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ki09
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Messaggio da ki09 »

Secondo me che la scuola standardizza e omologa menti è abbastanza risaputo , non giusto , ma se si sceglie la scuola tradizionale si sa che questi sono i contro( non è obbligatorio mandare i figli a scuola ).
La scuola però ha anche tanti pregi e un bambino impara molto anche dai suoi compagni e dalle situazioni .
La famiglia ha però il compito di radrizzare il tiro cercando magari di affiancare il bimbo nell'apprendimento di quelle cose che in classe non vengono capite o stimolare i bambino con giochi o altro per far apprezzare al meglio anche quelle cose difficili da digerire .
Non credo che faccia interferenza con la scuola , le tabelline ad esempio se a memoria non vengono apprese , magari giocandoci un po' vengono comprese meglio .
Credo però che di base al bambino vada anche lasciata la possibilità di essere difettoso in alcune cose senza avere troppo aspettative : disordine , poca memoria etc...


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cipolla
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Messaggio da cipolla »

[
QUOTE=Nat;2409679]ammetto che ho difficoltà a dialogare con te, parli per concetti astratti e idee generali,
io invece sono una donna un pò terra terra e l'unica illuminazione che aveva la ma maestra era il neon sopra la cattedra...
io non ho mai affermato che non è possibile imparare le cose (anche se non ci piacciono) senza essere costretti
ci si perde un pò nelle botte e risposte ma se leggi il mio primo intervento
questo:
capirai che non stiamo dicendo cose così differenti "alla base" (forse eh! non ho capito poi come tu ti comporti all'atto pratico con tuo figlio)
avere aspettative e riporre fiducia nelle capacità del figlio vanno a braccetto. (secondo me)
molti mi dicono che vivo in un mio mondo un po' astratto e spesso non riesco a farmi capire ,ma sono sempre pronta a confrontarmi ed ascoltare ogni punto di vista e per questo mi è piaciuto leggerti....sicuramente gli opposti si attraggono....credo che alla base diciamo cose molto differenti,ma non basterebbe un post per spiegarci...al prossimo "scontro" con sincera simpatia...
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cipolla
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Messaggio da cipolla »

zizzia ha scritto:questo gioco va benissimo per far comprendere al bambino che cosa sono le tabelline in che modo funzionano, ma poi in classe la maestra le chiede a memoria non lancia in mezzo ai banchi la palla.

comunque qui secondo me occorre distinguere tra le pretese e le aspettative,
negli anni ad esempio le mie pretese nei confronti di mia figlia sono decisamente scese,
mi riconosco nelle ansie di kida io sono una che pretende molto,
anch'io ho avuto le stesse sue preoccupazioni sull'operato di mia figlia in classe, non capivo perchè non terminasse i suoi lavori, non capivo perchè poi in casa avesse difficoltà nel fare i compiti, non capivo se era torda, semplicemente svogliata, non capivo se la "colpa" era sua, o degli insegnanti.
poi piano piano le mie pretese sono scese e negli anni sono arrivate (anzi ancora no ma ci siamo quasi) a quelle che sono le effettive capacità di mia figlia che con il passare del tempo chiaramente aumentano.

Le aspettative però sono rimaste invariate, mi aspetto che lei crescendo faccia sempre meglio, mi aspetto che faccia i compiti tutti i santi giorni (per me sono un dovere, un imperativo categorico si deve perchè si deve), mi aspetto perchè no che un giorno mi sorprenda (vabbè sì lo so a volte mi capita di sognare! ahahahaha)
bè se giocando le impari,poi le sai anche a memoria....scusa,ma mi sembra ovvio e poi è bellissimo pensare che alcune maestre lo fanno....
Teresa
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Messaggio da Teresa »

ho letto tutto e compro e faccio mio il ragionamento di lauradani.

Ho letto anche cipolla e resto un po' perplessa onestamente.
Io non capisco che esigenza ci sia di far passare tutto per gioco, quando gioco non e'.

Le tabelline.
Si imparano punto.
Il grande godimento non e' nell' impararle, il grande godimento sara' raccogliere il frutto quando si troverà nella vita reale a moltiplicare delle cose e le verrà automatico.

Forse il mio e' un po' leopardiano come ragionamento, ma far passare tutto per gioco, per divertimento, un po' mi spaventa.

Mi piace l'idea che mia figlia "lavori" (con un lavoro a misura ovviamente delle sue capacità) e che provi piacere nel gioco DOPO aver lavorato.

Fai i compiti, impara le tabelline e poi divertiti.

C'e' un tempo per tutto.
Insomma e' chiaro: se le cose possono apprendersi senza sacrificio,meglio. Forse.
ma tutto questo vantaggio nel renderlo un gioco faccio fatica a coglierlo.

Anche perche' si sta chiedendo loro di fare uno SFORZO per essere ordinati e adempienti nei confronti di compiti fatti a misura del loro tempo e della loro testa.

Non mi sembra tutta sta tortura.
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Nat
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Messaggio da Nat »

Teresa ha scritto:ho letto tutto e compro e faccio mio il ragionamento di lauradani.

