Fiducia e sicurezza: uno dei grandi dilemmi dei genitori.

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Quando Sara aveva 4 anni e mezzo (bambina molto socievole ed estroversa), il problema che mi ero posta era: come farle capire che non si deve fidare di tutti?

Non volevo buttarla troppo sul melodrammatico/semplicistico (la mamma di alcuni compagni d’asilo dicevano ai bambini cose tipo “Se ti allontani ti portano via” e simili, ma questo tipo di approccio non mi piaceva per niente); e non volevo neanche mettere di mezzo “orchi” o “streghe” perché Sara stava da poco iniziando iniziando a distinguere davvero tra realtà e fantasia, e non volevo confonderla ulteriormente….

Noi avevamo come situazione a rischio principale il parco giochi (Sara si comportava sempre molto bene per strada e al supermercato, non si allontanava, mentre era problematica nelle situazioni in cui c’erano altri bambini perché nella “foga” del gioco si dimenticava qualsiasi raccomandazione).

Quindi avevamo stabilito 2 regole per il parco:
1- non si esce per nessuna ragione dal “recinto” dei giochi
2- prima di spostarsi da un gioco all’altro si avverte (il parchetto dove andavamo di solito era grandino e non tutto “sott’occhio”, e io avevo Lucas neonato per cui i movimenti erano rallentati)

In più ogni facevamo giochetti di “ipotesi situazionali” incentrate sul parco, tipo:
“Se un bambino ti propone di andare a raccogliere le nocciole fuori dal “recinto”, cosa fai/dici”?,
“Se un signore ti vuole regalare un giocattolo, cosa fai?”,
“Se arriva il tuo amico YY e ti dice di andare con lui a prendere un gelato, cosa fai?” ecc.
La risposta “giusta” era sempre che prima doveva chiedere/avvertire me (o l’adulto con cui era in quel momento).

L’altro problema era stato aiutarla a capire la differenza tra “conoscente” e “persona di fiducia” (lei considerava “amici” tutti quelli che vedeva spesso: il macellaio, il postino, tutti quelli che abitano lungo il tragitto casa-asilo e che incontravamo tutti i giorni, ecc……)
Qui l’unica cosa che è sembrato funzionare è stata quella di fare “elenchi” (cosa che comunque era un gioco che in quel periodo a lei piaceva molto):
“persone di famiglia” (nonni, zii, amici molto stretti), con cui si può stare (previo accordo) anche senza mamma e papà e
“persone che conosciamo ma non sono di famiglia”, con cui non si può stare da soli.

E comunque alla fine questa distinzione era meno importante di quanto credessi perché la regola di base era quella che io dovevo sapere *sempre* dov’era (e viceversa) e se si voleva cambiare programma la cosa andava concordata.

Adesso, a 7 anni appena compiuti, le libertà sono ovviamente maggiori, ma le regole di base sono le stesse:

1 – “Qualsiasi cambiamento rispetto alla routine deve essere accordato con mamma/papà. ”
(quindi ad es. se non ci sono io a prenderla a scuola e la mattina non abbiamo concordato variazioni rispetto alla norma, sa che può uscire solo se ci sono papà, nonna, e due mamme-amiche con cui abbiamo accordi per le
emergenze dell’ultimo minuto. Se no, anche se conosce bene diverse altre mamme di suoi compagni, deve restare dentro il cancello della scuola.)

2 – Man mano che si presentano situazioni di “maggiore libertà/responsabilità” riprendiamo il gioco degli “elenchi” di persone:

Ad es. ora può capitare che io sia in giardino o in cortile a stendere e che Sara risponda al citofono senza che io me ne accorga (fino a pochi mesi fa non la lasciavo sola in casa neanche in questi frangenti, per stendere aspettavo che tornasse Hugo).
Dopo che la prima volta ha aperto il cancello senza che io mi accorgessi e mi è venuto il panico (per fortuna era il nonno), abbiamo discusso e concordato insieme la regola che può aprire solo a genitori, nonni, zii e babysitter.
Per qualsiasi altra persona deve venire a chiamarmi.
Poi è stata lei a voler approfondire la questione, con domande specifiche tipo elenco: “E
il postino? E la mamma di XX? E XY (vicino di casa)? E la fidanzata di zio? ecc.. ”
Ci sono molte altre persone di cui mi fido, e a cui Sara potrebbe in realtà aprire senza problemi, ma a quest’età ancora (per lo meno per lei) per essere davvero efficace la regola deve essere semplice.
Quindi abbiamo stabilito solo le persone elencate sopra (e, essendo Sara una festaiola impenitente, l’unica eccezione all’elenco è “le persone che abbiamo invitato noi e stiamo aspettando”.

Fino a poco fa queste regole di sicurezza generali mi erano sembrate sufficienti (delle educatrici di nido e materna mi fidavo moltissimo, quindi da questo lato stavo tranquilla).

Ora però mi sono resa conto che non basta, e che è necessario “lavorare” su spiegazioni/situazioni più “realistiche” delle cose che possono succedere, anche se mi riesce davvero difficilissimo, in modo da responsabilizzare di più lei in prima persona, anche perché con l’inizio delle elementari ha iniziato ad avere più libertà d’azione e ad essere affidata anche a persone che noi non conosciamo bene (inviti e festicciole a casa di amichetti senza genitori; attività sportive dove gli spettatori non sono ammessi; scuola, dove a volte hanno il permesso di uscire dall’aula da soli; tra poco poi ci
sarà il centro estivo, con educatori che non conosco e bambini sconosciuti fino ai 13 anni).

