso di ricoverarmi domenica 23 per l'induzione. Avrei potuto rimandare, ma ero così sfibrata che mi sono lasciata convincere, anche se col senno di poi, magari col supporto di papà, avrei dovuto...
Perciò eccoci qui, con cartella e borsa, alle 7 di mattina, in ospedale. Dopo il controllo solito mi portano in sala travaglio blu (quella di “emergenza” perchè la più piccola) e mi visitano decidendo di iniziare con un gel vaginale perchè meno invasivo, dato che la tua testina è proprio lì vicina all'uscita e, seppur irregolari, ho le mie contrazioni spontanee. Mi lasciano lì sdraiata in compagnia di papà e attaccata al tracciato per un'oretta, poi mi posso alzare per tornare in camera dove ci sono i nonni ad aspettarci. Comincio a sentire più dolore ma sono molto positiva perchè ne io ne te abbiamo avuto reazioni strane al gel e so che da qui a poche ore ti potrò tenere tra le braccia. Nonostante lo sconforto e il senso di sconfitta per l'essere ricorsa all'induzione, mi sento felice.
Comincio a sentire le contrazioni aumentare d'intensità ma non moltissimo, riesco persino a pranzare un pochino. Dopo 6 ore dal primo gel mi visitano, ma praticamente mi trovo nella stessa situazione di prima: contrazioni più regolari ma collo dell'utero ancora chiuso, seppure morbido e più anteriore. Mi applicano quindi il secondo gel e mi riattaccano al CTG. Prendo possesso della sala travaglio gialla, quella con la vasca, e io e papà non possiamo fare altro che aspettare. Le contrazioni si avvicinano e diventano sempre più dolorose ma non portano a nulla. A volte sono così intense che piango ma per fortuna papà è sempre con me, comprensivo e pieno di parole dolci, di tenerezza e di attenzioni, mi tiene la mano, mi sostiene, mi da coraggio. Ogni cambio turno subisco la visita interna, sempre durante la contrazione e sempre molto dolorosa, non posso fare a meno di gemere e versare qualche lacrima, trovando consolazione nelle ostetriche e freddezza da parte delle ginecologhe, cosa che mi abbatte ulteriormente, anche perchè il responso è sempre quello: dilatata a malapena di un centimetro nonostante il trascorrere delle ore e le contrazioni. Non posso farci nulla, mi sento impotente, incapace di gestire il mio corpo, il mio parto. L'unica consolazione è sapere sempre che tu stai benissimo. Ti sento bassissima, con la testina così vicina all'uscita che mi pare impossibile l'idea che tu sia imprigionata dentro di me!
Le ore passano, nulla cambia, decidono di farmi una flebo di antispastico per farmi stare meglio ma io rifiuto e rimango immersa nell'acqua calda della vasca, aspetto, ma la ginecologa insiste; col passare del tempo finalmente mi dicono che serve per far rilassare i muscoli della cervice e per farmi dilatare, cosa che mi pare sensata, allora accetto (se mi avessero spiegato prima avrei detto di si...) e mi infilano un catetere venoso, eppure nemmeno questo funziona! Papà torna a casa per far uscire un po' il gatto, pulirgli la cassetta, darsi una sistemata; i nonni vanno e vengono, esco a salutarli un attimo in stanza ma stare così male davanti ai parenti delle mie compagne di stanze, tutte con i loro frugoletti tra le braccia, mi fa uscire di senno, perciò prendo la cena del papà e torno in sala travaglio. Vado avanti a the e biscotti, cammino, mi siedo, mi sdraio, piango, urlo, “reggo il muro”, provo a stare sul water ma sto ancora peggio (e qui decido di non chiedere lo sgabello olandese, che all'inizio pensavo fosse una buona idea usare), mi appoggio al letto... Non cambia nulla! Provo tutte le tecniche che ho letto ma mi stanco e basta, così passo dalla vasca al letto... Decidono di lasciarmi tranquilla di notte, le ostetriche dolcissime si avvicendano, qualcuna rimane lì a scambiare quattro chiacchiere sugli animali per distrarmi, altre mi lasciano sola e si affacciano ogni tanto per sapere come sto e portarmi del miele o della marmellata... Torna il papà, mi tiene la mano, mi bacia, mangia e alla fine crolla sulla poltrona, perciò lo lascio dormire e mi rifugio nella vasca. Verso le 5 di mattina finalmente perdo il tappo e comincio a sanguinare un po', niente di preoccupante, confidiamo che sia perchè mi sto dilatando, mi fanno un tracciato e tu stai benissimo. Arriva il mattino, mi ricontrollano e la ginecologa non vuole nemmeno