Alla luce dei fatti in Giappone

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beatrix

Messaggio da beatrix »

NOn ho letto tutto e sono in ufficio non posso in tervenire
ma volevo linkarvi questo

http://www.corriere.it/editoriali/11_ma ... 4513.shtml


MariannaMJ

Messaggio da MariannaMJ »

beatrix ha scritto:NOn ho letto tutto e sono in ufficio non posso in tervenire
ma volevo linkarvi questo
http://www.corriere.it/editoriali/11_ma ... 4513.shtml
difatti...quello che un pò prima ho chiamato politica energetica.

oltre al fatto che pure Milano è a sud della GErmania, e questo la dice tutta sulla nostra poca lungimiranza.
negli utlimi vent'anni la Germania è diventata il maggior esportatoer MONDIALE di pannelli solari.
la GErmania. che non mi sembra nell'immaginario collettivo porpio una delle terre più baciate dal sole.
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Ambra
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Messaggio da Ambra »

Eppure anche in Germania dilaga l´ignoranza nella gente comune.
Intanto Schroeder aveva detto che avrebbe tolto le centrali entro il 2012 e col kaiser,
la Merkel ha prorogato fino al 2024.
Secondo se parli con gente tipo mio suocero vedrai che sono convinti che
con il fotovoltaico e le altre rinnovabili NON CI SI RIUSCIREBBE a coprire il fabbisogno.
Terzo si fanno infinocchiare alla grande...le bollette dell´elettricità che pagavo
a Berlino (nucleare) erano IDENTICHE a quelle che pago a Roma..altro che risparmio!
Quarto..grande popolo di ecologisti che comunque ricicla bene ma sa anche altrettanto bene che c´è un unico impianto in tutta la Germania capace davvero di riciclare i materiali...
BAH
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Palli
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Messaggio da Palli »

Fragolablu ha scritto:La Germania, ad esempio, ha impostato il suo fabbisogno energetico nei prossimi 20 anni all'80% su sole e vento, le alternative ci sono.
E se l'ha fatto la Germania, vuoi che, potenzialmente parlando, non possa farlo il Bel Paese?

Io da sempre sostengo che in Italia le alternative, pulite tra l'altro, ci sono. Più che altrove.

Di certo però c'è anche meno interesse a sostenerle perchè forse fruttano molto meno tornaconto.
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veruz
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Messaggio da veruz »

sono col cellulare quindi sintesi estrema. A me preoccupa soprattutto che in questo paese niente è pensato senza passare dalle mafie e dagli interessi di una classe dirigente troppo ignorante e corrotta. Mi chiedo che fine ha fatto il referendum?
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Linda Eva
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Messaggio da Linda Eva »

Sono d'accordo con Ambra, Marianna Mj, (EDIT:Nene70)...QUOTO TUTTO



Avevo scritto anche qualcos'altro, ma si è cancellato e ora non c'ho più voglia!!!!
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veronica.74
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Messaggio da veronica.74 »

nene70 ha scritto:a me non preoccupano tanto le centrali in se..
ammesso e non concesso che siano costruite con tutti i criteri dal caso, ce ne sono talmente tante vicine a noi che in caso di incidente saremmo contaminati ugualmente..chernobil la dice lunga..

quello che mi fa pensare è se non riusciamo a gestire le immondizie normali, perchè ci son intrallazzi spaventosi,mi chiedo come sarà gestisto lo smaltimento delle scorie nucleari?
e poi..
con le gare agli appalti gestite dalla mafia e da gente senza scrupoli, come avremo le sicurezze di una costruzione ad oc?e per le eventuali emergenze?

nessuno mi toglie dalla mente le costruizioni moderne in sabbia di mare dell'aquila..e le conseguenze che questi squali hanno provocato..

io non sono assolutamente d'accordo..
non lo era l'italia, che con un referendum ha votato e detto il suo no...
ma che è stato tranquillamente scavalcato..

ci sono un sacco di alternative al nucleare, che forse se davvero fatto con tutti i crismi e carismi,forse e dico forse potrebbe anche essere sicuro..
ma non in un paese dove il fottersi uno con l'altro senza pensare alle conseguenze che cio' comporta è la cosa principale.
la penso esattamente come te . no al nucleare
MariannaMJ

Commento con ritardo agli ultimi interventi di Ambra e Veruz,

Messaggio da MariannaMJ »

non quoto perché senno mi viene fuori un papiro - e già così lo è.

