infatti, ho voluto che niccolo' iniziasse questo percorso per avviarsi verso l'acquisizione d' una coscienza spirituale e che passi attraverso la fede( intesa come fiducia, come lealta') ma anche per dargli la possibilita' di conoscere,apprendere cosa sia la religione e cosa i suoi fondamenti... come strumento di scelta... ma dopo un processo cognitivo.. perche' abbia la possibilita' da adulto di valutare con senso critico o accettare seguendo il dogma... perche' non c'è nulla come la religione( e qui torna il discorso di paole' sulla filosofia) che stimoli il ragionamento nei bambini, che stimoli il loro porsi domande..al di la' di cio' a cui un genitore puo' o non credere...io ad esempio sono cristiana, credo in Dio, ma non nella chiesa come istituzione, non sono praticante, ma ho un forte senso della spiritualita'..Paola M. wrote:Il divorzio non porta alla scomunica che è un atto legale emanato dal tribunale ecclesiastico, il divorzio mette in una condizione (se esiste una convivenza more uxorio con un altro soggetto) di non potersi avvicinare ai sacramenti (confessione e eucarestia) ma non prevede che il soggetto venga allontanato o escluso dalla comunità cristiana.
Per quanto concerne il figlio di divorziati o meno, non è quello il punto, se i due genitori VOGLIONO partecipare al catechismo per gli adulti e vogliono, anche nella loro condizione di divorziati far impartire i sacramenti al bambino POSSONO, nessun catechismo e nessun prete bacchettone glielo può impedire perché nel diritto canonico non ci sta scritto che i genitori debbano vivere in linea con la chiesa MA, ed è questo il MA che più mi perplime, DEVONO frequentare il catechismo, mettersi a camminare cristianamente e quindi rivedere ANCHE le loro scelte alla luce del cammino intrapreso o almeno metterle "in discussione" nuovamente.
Il problema è casomai per chi ha scelto l'ATEISMo o l'AGNOSTICISMO e quindi sceglie di negare l'esistenza di Dio o di sospendere il giudizio e quindi NON ha intenzione di iniziare un cammino di fede. In quel caso NON ha proprio senso voler impartire i sacramenti perché tutti i sacramenti, a partire dal battesimo sono IL CAMMINO dell'individuo COSCIENTE e se non è COSCIENTE c'è chi sceglie per lui, all'interno della comunità cattolico cristiana.
Siccome, non esiste più che uno va all'inferno se non è battezzato, quindi il genitore NON ha più il peso della scommessa pascaliana sulla pelle, il cammino cristiano è ORA considerato UN PERCORSO ADULTO.
L'approfondimento CULTURALE e FILOSOFICO è affidato alla scuola, quello che si richiede al catechismo è un percorso DI FEDE e la FEDE finché sei un bambino non può essere un percorso personale.
ma questo non cambia il fatto che come genitrice sento il dovere di fornire lo strumento...poi la scelta è affidata al figlio adulto...non mi sembrerebbe giusto decidere ,ora, per lui...