Ho letto anche cipolla e resto un po' perplessa onestamente.
Io non capisco che esigenza ci sia di far passare tutto per gioco, quando gioco non e'.

Le tabelline.
Si imparano punto.
Il grande godimento non e' nelle impararle, il grande godimento sara' raccogliere il frutto quando si troverà nella vita reale a moltiplicare delle cose e le verrà automatico.

Forse il mio e' un po' leopardiano come ragionamento, ma far passare tutto per gioco, per divertimento, un po' mi spaventa.

Mi piace l'idea che mia figlia "lavori" (con un lavoro a misura ovviamente delle sue capacità) e che provi piacere nel gioco DOPO aver lavorato.

Fai i compiti, impara le tabelline e poi divertiti.

C'e' un tempo per tutto.
Insomma e' chiaro: se le cose possono apprendersi senza sacrificio,meglio. Forse.
ma tutto questo vantaggio nel renderlo un gioco faccio fatica a coglierlo.

Anche perche' si sta chiedendo loro di fare uno SFORZO per essere ordinati e adempienti nei confronti di compiti fatti a misura del loro tempo e della loro testa.

Non mi sembra tutta sta tortura.
io peggio di te, temo che far passare tutto per gioco possa essere letto come una mancanza di fiducia, lo leggo come: "non sei in grado di impegnarti e risolvere questa cosa da solo" (sempre tenendo presente che non gli si sta chiedendo cose fuori la sua portata)
Azur
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Messaggio da Azur »

kida ha scritto:Andrea è un bambino che non dice e non chiede ti basti pensare che settimana scorsa in mensa si è bagnato i pantaloni con l'acqua rovesciata da un compagno e non ha detto neinte a nessuno ed è rimasto con il pantalone bagnato!!!!!!!! anche a scuola non dice non parla lo conosco bene il mio pollo

(....)
mi trovo davanti un bambino con grosse potenzialità e bada bene non lo dico io me lo dicono in tanti e mi sento tra due fuochi, nel senso che so che può far bene ma molto bene perchè quando si impegna i risultati sono ottimi anche tralasciando l'ordine, ma che invece non riesco a capire se è svogliato se si annoia e il programma per lui è noioso, se invece ha della difficoltà a seguire " la velocità" che ha preso il programma nella seconda parte dell'anno
Kida,
l'impressione che ho io leggendoti è che la tua analisi sia molto concentrata sull'aspetto "accademico" della scuola,
mentre secondo me la scuola in generale - ma soprattutto le elementari e ancor più la prima - debba per forza di cose essere valutata in modo molto più globale, come dice LauraDani.

Ho citato l'episodio della mensa perché ad esempio per me avrebbe molto più valore quello (e mi concentrerei più sul lavorare con lui a risolvere quello) di una coloritura non terminata o fatta di fretta perché non piace.

E ho citato il secondo pezzetto perché la tua difficoltà a capire qual è la reale situazione (quali sono gli aspetti in cui va aiutato o spronato e quelli in cui è già autonomo) secondo me è assolutamente normale in prima elementare.

A parte qualche caso minoritario di bambini chiaramente "avanti" in tutto e quindi pronti alla nuova scuola sia da punto di vista emotivo, che da quello sociale che da quello didattico e che quindi si trovano benissimo da subito e non hanno problemi di sorta, la maggior parte dei bambini in prima a "qualche" generica difficoltà:
si trovano sbalzati di colpo in un altro mondo, con personaggi diversi, un ambiente diverso, regole diverse e aspettative diverse.
Mi pare normale che ne restino spiazzati.

Mio figlio è in seconda e l'anno scorso in prima ci abbiamo messo un po' a capire quale fosse il suo "problema" a scuola: non capiva? non riusciva a concentrarsi? non riusciva a comunicare? era troppo insicuro? non riusciva a memorizzare?
L'abbiamo capito solo nel secondo quadrimestre, quando l'ambiente era ormai più familiare, le maestre anche, e la gestione dell'emotività (alla fine il suo problema era questo) si è fatta più semplice e ha lasciato emergere il quadro reale.

Il suo obiettivo primario in prima elementare non è stato imparare a leggere e scrivere, ma acquisire una maggior fiducia in se stesso e nelle proprie capacità, e imparare a rapportarsi con figure autorevoli esterne alla famiglia senza eccessivi timori.
Anche questo per me è la scuola.
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cipolla
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Messaggio da cipolla »

io non dico di far passare tutto per gioco,ma di usare il gioco quando serve per approcciarsi ad una materia che non piace...stiamo parlando della prima elementare e quindi di bambini che iniziano una nuova avventura e che dovrebbero viverla come bambini e non con le aspettative degli adulti e poi anche nei giochi ci sono regole da rispettare...
Teresa
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Messaggio da Teresa »

cipolla ha scritto: dovrebbero viverla come bambini .
Ma infatti stiamo parlando di prima elementare. Le tabelline non si fanno in prima.

E poi il passaggio non e' cosi' brusco.
I credo che i compiti siano a loro misura.
A misua di bambino.
Colorare nei margini sara' pure una palla stratosferica, ma e' a misuara delle loro possibilità.
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