considerarmi in travaglio visto che sono sempre dilatata pochissimo, dice che passa poco più di un dito! Decidono di non applicarmi il terzo gel, dopo poco passano alla flebo di ossitocina per cercare di regolarizzare le contrazioni, che sono sempre piuttosto intense. Presto diventano fortissime, comincio a urlare, a contorcermi, ad avere paura, ma papà è sempre lì con me, mi tiene le mani anche se mi divincolo perchè so che sto stringendo, mi bacia, mi parla. Arrivano due ostetriche meravigliose, mi dicono che queste sono doglie e che ormai sto per partorire, mi sostengono, mi fanno cambiare posizione, mi fanno dondolare sulla palla, mi mettono pezze calde sui lombi, insegnano a papà a farmi dei massaggi per darmi sollievo, mi incoraggiano ad ogni urlo... Il dolore peggiora, non appena sento che sta per passarmi una doglia ne arriva subito un'altra velocissima, vedo e sento la pancia che si irrigidisce, ho sempre più paura. Mi dicono “basta, fatti fare l'epidurale” ma io voglio tenere duro, voglio il mio parto il più naturale possibile ma sono stremata, urlo da ore, ormai, il dolore mi pare intollerabile, non riesco più a gestirlo da sola. Intanto è arrivata di nuovo l'ora delle visite, chiamano fuori papà perchè i suoi zii sono passati a sentire come va, e come lui esce la nausea che sento da un paio d'ore scoppia e vomito stile esorcista, mi ci vogliono 6 traverse e io non mi capacito di dove fosse tutta quella roba visto che da un giorno e passa non mangio nulla a parte un paio di biscotti! Per fortuna smetto poco prima che torni papà, altrimenti l'avrei visto correre in bagno... Mi dicono che sono coraggiosa, una guerriera, che ho lottato come una leonessa ma che così non ce la posso fare, che non mi sto godendo la tua nascita. Di nuovo cedo, va bene, fatemi l'epidurale, non ce la faccio più! Si dovrebbe aspettare una dilatazione di 3 centimetri ma sono di poco meno, eppure decidono insieme all'anestesista di farmela lo stesso, quindi ecco un altro catetere, nella schiena, una fatica immensa stare ferma per farmelo inserire... Va leggermente meglio ma non troppo, mi pare di uscire di senno! Ormai è pomeriggio fatto, mi visitano e finalmente mi dicono che comincio (comincio!) a dilatarmi, arrivo a grassi 4 centimetri e possono darmi una seconda dose, più forte, di anestetico. Nel frattempo congedano il papà, pronosticando ancora parecchie lunghe ore di travaglio. Fatalità poco dopo c'è il cambio turno e mi ritrovo da sola con un'ostetrica freddissima, che orbita attorno a tubi e macchinari come se nemmeno esistessi, come se su quel lettino non ci fossero che lenzuola e cuscini, che ignora ogni mio lamento, che non mi dice una parola di conforto nemmeno quando la guardo negli occhi, che mi fa sentire sola come un cane in mezzo alla strada. Mi contorco e non mi degna di un'occhiata, urlo ed è sorda, torna l'anestesista e lei se ne esce persino dalla stanza, lasciandomi completamente sola!!! Ma tu stai sempre bene, mi aggrappo al suono del tuo cuore forte e deciso, ti muovi e cerco di prestare tutta la mia attenzione a te, cerco di parlarti, cerco di immaginare la tua nascita, cerco di pensare a fiori che si aprono, alle onde del mare, alla tua testina che esce, e solo a questi pensieri riesco a convincermi che va tutto bene.
D'improvviso qualcosa cambia, sono su un fianco e sento il dolore arrivare e con lui l'urgenza di spingere; stringo i denti e resisto perchè l'ostetrica non c'è e sono completamente sola nella stanza, anche se chiamo lei non arriva. Mi sento abbandonata, triste, sperduta... Passa, mi rilasso, ma ecco di nuovo il dolore e lo stimolo. Finalmente l'ostetrica torna e mi trova piegata in due a tenermi lì sotto con entrambe le mani, le dico della mia sensazione e mi risponde “per carità, no, non spingere! Non puoi essere ancora dilatata!”, eppure eccone un'altra e un'altra ancora! Mi chiede se questo stimolo è davvero così forte, le dico di si, che faccio fatica a trattenermi, allora decide di guardarmi, mi giro, apro le gambe e la vedo sgranare gli occhi. Mi dice “vedo i capelli! Io smonto il letto, tu prendi il telefono e chiama tuo marito!”. Chiama assistenza e arrivano due infermiere mentre toglie i pezzi del letto, chiamo papà che di corsa mette i resti della pizza in frigo e si fionda in macchina.