Rispondo col vantaggio che la Merkel ha rivisto la politica energetica tedesca, applicando secondo me quello che è il principio di precauzione, e non l’ondata emozionale.
Mi chiedo come mai noi italiani, campioni in tendenza al melodramma, in questo caso sembriamo vittime di una mutazione genetica. Vedendo ieri sera le percentuali di Ballarò sono rimasta a bocca aperta – si è spostato solo l’11% dell’opinione pubblica dopo l’evento Giappone. E’ chiaro che ci avvantaggia il fattore distanza. Se l’incidente fosse avvenuto in Francia o in Germania si sarebbe spostato il 40% dei pro verso i contro.

Le voci di costo che finiscono in bolletta sono tante, è difficile fare un paragone tra quello che paghiamo noi qui e quello che paga tuo suocero lì…di sicuro del minor costo energetico nucleare (che costa di meno a kWh perché parecchie “esternalità”, quali lo smaltimento delle scorie ed i potenziali danni alla salute, non li computa nel novero dei costi ma le scarica sulle comunità) non ce ne avvantaggeremmo nel breve periodo (anzi, dovendo finanziare i reattori e le centrali nuove, probabilmente si aggiungerebbero altre voci di costo in bolletta).

Ci dimentichiamo troppo spesso che siamo stati un paese competitivo, genio planetario dell’artigianato, anche senza centrali nucleari.
Siamo (da sempre) un paese “povero di risorse e ricco di energia” (come recitavano i sussidiari delle elementari citati da Paolini nel suo capolavoro sul Vajont), stretti tra Europa ed Asia, eppure siamo diventati eccellenti in parecchi settori grazie al LAVORO.
Adesso – tormento e ritornello marcegagliano - c’è più richiesta di energia da parte delle industrie? Benissimo. Cerchiamo alternative nel breve termine, perché se aspettiamo 20 anni per avere una centrale nucleare vuol dire che per 20 anni non recuperiamo terreno in competitività. E nel frattempo avremmo chiuso tutte le industrie più energivore, acciaierie comprese.

Per quanto riguarda i referendum abrogativi dell’87.
I quesiti sul nucleare erano solo 3 e non erano domande generiche di scelta etica tipo “nucleare sì o no”. Erano domande molto precise ed appunto abrogative della normativa allora esistente, qui i testi presentati:
http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum ... _in_Italia
Il primo era sull’intervento statale, il secondo sui contributi di compensazione, il terzo sulle attività di Enel all’estero.
Enel di adesso non è più l’Enel Ente Nazionale Energia Elettrica cui si applicava il quesito dell’87 - dal ’92 è una S.p.A. quindi un’azienda privata (anche se l’azionista di maggioranza rimane sempre il MEF). Quindi il terzo quesito referendario non si applica più, difatti, a titolo di esempio e nel pieno della legalità potete vedere uno degli ultimi progetti di Enel:
http://www.enel.it/eWCM/salastampa/comu ... _PDF-1.pdf
Quindi fare una centrale nucleare in Italia, da un punto di vista prettamente legale, è possibile.

Ultimo e poi chiudo.
Non mi piace per niente quando si dice che avere le centrali nucleari entro 200km dal confine è come averle a casa.
Primo, perché gli scenari di un’analisi di rischio dipendono dalla localizzazione.
Secondo, perché i rischi si cumulano.
Quindi se vivo ad Aosta e succede un incidente di livello 6/7 nel sud-est francese, ho un livello di rischio da beccarmi pari a X millisievert.
Se succede alla centrale vicino casa, mi becco il livello Y, e Y è SEMPRE più grande di X (non perché siamo incapaci – quello al max influenza la probabilità di un determinato scenario - ma perché mi sta più vicino), quindi le conseguenze per me sono decisamente peggiori.
Se succede contemporaneamente, perché mi dice sfiga, mi becco X+Y, che è SEMPRE più grande di X.
Insomma il discorso è di una banalità algebrica estrema che ancora mi chiedo come sia plausibile sentire certe frasi superficiali pronunciate dalla classe dirigente di questo paese.

Classe dirigente che ancora delira sull’indipendenza energica dell’Italia quando oltre le Alpi i nostri vicini di casa parlano di indipendenza energica dell’EUROPA, di reti INTEGRATE e di smart grid. Noi invece ci vogliamo staccare da tutti.
Ma che presuntuosi. Ci vorrebbe un bel terremoto che stacca le Alpi dal continente e ci butta alla deriva nel Mediterraneo, così ci godiamo meglio il sole e siamo tutti felici e abbronzati, pronti ad andare in televisione per la celebrità.
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