Raccolta testimonianze di disagio nel post partum

lory76

Post by lory76 »

E' da molti giorni che leggo il titolo del post e non so se scrivere o meno.
Scrivo, per me, per liberarmi del peso che comunque gia' si e' scaricato nel tempo, ma scrivo perche possa essere una forza per chi ci sta assando.

Io, giovane donna, solare raggiante, un vulcano di ottimismo e di sana allegria.
Decidiamo di avere un figlio e la primo tentativo resto incinta.
Sono immensamente felice, ma delle analisi mi buttano nella disperazione e passo gli ultimi sei mesi della mia prima gravidanza pensando a una vita con un bambino down.
Continuo a vivere, a ridere, a ricamare il corredino, ma (ora capisco) non penso piu' a mio figlio, non penso al parto, non mi informo sul dopo, sull'allattamento ecc.
E come se oramai fossi rassegnata a un qualcosa che nemmeno io so' cosa sara'.
Nasce greta, e' sana, bella e buona, passo sei giorni in ospedale insieme ad una compagna di letto fantastica, mi sono sembrati cinque giorni in vacanza con un'amica d'infanzia.
Mi sento forte, le infermiere mi chiedono se ho gia' altri figli, vedendomi così sicura nell'armeggiare con la cucciola.
E sono felice, tutti i dubbi sono scomparsi e posso pensare a crescere una figlia che potra' correre, saltare, parlare e vivere senza problemi.
Come entro dalla porta di casa mi assale una grande paura, mi sciolgo in un pianto, interpretandolo come lo sfogo della grande ansia provata in gravidanza.
I primi giorni vanno abbastanza bene, greta ciuccia bene, il latte sembra gia' ben rodato, non mi sembra vero di accudire una neonata con così tanta facilita' e penso: se e' tutto qui allevare un bambino piccolo vedo che non e' difficile come mi raccontavano.
Mi avvicino ai 40 giorni di vita di greta e lentamente giorno dopo giorno sento di perdere il controllo della situazione, e' ormai piu' di un mese che sono chiusa in casa, a parte i controlli di routine, e' inverno,nevica da 15 giorni, non vedo anima viva per giorni interi, mio marito e' impegnato nella pulizia delle strade e lo vedo si e no 3/4 ore la notte.
Greta cambia, o cambio io, o cambia il mio latte, o sono coliche e chi lo sa' cosa veramente e' stato, ma dalle sue regolarissime 6/7 poppate nelle 24 ore comincia ad attaccarsi sempre piu' spesso, nell'arco di 3/4 giorni mi sta' attaccata al seno anche per 17 ore in una giornata, io sono sfinita, la attacco ogni volta, ma vedere la carrozzina che si muove imperteccibilmente mi fa tremare all'idea che lei voglia di nuovo il mio seno.
Piange, disperata dalle sei di sera all'una di notte e io sono sola e comincio ad avere paura di lei. E di me.
Una sera non ce l'ho fatta piu', lei piangeva, rivoleva il seno da cui si era staccata 10 minuti prima, non la sopportavo piu', mi avvicino per prenderla dalla sua carrozzina e mentre mancano sempre meno metri da lei ho paura di farle del male..... sento un'istinto violento in me....
Sono terrorizzata, la lascio lì, da sola e corro di sopra in camera mia e piango disperata.
Chiamo mio marito e gli dico di venire immediatamente a casa da me.
Mi trova trasfigurata, giuro che l'avrei fatta finita in quel momento stesso, quello che era passato davanti a me mi aveva sconvolto e non riuscivo ad accettare di aver potuto pensare di aver paura di fare del male alla mia piccola.
Nel frattempo ho perso 7 kg. in dieci giorni.
La mattina dopo sono dal mio medico, togliamo il mio latte e inzio la cura.
In quindici giorni inizio a stare meglio, ma per un'anno circa ho difficolta' a stare da sola con greta, la sera telefono continuamente a mio marito affinche' rincasi presto.

E' passata, ora greta ha tre anni, la vivo in tutta la bellezza dell'essere madre.
E' stata dura, tanto, e' stata dura accettare di aver provato certi sentimenti, di non volerla, di non riuscire a vivere una fisicita' serena nei primi mesi.
E' passata del tutto quando sono entrata qui un'anno fa (e vi leggevo senza iscrivermi) e ho trovato tante esperienze come la mia e finalmente sono riuscita a "perdonarmi", ho capito che la mia e' stata una vera malattia e che i miei sentimenti erano dovuti a questo.
Finalmente ho potuto guardare negli occhi la mia greta piangere, chiederle scusa e prometterle che sarei stata una madre solare, ottimista, serena e canterina.
Ora sono la sua mamma ed era quello che volevo essere.

