E’ la classica domanda che zie burlone e ammiccanti, o persino conoscenti di passaggio, prima o poi si sentono in dovere di rivolgere ai bambini grandicelli.
Io devo dire che non l’ho mai fatta, ai miei figli. Ho una motivazione personale che mi induce a evitarlo: un grumo di sofferenza passata, legata all’aver perso i miei sogni, per altro dietro pressioni dei miei genitori, e allo svolgere una professione che non amo.
Però in questi giorni, chiacchierando a tavola, il mio secondogenito si è dato ad illustrare allegramente il suo “cosa farai da grande”, e il fratello l’ha seguito a ruota.
Mi sono commossa.
Perché ho percepito il vibrante, vivido ventaglio delle possibilità; l’infanzia che sogna, con minimi conti da fare con la realtà, e che segue le sue inclinazioni senza paure, piena di entusiasmo…
Vi racconto di Alex e Fede. Poi, se volete, ascolto molto volentieri qualcosa sui vostri cuccioli!
Fede – ma esistono davvero ancora bambini con aspirazioni tanto da manuale? Ahaha! – vuole fare il pompiere.
Nella sua descrizione della cosa c’è l’essere coraggiosi, il salvare le persone, e anche una buffa dimensione collettiva. Eh sì, perché, dovete sapere, c’è un intero gruppetto di maschi della sua classe d’asilo che si vuole dedicare a tale nobile professione. M. farà il capo-pompiere, L. guiderà il fiammante mezzo rosso, L. 2 (hanno pure lo stesso nome) salirà sulle scale a salvare la gente, e il mio Federico sarà il mago della pompa ed estinguerà le fiamme.
Alex invece ha due sogni alternativi:
a) farà il pittore e venderà i suoi quadri alle gallerie, cosa che riflette il suo interesse e il suo estro per il disegno;
b) più insolito… farà il contadino, perché vuole essere a contatto con la natura, far crescere piante e animali, e anche occuparsi del territorio perché nessuno cura più gli argini dei fiumi, e basta con tutti questi impiegati chiusi negli uffici e nessuno che pensa all’ambiente e al prossimo!
Non ho commentato con altro che parole di curiosità e approvazione.
Ma Alex e Fede si devono essere accorti che avevo gli occhi un po’ lucidi, per la tenerezza, per l’augurio che, almeno loro, riescano a realizzare i loro sogni (magari con un pizzico di realismo in più ad altra età