Mi chiedono in quale posizione mi senta di stare ma voglio solo stare seduta dritta, sono troppo stanca per alzarmi o mettermi carponi, anche se me lo propongono e io so che avrei i supporti per stare comoda, perciò mi alzano lo schienale e mi posizionano le maniglie a portata. Appoggio i piedi ai supporti e finalmente l'ostetrica mi da consigli sulla posizione, ottimi consigli, mi sento tutto sommato comoda e spingo mentre mi rilasso dal bacino in giù. Ricordo tutto quello che ho letto per prepararmi a questo momento: rilasso la mandibola, rilasso gli sfinteri, me ne frego di cacche e pipì! Spingo due volte ad ogni contrazione, me ne bastano 3, sento la tua testa muoversi, scivolare ed infine uscire! Ti vedo, la testina, poi le spalle, percepisco ogni parte del tuo corpicino passarmi attraverso per poi vederla uscire e, Grande Madre, è la sensazione più bella che abbia mai provato in tutta la mia vita! Ti guardo mentre l'ostetrica ti sostiene nel passaggio e tutto il dolore scompare, tutte quelle ore cessano di esistere, tutta la paura svanisce e mi rimangono solo stupore, gioia e amore. Velocemente l'ostetrica ti pulisce il nasino e ti guarda; questione di pochissimi secondi e poi ti solleva e ti appoggia sul mio petto, ed è in questo istante, alle 16.13 del 24 ottobre, che la porta si apre ed entra papà! Avrei voluto che fosse lì con noi, che ti guardasse venire al mondo, che mi tenesse la mano e sostenesse la schiena per vivere pelle a pelle il tuo arrivo, per ripagarsi di tutte quelle ore chiuso con me in quella stanza. Invece eccolo lì, imbalsamato sull'uscio con uno sguardo un po' mortificato, un po' meravigliato, un po' intimidito. Tu hai cominciato a piangere appena uscita, ma come ti accolgo tra le mie braccia smetti; ci guardiamo negli occhi e tu sorridi! Senti il mio cuore esplodere, provo un'emozione del tutto nuova, non mi sento nemmeno me stessa, è tutto così strano, come se l'intero mondo fosse sfocato e solo i tuoi occhi e il tuo viso avessero senso. Papà è lì, tra i cavi e i tubicini, a guardarti con gli occhi sgranati, uno sguardo di pure amore e commozione che mai avrei pensato di vedere su di lui. Non ci interessa tutto il sangue e la cacca di cui io e te siamo coperte, solo tu importi, tu sul mio petto nudo, coperta con una pezza calda, tu che ci guardi pacifica, con quel mezzo sorriso e lo sguardo sereno. C'è un gran daffare ai miei piedi, tra il prelievo del sangue cordonale, l'espulsione della placenta, spinta fuori senza problemi dopo pochissimi minuti, la marea di punti che mi devono dare visto che mi sono lacerata fino al sedere... Ma non importa, tu sei qui! Ci scappa persino una risata quando sento l'ostetrica dire “ah, mi chiedevo da dove venisse quest'acqua: è lei che fa pure la pipì!”. Papà ti da una carezza timida sulla testa, un tocco dolce, carico di un amore assoluta, totale, indissolubile. Finito di darmi i punti e di lavarmi, mi aiutano con una pezza umida a pulirmi il petto e poi a girarmi su un fianco per permetterti di prendere il seno per la prima volta. Tu non hai esitazioni e ti fanno i complimenti per la boccuccia ben aperta, le labbra in fuori, la forza con cui cominci subito a poppare abbracciata da me e papà. Portano nella camera il mio letto, ti prendono perchè il papà ti possa fare il primo bagnetto e io ne approfitto per pulirmi meglio e sdraiarmi tra le lenzuola pulite. Te ne stai lì, tra le manone del tuo babbo sotto l'acqua calda, sento che gli spiegano come tenerti e poi lo mandano a prendere i tuoi vestitini. Degna figlia bastarda di genitori bastardi, tirata fuori dall'acqua sei riuscita a fare di nuovo la cacca mentre cercavano di metterti il pannolino... 3 volte! Povero papà... Ritorni tra le mie braccia e possiamo stare insieme noi tre soli per due ore, a conoscerci, a rilassarvi, a godere dei nostri primi momenti come famiglia.
Pesi 3,434 chili, sei lunga 51 centimetri, hai capelli scuri già folti e sei vispa come ti pensavo quando ti sentivo muovere nel mio ventre.

