Il tempo dell’empatia: energie ben spese

Il tempo è prezioso. Le vostre energie anche. Dedicatevi a chi le merita e sa condividere con voi la sua anima. Lasciate quanti non si saranno fatti convincere del fatto che siamo anima, prima che prodotto.

Diffidate sempre del prodotto.

Diffidate di chi non vi guarda negli occhi.

Cercate di aprirli a quanti non vogliono e se non riuscite, non pretendetelo: pazienza, avrete tentato. Il rischio è innescare una dinamica vittima/carnefice che vi assorbirà ogni energia, senza possibilità di ricarica.

Capita ogni giorno, con il vicino di casa, con il vicino di scrivania, di banco, di progetto, con un manipolo di parenti che non vi siete scelti. Voi lo sapete benissimo chi è meritevole delle vostre energie e chi non lo è.

Guardate bene. Ciò non significa che dobbiate guardare lontano, forse solo un po’ meglio. E allora, in quel caso, non risparmiatevi!!

Per il resto “pippate” al minimo, in modalità risparmio energetico, pur nel massimo del rispetto. Ma assurgere a salvator della patria, non serve a nessuno.

Le energie spendetele per accogliere chi vuole essere accolto. Chi ne ha bisogno. Chi ve lo chiede o chi deve ancora imparare a chiederlo. Fate richieste e non pretese, voi stessi: le prime sono lecite, le seconde sono prevaricanti.

Dedicatevi ai figli, al marito, agli anziani genitori. I primi perchè sono il bene più prezioso, il secondo perché ve lo siete scelto (eventualmente pensate ad un reso) e gli ultimi per tutto quanto vi hanno dato, o per i tentativi che hanno fatto.

I figli, anche quando vorrete strozzarli, e vi istigheranno in tutti i modi, trattateli bene, da piccoli adulti, non da bambini, ma ricordandovi che lo sono, bambini.

Usate modalità di comunicazione empatiche. Ascoltateli. Solo così vi ascolteranno. Guardateli con gli occhi dell’anima e sarete guardati. (Noi adulti, in realtà, siamo guardati lo stesso. Sempre. Siamo il loro modello: da cui, la nostra grande responsabilità).

Non traditeli. Mai. Non promettete, senza mantenere. Non minacciate. Non giudicate. Non confondete l’oggetto delle piccole malefatte con il soggetto. Non umiliateli. Le parole hanno un grande potere: creativo..o distruttivo.

La comunicazione perfetta non esiste, facciamocene una ragione, ma esiste sicuramente una comunicazione migliore. Onesta, aperta e a due vie. Proviamoci!“ll fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione”,  scriveva Bauman.

Per fare ciò, non cedete alla quotidianità, all’abitudine, al “si è sempre fatto così”, senza mai mettere nulla in discussione.

Non fatevi sopraffare da un tempo che non è quello delle relazioni, che sgretola le connessioni umane, le quali, invece, hanno bisogno di un tempo lento per la loro crescita e manutenzione. Sì, per essere mantenute nel tempo, vanno manutenute, come un ingranaggio prezioso; oliate a dovere e soprattutto implementate, laddove non funzionano.

Non c’è una ricetta, se non l’empatia e la buona comunicazione, basata su valori genuini, ma non si nasce empaticamente preparati, per cui si procede per tentativi ed errori. Ci vuole tempo. E anima. E amorevolezza. E allora non sarà il tempo a gestirvi, ma voi che lo gestirete.

Perché non sarà il rimprovero, la voce grossa, il voto, il giudizio, che i nostri figli  ricorderanno (ma che lascerà comunque un solco, una ferita), ma quando vi sarete rivolti loro con amorevolezza.

Quando avrete donato loro il vostro tempo. Perché il tempo è rispetto. Guardatevi da chi non ne trova mai, neanche per voi. Preservate le energie altrimenti sprecate per rincorrere chimere affettive non corrisposte e direzionatele dove verranno accolte e germoglieranno. E penso ai nostri bambini, ai nostri alunni, ai nostri studenti.

