C'è un libro Il bambino filosofo, mi sembra che spiega come ogni bambino fin dai primi giorni in varie modalità e gradi di complessità man mano che cresce ha la capacità di costrursi nella mente una visione coerente del mondo, il suo mondo, dove ogni nuovo stimolo e conoscenza viene ad assumere un suo posto coerente con il resto della struttura. E là dove un elemento non trova un posto in essa, neanche tentando di adattarlo, rapidamente vengono rimescolate le carte e ne nasce una nuova e più evoluta visione del mondo dove anche quell'elemento assume un suo ruolo.LauraDani wrote:
Quand'ero bambino, parlavo come un bambino, avevo il senno di un bambino, ragionavo come un bambino; quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino. Ora infatti vediamo come per mezzo di uno specchio, in modo oscuro, ma allora vedremo a faccia a faccia; ora conosco in parte, ma allora conoscerò proprio come sono stato conosciuto.
(S.Paolo, Prima Lettera ai Corinzi, 11-12)
Io questo penso quando penso a Dio: io non so niente, sono talmente limitato che il paragone con il bambino mi sembra calzante: mia figlia non comprende il senso di molte delle cose che io faccio per lei, e non dubito che spesso lei "creda" in me, come se io fossi per lei qualcosa di paragonabile ad un Dio.
La sua visione è sempre perfettamente coerente (filosofia) e "scientificamente" rimodellabile sulla base di nuovi elementi e conoscenze (fondamento dell'epistemologia della scienza).
E' chiaro che ai nostri occhi la sua visione del mondo è ingenua e infantile, ma quanta saggezza inconsapevole nella capacità di adattare le proprie certezze alla luce di nuove esperienze.
E' per questo che, secondo me è incomprensibile l'ateismo così come il fondamentalismo, non lascia spazio all'evoluzione della propria coscienza (intesa in senso puro, laico).