Le 48 ore di ricovero passano tranquille, nonostante qualche battibecco con le ostetriche che non mi credono in grado di capire che hai mal di pancia e non fame: ti costringono ad attaccarti al seno dalle 16 alle 23 passate, dando una marea di pizzicotti ai miei capezzoli e spingendoti la testina a forza contro il capezzolo; a niente vale il mio far presente che hai poppato tanto e che ora non ne vuoi più, che tiri le gambe e che non mi pare tu abbia scaricato! Mi danno della madre degenere, mi dicono che hai fame e ti devo dare da mangiare, alla fine ti vogliono portare nella nursery per darti della glucosata, ma io mi oppongo ricevendo delle occhiatacce fulminanti! Alla fine avevo ragione io, come testimonia il fatto che, prendendo l'iniziativa ti giro a pancia in giù sul mio braccio e dopo poco tempo di massaggio vigoroso ecco delle belle scoreggine e tu ti calmi! Al che direi: mai sputare sull'istinto materno, mannaggia!

Per il resto hai fatto quello che dovevi fare, hai vomitato un po' di sangue, ma con tutto quello che ho perso durante e dopo il parto sarebbe stato strano il contrario; sono riuscita comunque a muovermi presto, con cautela a causa della pressione a terra, a sedermi subito e ad arrangiarmi senza problemi.

Alle dimissioni pesi 3,114 kg; dopo due giorni, alla visita dalla pediatra, 3,250 kg, prendendoti sotto la pancia stai dritta come un'asse! Esattamente una settimana dopo, il martedì, ti cade il cordone ombelicale; il venerdì, alla seconda visita, pesi 3,515 kg! E ci credo, mangi come un lupo!

Dopo un mese pesi 4,160 kg e sei lunga 54 centimetri; continui a sorridere come il giorno della tua nascita, tant'è che spesso non mi accorgo che sei sveglia, ti guardo e ti trovo nella tua culla a sorridere al nulla; ti diverti sul fasciatoio quando il papà ti fa fare ginnastica muovendo le gambine; adori fare il bagnetto ed essere massaggiata; durante la poppata muovi un piedino e poi l'altro come al ritmo di una musica che solo tu puoi sentire, e quando ti stacchi rilassata metti un pugnetto sotto al mento o sotto la guancia e guardi in alto come le dive nelle foto in bianco e nero; quando sei nervosa ti dobbiamo tenere in due per riuscire a farti attaccare al seno perchè, come dice la pediatra, sei “assatanata”, ma poi ti calmi e mi guardi negli occhi, come se mi volessi dire tante cose, e nei tuoi leggo una saggezza profonda e sconosciuta, come se tu adesso capissi tutto, come se non ci fossero misteri nell'universo che non siano svelati per te, come se volessi raccontarmi tutto... Chissà a cosa pensi...
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marylizard
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Post by marylizard »

Non ho solo pianto, ho SINGHIOZZATO. E ho la maglia tutta bagnata.
I motivi sono innumerevoli.
Te li scrivo qndo mi son calmata.

Siete belllissime, lo so.
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Simom
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Post by Simom »

tutto in un fiato vi ho lette, è incredibile quanto amore portino i figli.
Grazie del tuo racconto
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