Alle liti per i compiti, alle pretese, alle aspettative, al folle desiderio di identificazione di se stessi in questi bambini che vorrebbero essere se stessi e basta. E per esserlo, vi guardano. Ancora. Fate in modo che ciò che vedano sia la bellezza di un’anima che si spiega e nient’altro.

Questa, credo, sia la cartolina che merita di essere inviata alle generazioni future, perché venga custodita gelosamente e tramandata. L’energia positiva ha un effetto domino e la comunicazione ha proprietà transitive, tuttavia, per nulla transitive. Nel bene e nel male.

Per questo dobbiamo essere comunicatori consapevoli per essere uomini e donne consapevoli e che sanno mettersi in discussione. Con umiltà. Con l’anima. Qui ed ora. Un giorno tutto vi tornerà con gli interessi.

“Se io fossi ricco stenderei drappi d’oro e d’argento ai tuoi piedi, ma sono povero e ho solo i miei sogni…quelli ho steso ai tuoi piedi. Cammina leggera” (W.B.Yeats- Poems).

Questo è ciò che fanno i nostri bambini: stendono il loro sogni, sotto ai nostri piedi. Camminiamo leggeri.

(di Stefania Contardi, autrice di “Quando la comunicazione va a ramengo”, 2016)

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Sono mamma di tre bambini in età scolare: una splendida dislessica dallo spiccato pensiero divergente, una discalculica alla quale scappano i numeri e un potenziale plusdotato al quale scappa sempre la pipì nei momenti meno opportuni. Ma, ecco, non mi piacciono le etichette e preferisco essere mamma e basta di tre bambini speciali (come lo sono tutti i bambini) e come tale sono soprattutto colf tuttofare, autista, cuoca, infermiera di PPS (primissimo pronto soccorso), psicologa, sociologa, pedagogista, “docente” di filosofia domestica spiccia, sognatrice, eccetera, eccetera. Esattamente come tutte le mamme del mondo. Poi, per divertimento insegno inglese e scrivo. Ma prima ho girato un po’ di multinazionali europee, ma non sono un animale aziendale. Sono nata nella bella città di Genova, un po’ di tempo fa, quanto basta per non dirlo. Vivo vicino a Bassano del Grappa, ma è di Genova e della Liguria che mi porto dentro il blu del mare, il vento sulla faccia e il profumo…della focaccia! La passione per la scrittura nasce con i primi pensierini delle elementari e da allora non ricordo giorno in cui non abbia scritto qualcosa. Scrivo un po’ di tutto: poesia, racconti, fiabe, filastrocche, romanzi, articoli tematici. Ovviamente amo leggere di tutto e soprattutto leggere ad alta voce. Mi diverte tantissimo! Leggo presso scuole, biblioteche, associazioni. Con grande soddisfazione, a volte, leggo anche i miei libri. Sono finalista in diversi premi letterari con pubblicazione di alcuni miei racconti e poesie, tra cui le antologie edite da Historica edizioni e da Giovane Holden. Ho pubblicato il romanzo breve "Memorie e riscatto di un pigro viaggiatore", il saggio “Quando la comunicazione va a ramengo. La comunicazione interrotta” e alcuni libri illustrati per bambini e ragazzi. Tutte storie di bambini in un mondo, ahimè, a misura di adulto: “Il bambino che non voleva parlare”, “Il Chupacarta, ladro di compiti”, “Nel paese di Pitagòria”. Ma c’è sempre qualcosa “in forno”. Da qualche anno studio anche il meraviglioso mondo divergente dei DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento: dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia) o come li chiamo io: Diverse Strategie di Apprendimento. Da qui nascono anche molte delle mie storie. Ora qualcosa di nuovo bolle in pentola… La mia formazione accademica: MA Applied Linguistics (University of Reading, UK) Laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne (Università di Genova) Master Professional per HR Master Outdoor Management Training Master “I disturbi specifici di apprendimento, una didattica per tutta la classe” (AID-USR Veneto) Workshop “Io studio con le mappe” (Canalescuola, Parma) “Musica e dislessia” (Conservatorio di Castelfranco Veneto)

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