Superaffaella wrote:
Ma nella scuola reale le maestre hanno sempre una fretta boia,
frignano perche' han poco tempo
e chiedono la nostra collaborazione.
dovremmo chiederci però se questa scuola reale da pari opportunità a tutti gli studenti.
Perchè se le maestre come spesso accade si basano sulla collaborazione dei genitori i bimbi con genitori stranieri sono destinati a rimanere impreparati.
Il ruolo del genitore dovrebbe essere di sostegno e non di aiuto pratico, anche perchè non siamo in grado spesso di spiegare in modo corretto e con gli stessi metodi che utilizzerebbero le maestre.
Se i programmi non vanno bene le maestre devono farlo presente se tutte le classi non li completano diventerà chiaro.
Se i programmi sono fatti bene allora la spiegazione deve essere fatta a scuola, e anche rifatta quando serve.
Seguire un bambino nei compiti a casa è un discorso, fare le veci della maestra un altro.
Solo che spesso ci si aspetta genitori maestri.
Oltre a chi ha genitori stranieri c'è chi ha genitori che lavorano.
Non è giusto che il tempo passato assieme debba essere speso per i compiti.
Logica vuole che il bambino faccia i compiti prima dell'arrivo dei genitori con chi lo segue (anche un nonno che non è detto possa aiutarlo).
E che il tempo con i genitori sia dedicato a attività più leggere anche perchè la sera si è stanchi poi.
“Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti.” (Ettore Petrolini)
http://franceefamiglia.com/
Mamma di Lorenzo: 04/12/2007 e di Marzia (ex parassitina poi BIMBA BUFFA ora
BIMBA PAZZA) 27/12/2010
“…Anche se, adottando certi metodi, i nostri figli, forse, mangerebbero meglio o dormirebbero di più, ci ubbidirebbero senza lamentarsi o starebbero un po’ più zitti, noi non li possiamo usare. E non necessariamente perchè questi metodi siano inutili o controproducenti, nè perchè causino traumi psicologici. Alcuni dei metodi che criticheremo in questo libro sono efficaci, e forse qualcuno sarà anche innocuo. Ma ci sono cose che, semplicemente, non si fanno”.
Carlos Gonzales.
Tratto da "Besame Mucho"