Sì nat, nei litigi di normale amministrazione, ci meniamo e poi facciamo la pace.
Ma stiamo parlando d'altro, parliamo di un episodio ripetuto, come quello descritto da Ester dove i più grandi, ripetutamente quando i piccoli vanno in bagno, per una regola non scritta, decidono che possono sistematicamente fare un dispetto ai più piccoli.
Tu calcola ad esempio l'inserimento scolastico difficile per alcuni bambini alla primaria, si ritrovano questo gruppetto di grandi che decide che questo è il sistema di gestire il rapporto, e i bimbi in queste dinamiche ci si tuffano da soli, non so se sono istintive o imparate tant'è che accadono.
I più piccoli si lamentano con i genitori di questi episodi, i genitori ne parlano con gli insegnanti, o col preside, che anziché provare a dire ai genitori: il disagio è sacrosanto, provvederemo, minimizza, perà decide di prendere il provvedimento di far accompagnare i bambini in bagno.
Io questo lo trovo antieducativo, i bambini devobo andare in bagno con la scorta? e che è? il pool antimafia?
Non si fa prima ad affrontare la questione e spiegare ai bambini che non è un comportamento corretto? che certe dinamiche non vanno sistemate con l'intervento dall'alto di copertura ma vanno incanalate in altre direzioni?
Io faccio due esempi.
Lapo mi torna a casa in questi giorni dicendo che non vuole più le rotelle alla bici, che non vuole più il panno di notte e non mi vuole mentre si addormenta altrimenti gli amici lo scherzano.
Io ci sorrido e queste credo siano normali dinamiche di crescita che lo aiutano e stimolano a crescere.
Succede invece che le maestre mi chiedano: Lapo ha chiesto a casa dei gormiti o delle figurine da portare a scuola da dare al suo grande? (questo l'anno scorso). Io rispondo di no, e loro mi, dicono che si sono accorte che si è instaurata questa pratica per cui i grandi chiedevano ai piccoli, forti della loro leadership oggetti in regalo, e le insegnanti, avvertite da alcuni genitori, stavano cercando di capire: dove, come e da chi fosse nata questa pratica, ci informavano e chiedevano la nostra collaborazione per scardinarla, perché non corretta.
Sono piccole cose, però vanno capite e sradicate sul nascere, altrimenti lapo l'anno prossimo diventa un grande e a sua volta chiede pegno al piccolo, e lo so anch'io che questo non fa di lui un taglieggiatore, un bullo o un mafioso, però lo è il comportamento "mafioso", e basato su dinamiche, che pur innocenti, partono da principi sbagliati.
Altra cosa: il disagio.
All'inizio dell'anno scolastico la maestra Wanda fa ai nuovi genitori sempre lo stesso discorso che io trovo assolutamente positivo.
Se vostro figlio torna a casa dicendo di avere un disagio RIPETUTO, una situazione che gli va stretta o lo infastidisce, non temete di venircela a riferire, anche se ritenete che debba superarla con le sue forze, che è giustissimo ma io da insegnante devo vigilare che questo accada nella maniera corretta, che non vuol dire che intervenga, ma che possa fare il mio mestiere di EDUCATORE.
Sonoc erta che se raccontassi un episodio del genere alle maestre di Lapo (quello degli schizzi), le maestre mi ringrazierebbero, ma non perché si debbano fare casini a oltranza o voler difendere i bambini da tutto senza che superino queste problematiche, ma perché le maestre in questi percorsi di disagio vogliono e devono esserci.
ma voi come vi sentite davanti al bullismo?
Moderator: Paola
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Guest
loffin wrote:Sì nat, nei litigi di normale amministrazione, ci meniamo e poi facciamo la pace.
Ma stiamo parlando d'altro, parliamo di un episodio ripetuto, come quello descritto da Ester dove i più grandi, ripetutamente quando i piccoli vanno in bagno, per una regola non scritta, decidono che possono sistematicamente fare un dispetto ai più piccoli.
Tu calcola ad esempio l'inserimento scolastico difficile per alcuni bambini alla primaria, si ritrovano questo gruppetto di grandi che decide che questo è il sistema di gestire il rapporto, e i bimbi in queste dinamiche ci si tuffano da soli, non so se sono istintive o imparate tant'è che accadono.
I più piccoli si lamentano con i genitori di questi episodi, i genitori ne parlano con gli insegnanti, o col preside, che anziché provare a dire ai genitori: il disagio è sacrosanto, provvederemo, minimizza, perà decide di prendere il provvedimento di far accompagnare i bambini in bagno.
Io questo lo trovo antieducativo, i bambini devobo andare in bagno con la scorta? e che è? il pool antimafia?