Credo che le cose più importanti (per il punto in cui siamo adesso noi) siano essenzialmente tre:
1 – Insegnarle a dire no (a voce, gridare, spostarsi/scappare, chiedere aiuto)
nelle situazioni in cui non si sente a suo agio (soprattutto dopo un episodio spiacevole successo un mesetto fa***; e ora quello che è successo a Jari mi rafforza nell’idea che sia la cosa più importante, anche con i piccolissimi).

2 – Cercare di “spingere” un po’ l’anticonformismo (nel senso di “non fare qualcosa solo perché lo fanno tutti”).

3 – Cercare di farsi raccontare le cose, mantenere sempre la possibilità di dialogo (e qui dovrei impegnarmi un po’ di più a eliminare Lucas più spesso per poter avere conversazioni più tranquille)

Sostanzialmente eravamo una domenica mattina nell’unico bar del paese, affollatissimo in orario uscita messa. Noi bevevamo un caffè e i bambini – a distanza ma sotto controllo visivo – chiacchieravano e scherzavano con la
ex-tata&marito e gli altri vecchietti/e del paese. Quando stavamo uscendo uno di questi vecchietti si è avvicinato a Sara e l’ha abbracciata.
E qui c’è stato il malinteso, per cui non la smetto tutt’ora di darmi della cretina.
Io lo conoscevo solo di vista, ma pensavo che lei lo conoscesse abbastanza (con l’ex-tata “frequenta” tutti i vecchietti del paese e li conosce tutti meglio di me, e dentro al bar ci stava chiacchierando), quindi la cosa mi è sembrata un po’ strana ma non troppo.
Solo quando ho visto che l’abbraccio sembrava troppo stretto e si prolungava mi sono avvicinata e ho allontanato Sara da questo signore.
Lei invece non lo conosceva, e quando si è vista abbracciare da questo omone sconosciuto si è spaventata molto, e non è riuscita né ad allontanarsi né a
dire nulla, anche se noi eravamo a 2 mt di distanza.
Insomma, in sostanza non è successo niente, ma lei l’ha vissuto come un vero abuso, tanto che poi per 2 gg. l’ha voluto raccontare più e più volte a molte persone diverse, e ho visto che 1 – è molto meno preparata e “sicura di sé” di quello che pensassi, 2 – la mia presenza da sola non è sufficiente a proteggerla (come invece pensavo prima).

Alcuni “appunti” da un libriccino che ho trovato interessante, che avevo già postato:
“Non fatemi del male” di J. Robert
(gli abusi sessuali spiegati ai bambini) collana Scuola (4-12 anni) – ed Elledici, 9£

Alcune idee sparse che mi hanno colpito:

  • la maggior parte degli abusi è perpetrata da persone vicine al bambino e alla famiglia (quindi decade ulteriormente l’utilità dell’esortazione “diffidare degli sconosciuti”)
    “L’obiettivo non è indurre il bambino a sospettare di tutti gli uomini che vivono intorno a lui, ma insegnargli a riconoscere i gesti sessuali che hanno la connotazione di abusi, da chiunque vengano compiuti, genitori e
    amici compresi, e a difendersene”.
  • È importante non partire dall’idea di abuso, ma spiegare bene prima al bambino la parte positiva della sessualità (solo con persone della stessa età e solo quando entrambi lo desiderano).
  • Prima di parlare di abuso è importante un’educazione alla sessualità in generale.

Quindi:
SI alla curiosità spontanea, ai giochi ingenuti tra bambini che scoprono il
loro corpo, a comportamenti sessuali paritari e rispettosi.
NO ogni volta che qualcuno vuole fare cose che lo imbarazzano, che gli fanno
paura o male.

  • Diritto e dovere di dire no ogni volta che qualcosa non lo fa sentire a proprio agio.
  • Fare cose diverse dagli altri, se si vuole. Non omologarsi. Non fare qualcosa solo per evitare di essere diversi.
  • Dire sempre NO quando qualcosa non ci va
  • No ai baci “a comando” (dai un bacio alla zia XXX)
    (io le ho sempre detto che salutare è “obbligatorio” perché è segno di
    cortesia, il contatto fisico è sempre e solo se fa piacere)

Importanza del mantenere la comunicazione e di farsi raccontare le cose:
– Dire le cose:
Differenziare tra “segreti felici” e “segreti velenosi”
Ok mantenere il segreto su cose belle, che fanno sentire bene il bambino (festa di compleanno a sorpresa, un regalo, ecc),
Mai invece mantenere il segreto su cose che lo fanno sentire male (se qualcuno ti indimidisce, minaccia di rubarti un gioco, se qualcuno ti forza a baciarlo, se qualcuno ferisce/prende in giro un’altra persona).

  • Fare un elenco delle persone di fiducia e dei semplici conoscenti
  • Gioco di situazioni: trovare insieme le risposte a varie situazioni possibili:

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Sui rischi dell’omologazione a tutti i costi, da noi va per la maggiore un libriccino simpatico per bambini:
La cola de caballo de Estefaníain cui questa bimba ogni giorno cambia pettinatura e il giorno dopo tutti i compagni di scuola la copiano. Alla fine, esasperata, Stefania annuncia che il giorno dopo verrà a scuola rasata a zero. La mattina seguente lei arriva con la sua bella coda di cavallo e tutti gli altri senza capelli

Fiducia e sicurezza: uno dei grandi dilemmi dei genitori.
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