I hate Befana

befana.jpgEggià.
Odio l’Epifania.
È un sentimento nuovo, fino all’anno passato io e la Befana abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto.

Cos’è cambiato quest’anno?
Provateci voi a fare la calza per un bambino di undici mesi!

Questa mattina io e mio marito ci siamo svegliati, e ci siamo resi conto di non aver preparato niente, e dico, assolutamente niente, per questa sera.

Così, noncuranti della pioggia, la neve e la grandine (tutte assieme, giuro! Non so come sia meteorologicamente possibile, ma è vero) siamo montati in auto e, col pupo ben legato al seggiolino, e ben lagnante perché per nulla contento, ci siamo diretti verso il centro commerciale.

E qui ritorno al fatidico punto.
Provateci voi a fare la calza per un bambino di undici mesi!

Mando marito e progenie a spasso per negozi, e impavida, imbracciando la mia borsetta come un appiglio in alto mare, mi inoltro fra gli scaffali.

Un minuto, forse meno, e vengo investita da un cartello rosso che mi grida: "CALZA SUBITO IN REGALO SE ACQUISTI CINQUE DI QUESTI PRODOTTI!"
Cinque di questi prodotti? Vediamo..
Un metro di barrette Kinder, mezzo chilo di M&M’s, pacco famiglia di gommose Haribo, stecche monolitiche di carbone, barattolo industriale di Nutella.
E tu mi regali UNA calza?
E tutto il resto della roba dove lo metto?

No, non fa per me, il puer è ancora piccino, avrà i prossimi anni per intasarsi le coronarie.
Così mi metto alla ricerca di dolcetti sani.

Ahahah (risata di sottofondo).

In mente ho un’idea.
Le ho viste mille volte (e mi si è sempre ribaltato lo stomaco al pensiero), sono perfette per la situazione: le sfogliatine di mela, da sgranocchiare come patatine.
Perciò, forte della mia convinzione, mi dirigo al reparto patatine.

Nada, nisba, non esistono.

Cambio di programma, diamoci all’uvetta.
Buona l’uvetta, no? Dolce certo, e sana.
A rischio strangolamento, magari, ma non è proprio il momento di pensarci, abbiamo una calza da riempire qui (che calza? quella gratis a me non spettava…).

Trovo l’uvetta, la metto nel cestino…
Un po’ vuoto, non posso accontentarmi.
Inizio a sudare, la faccenda si fa complicata.
In testa, come un mantra, solo due parole: "dolci sani… dolci sani… dolci sani…".

Illuminazione!
Il reparto prodotti dietetici!

Guadagno la corsia facendomi largo tra la folla.
Il reparto prodotti dietetici sul finire delle feste è affollato come non mai.
Spulcio un po’ qui e un po’ là, schivo per un pelo delle barrette energetiche dall’aspetto davvero poco raccomandabile (mi manca solo il figlio dopato, poi ho fatto bingo), e trovo loro.
I cracker Vitasnella ripieni di marmellata di mela.

Cioè.
Che schifo.
Li infilo comunque nel cestino.
Noi siamo alla fase "il cibo ci piace perchè si può lanciare a terra", probabilmente il puer non sentirà nemmeno l’odore di questi particolari cracker.

Mi dirigo triste alle casse.
Calza magra e smunta, non c’è che dire.
Nel mio percorso passo per la corsia degli omogenizzati.
La mano si muove come da sola, spinta da una forza sconosciuta, a prendere dallo scaffale una Mellin Baby Merenda (poveri noi…).
Lascio che la mano traditrice compia il fattaccio, sopraffatta dalla scarsità della calza.

Finalmente raggiungo le casse.
Demotivata, rassegnata, e pure un po’ incazzata.
E le vedo.
Sono state lì, ad attendermi, per tutto questo tempo.

Le SFOGLIATINE DI MELA.
Dannate.
Come in estasi mi lancio e le prendo, non guardo nemmeno il prezzo.
Pago, fuori dal supermercato compro una calza che a stento conterrà tutto ciò che ho preso (ma se avessi trovato subito le sfogliatine sarebbe stata tutta un’altra storia).

Ora la calza è pronta, appesa al forno (il camino de noiartri), sotto c’è pure un pacchettino contenente un libretto morbido sulla fattoria.
Niente giocattoli per la Befana, si sa, è poveretta.

Domattina un Nini assonnato la guarderà, allungherà la manina, la rovescerà, e senza capire nulla di ciò che sta accadendo, senza avere la minima idea di cosa possa significare il dover preparare la calza a un bambino di undici mesi, si illuminerà vedendo la Baby Merenda, il venduto.

Odio la Befana, ma parecchio.
L’anno prossimo la calza la lascio fare a mio marito.

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