Non si fa prima ad affrontare la questione e spiegare ai bambini che non è un comportamento corretto? che certe dinamiche non vanno sistemate con l'intervento dall'alto di copertura ma vanno incanalate in altre direzioni?
Io faccio due esempi.
Lapo mi torna a casa in questi giorni dicendo che non vuole più le rotelle alla bici, che non vuole più il panno di notte e non mi vuole mentre si addormenta altrimenti gli amici lo scherzano.
Io ci sorrido e queste credo siano normali dinamiche di crescita che lo aiutano e stimolano a crescere.
Succede invece che le maestre mi chiedano: Lapo ha chiesto a casa dei gormiti o delle figurine da portare a scuola da dare al suo grande? (questo l'anno scorso). Io rispondo di no, e loro mi, dicono che si sono accorte che si è instaurata questa pratica per cui i grandi chiedevano ai piccoli, forti della loro leadership oggetti in regalo, e le insegnanti, avvertite da alcuni genitori, stavano cercando di capire: dove, come e da chi fosse nata questa pratica, ci informavano e chiedevano la nostra collaborazione per scardinarla, perché non corretta.
Sono piccole cose, però vanno capite e sradicate sul nascere, altrimenti lapo l'anno prossimo diventa un grande e a sua volta chiede pegno al piccolo, e lo so anch'io che questo non fa di lui un taglieggiatore, un bullo o un mafioso, però lo è il comportamento "mafioso", e basato su dinamiche, che pur innocenti, partono da principi sbagliati.
Altra cosa: il disagio.
All'inizio dell'anno scolastico la maestra Wanda fa ai nuovi genitori sempre lo stesso discorso che io trovo assolutamente positivo.
Se vostro figlio torna a casa dicendo di avere un disagio RIPETUTO, una situazione che gli va stretta o lo infastidisce, non temete di venircela a riferire, anche se ritenete che debba superarla con le sue forze, che è giustissimo ma io da insegnante devo vigilare che questo accada nella maniera corretta, che non vuol dire che intervenga, ma che possa fare il mio mestiere di EDUCATORE.
Sonoc erta che se raccontassi un episodio del genere alle maestre di Lapo (quello degli schizzi), le maestre mi ringrazierebbero, ma non perché si debbano fare casini a oltranza o voler difendere i bambini da tutto senza che superino queste problematiche, ma perché le maestre in questi percorsi di disagio vogliono e devono esserci.
Non aggiungo una sola parola, faccio mio l'intero discorso
- Lella
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- Joined: Fri Dec 15, 2006 4:23 pm
No io non sono pienamente d'accordo perchè poi nel mondo degli adulti si troveranno spiazzati, io credo che sia meglio che imparino a getirsi da soli e non sempre con l'intervento di mammà altrimenti cresceranno un pò mollaccioni, già i nostri figli secondo me sono iper-protetti e non la vedo così positiva questa cosa, e mi sento un pò colpevole anch'io per certi miei atteggiamenti.
Sono d'accordo che l'educatore e il genitore intervenga laddove ci sia una vera violenza, anche psicologica, sul bambino, ma negli altri casi si rischia a mio avviso, cioè rischiamo noi mamme di essere iper-apprensive e caricare di debolezza il figlio anzichè di sicurezza in se stessi.
Il bullismo (ora parlo di quello più subdolo, tipo nonnismo o arroganza) in fondo c'è dappertutto, in qualsiasi ufficio, in qualsiasi compagnia, in qualsiasi partito, è tra di noi adulti e consenzienti e resto dell'opinione che come affrontarlo parta sempre dalla sicurezza e fiducia che si ha in se stessi e lì che bisogna lavorare secondo me non nel far intervenire le maestre a calmare i bulli (parlo sempre di questo secondo tipo di bullismo).
Sono d'accordo che l'educatore e il genitore intervenga laddove ci sia una vera violenza, anche psicologica, sul bambino, ma negli altri casi si rischia a mio avviso, cioè rischiamo noi mamme di essere iper-apprensive e caricare di debolezza il figlio anzichè di sicurezza in se stessi.
Il bullismo (ora parlo di quello più subdolo, tipo nonnismo o arroganza) in fondo c'è dappertutto, in qualsiasi ufficio, in qualsiasi compagnia, in qualsiasi partito, è tra di noi adulti e consenzienti e resto dell'opinione che come affrontarlo parta sempre dalla sicurezza e fiducia che si ha in se stessi e lì che bisogna lavorare secondo me non nel far intervenire le maestre a calmare i bulli (parlo sempre di questo secondo tipo di bullismo).
CARPE DIEM