11 agosto

20sett20003.jpgLa quiete belgradese è stata interrotta dall’arrivo dei miei genitori,
nonni affettuosi e comprensivi ma ospiti di un certo peso.
Intanto la sfiga perseguita i viaggiatori occasionali, come a dare loro ragione della loro immobilità, infatti perdono la coincidenza e dormono a spese dell’Alitalia in un albergo di Ostia. -"Com’era l’albergo mamma?" "Uh, non mi ci fare pensare, mi son dovuta lavata a pezzi perché il doccione era fisso e mi sarei bagnata i capelli!" – "ho dovuto comprare un paio di pantaloni all’aeroporto perché faceva un freddo tremendo" – "il panino sull’aereo faceva schifo".
E questo è solo l’arrivo, nei giorni a venire però, nonostante il pane sia cotto in forni elettrici ("Però! Non è male"), nonostante la mia doccia sia di difficile regolazione termica, nonostante i cinque piani di scale a piedi della scuola di danza, nonostante l’odore dei grill sulla strada disgustino mia madre, nonostante non ci siano negozi degni di nota e i formaggi facciano schifo,
nonostante tutto dicevo, la magia di Belgrado ha colpito anche loro. Un po’ di più mio padre devo dire, ammetto che questo è l’unico dato che ci accomuna: il saper apprezzare le civiltà e i posti diversi da quelli in cui siamo cresciuti.
Lui va in giro da solo, sospetto per aver la libertà di mangiare ad uno dei tanti grill sulla strada che disgustano mia madre.
Lei invece si gode le nipoti, in questo è imbattibile. Io ne approfitto per fare giri che con le bimbe mi sarebbe difficile affrontare. Ho scoperto il mercato rionale, ho comprato frutta e verdura e con somma soddisfazione i vecchietti dietro al bancone mi hanno capita anche senza il famoso inglese.

In loro compagnia ho esplorato un altro pezzo di città che avevo tralasciato, il parco adiacente alla chiesa di Sveta Marco. Un dedalo di stradine che porta a monumenti funebri risalenti all’ultima guerra, un palazzo sventrato campeggia sullo sfondo, credo a monito futuro.
Ci sono diversi palazzi lasciati così, con sotto la foto di com’erano e di chi è morto.
Le bimbe sanno che sono andati distrutti con una guerra. Sofia, più consapevole, racconta che gli aerei li colpivano dall’alto, Sara dice "nonna guadda, tutto dicrutto, sono stati i cacciatori".
Beata innocenza, dove bastano un cacciatore e un fucile a fare una guerra.