Grazie noimamme.
Dona

Post by Dona »

Eccoci all'appello.
Ci ho meditato un po'.
Giada è stata pensata, voluta e concepita nell'arco di 20 giorni.
Una gravidanza schifosissima, con una minaccia di aborto, un mese con la spada di damocle sulla testa al pensiero che c'era un rischio aumentato per la sindrome di down, minaccia di parto pretermine.
Parto abbastanza difficile, con ventosa e episiotomia.
Però.
Però nasce la mia cucciola, brutta come la morte (tutti gli ipocriti sostenevano il contrario), ma era la mia.
Io, anche se in serissima difficoltà a deambulare, contenta e gongolante del fatto di aver avuto una bimba buonissima, che mangiava e dormiva.
Arriviamo a casa.
E arrivano le grane.
Ho stazionato per 5 giorni in salotto, per non disturbare mio marito.
La piccola aveva fame.
Io non avevo ancora la montata.
Ed in più, mi ostinavo a metterla nella sua carrozzina.
Quindi vicino a me si addormentava, appena la mettevo giù partiva la sirena.
Io terrorizzata dall’idea di farle prendere il vizio.
Lei terrorizzata all’idea che la stessi abbandonando.
Mio marito?
Non c’era.
Lui lavorava ovvio.
Poi tanto la dovevo allattare io no?
All’ottavo giorno, disperata, in lacrime, stanca, e distrutta, chiamo la pediatra per chiedere l’aggiunta.
Mentre vado sento la montata lattea arrivare.
Per tirarla breve ho seguito l’allattamento a tempo non a richiesta.
Giada aveva 15 giorni, mio marito continuava a non accorgersi che io stavo lentamente scivolando nel baratro della disperazione, mi chiedeva soltanto se poteva andare a lavorare tranquillo.
Certo perché a mio marito non sembrava vero che io quella forte, organizzata, sempre lucida e razionale, avessi l’ormone impazzito e vaneggiassi a proposito di buttare di sotto nostra figlia.
Io continuo a ripetere a chiunque voglia ascoltare di aver avuto solo un grandissimo culo nel non aver fatto del male fisico a mia figlia.
Dicevo Giada aveva 15 giorni e mia nonna paterna che viveva in Molise viene a mancare.
Così mi ritrovo da sola, con mia nonna di 80 anni a farmi da mangiare, mio marito che non c’è, e i miei suoceri venuti in visita per una settimana.
Peccato che il motivo della visita fosse organizzare il trasloco definitivo.
Quindi il mio caro maritino, finito il turno di lavoro, non passava neanche da casa, andava direttamente da loro.
Alla mia richiesta disperata di aiuto, mi son sentita rispondere: ma loro hanno bisogno di me.
E io?
Tu ce la fai benissimo, hai tua nonna che ti da una mano, e poi io che posso fare?
La tetta ce l’hai solo tu amore.

Ecco da quel momento, io ho iniziato a provare un odio fortissimo nei confronti del padre di mia figlia.
E credo che in quel momento sia finito il mio matrimonio.
C’erano dei giorni in cui volevo scappare.
Si scappare.
Da tutto, ma soprattutto da mia figlia.
E non tornare più.
Ricordo un giorno, era estate, mio marito rientra da lavoro e mi trova vestita di tutto punto in attesa.
Gli comunico che devo andare a comprare un oggetto.
Lui mi risponde che ci va lui.
Abbiamo iniziato a litigare.
Finchè gli ho detto: la figlia è anche la tua, inizia a guardartela perché io non so se torno.
Cosa sia successo dopo non me lo ricordo.
Ricordo solo una porta sbattuta e due paia d’occhi che mi fissavano mentre me ne andavo.
E finalmente un giorno il mio latte finì.
Dico finalmente, perché quella era la scusa di mio marito per non alzarsi una volta a prendere la piccola, era la scusa per non prendersi in carico la bambina manco un’ora per permettere a me di farmi una doccia in pace.
Ora le scuse sono finite.
Ed io ho ricominciato a vivere.
Purtroppo nel mio caso, mi sono resa conto che anche in quel frangente, mio marito non era al mio pari, ma si aspettava che io dessi indicazioni.
Ora come padre è fantastico.
Ma io non riesco a dimenticare.
Quello che mi rimane è il sentimento della delusione.
Direi che il mio post partum qualche strascico l’ha lasciato.
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Rie
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Joined: Fri Dec 15, 2006 4:51 pm

Post by Rie »

Grazie mille a Lory e Dona!
"Ci sono persone rotonde, mia cara signora, ci sono bambini a forma, diciamo, di triangolo, perché no, e ci sono... Ci sono bambini a zigzag"
(David Grossman)
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