SOS tata

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Teresa
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Post by Teresa »

lenina wrote:Cioè che ci siano dei traguardi che bisogna raggiungere a una data età e che i bimbi che non li raggiungono o hanno problemi oppure mamme incapaci
mah io penso invece che non ci sia niente di male nel riconoscere che ciascuno di noi, per una naturale predisposizione, abbia delle prerogative caratteriali e delle convinzioni che si traducano in una volontà (leggasi pazienza, forza, tenacia) che ci sostiene nel raggiungere determinati risultati, piuttosto che altri.
Poi, e' chiaro, molto dipende anche dalla natura del bambino.

Io quando incontro mamme ( e ne incontro tante) che mi dicono che i loro figli mangiano TUTTO, penso che sono state fortunate (un minimo di predisposizione ci vuole!) ma che sono state anche molto PAZIENTI.

E di questa pazienza, evidentemente, se ne fanno vanto.

Ora e' chiaro che quando trovo l'interlocutrice che mi rompe i maroni con l'atteggiamento della super mamma anche io sfodero le mie argomentazioni.

" si ma l'importante e' che mangino.
poi cresceranno e mangeranno tutto
tanto ingeriscono gli elementi necessari
" etc etc

perche' e' chiaro che tutto cio' che facciamo, se siamo mamme intelligenti e responsabili, lo facciamo secondo un nostro criterio di costo/beneficio.
E quindi e' palese che le mie "mancanze" non sono certo un dramma irrecuperabilie e quando incontro mamme che, piuttosto che celebrare la loro pazienza, tentano di screditarmi, difendo la mia natura di madre con tutta me stessa.
Carla 4/12/03
Mena 2/05/06

"Abbiamo messo i bambini in compezione tra loro senza dargli alcuna forza interiore. Abbiamo arricciato i loro capelli e distorto le loro menti. Li abbiamo educati, ma non abbiamo dato loro saggezza."
Tonkahaska
Teresa
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Post by Teresa »

lenina wrote:Io non vedo opportunità per il bambino nell'imporre le cose a tappe standard senza tenere conto della sua individualità.

Perchè il ciuccio toglierlo a 2 anni e non a 2 e mezzo o uno e mezzo?
Perchè non lasciarglielo finchè ne sentono il bisogno?

Qual è per l'autonomia del bambino il vantaggio nel non usare il passeggino?

Nel nostro caso visto dove abitiamo significherebbe prendere la macchina per andare al parco (non sarebbe obiettivamente possibile pretendere che faccia andata e ritorno a piedi dopo magari essere stato all'asilo)
significherebbe rinunciare a lunghe passeggiate che piacciono a tutti (anche a lui non è che sta sempre sul passeggino ci va quando è stanco se no corre cammina)
Perchè obiettivamente per un bimbo di 3 anni camminare per 5-6 chilometri per di più si strade saliscendi è dura, non gli darei un'opportunità pretenderei da lui qualcosa di troppo (l'alternativa sarebbe rinunciare alle passeggiate e usare molto di più la macchina ma sarebbe un'opportunità? ne avrebbe vantaggi?)

per noi l'alternativa e' stata abituarle a fare lunghe passeggiate.

onestamente quando avevano 3 anni anche io ho maledetto mio marito spesso e volentieri, pero' ora che ne hanno 7 e 5 vedo che - a diffrenza dei loro coetani- hanno una grande resistenza nel passeggio e questo secondo me e' un beneficio rispetto al trasporto in un passeggino.


Ma, ripeto, non faccio nessuna crociata a chi usa passeggini a tarda età, o ciucci o altro.

Ma che mi si dica che con o senza sia lo stesso, mi sembra solo un po' un paradosso.

Io penso che senza questi pezzi di autonomia si possa campare bene uguale, ma che "con" sia un tantino piu' semplice.
Carla 4/12/03
Mena 2/05/06

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LauraDani
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Post by LauraDani »

Teresa wrote:mah io penso invece che non ci sia niente di male nel riconoscere che ciascuno di noi, per una naturale predisposizione, ha delle prerogative caratteriali e delle convinzioni che si traducono in una volontà (leggasi pazienza, forza, tenacia) che le sostiene nel raggiungere determinati risultati, piuttosto che altri...
in tutto questo io mi chiedo: la pazienza, la forza, la tenacia, la volontà si possono sviluppare?
cioè esercitare, accrescere, aumentare, far evolvere?
e se sì, come?
perchè io un pò questa cosa ce l'ho dentro (per come sono stata cresciuta io, si intende) e cioè che ad essere pazienti si insegna, così come ad essere tenaci e ad aver costanza, a resistere nei momenti difficili
e come posso insegnare a mio figlio la pazienza?
la resistenza alla frustrazione?
la costanza dell'impegno?
(sono domande che mi faccio, e mi scuso se non c'entrano niente, però a volte io credo che se la Daniela affronta una difficoltà, piccola per me ma grande per lei, è come se si allenasse ad affrontare difficoltà più grandi. e questo mi sembra un bene)
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
m entre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia
.

(E. Montale)
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