La privazione del sonno non è un concorso a premi, ma io ho avuto il mio.

privazione del sonno

Io alla mia amica: “Sono così stanca… Non ho dormito più di tre ore consecutive negli ultimi 13 mesi”.

Persona a caso (che ha intercettato la conversazione): “Oh capisco come ti senti! Non dormo più di 30 secondi di fila da 375 giorni”.

E così inizia il concorso a premi “chi dorme di meno” che concorso a premi non è.

Nei giorni buoni, può essere divertente raccontarsi di come il nostro cervello svuotato ci faccia fare cose assurde.

Altre volte invece è difficile resistere alla tentazione di dimostrare quanto siamo esaurite in modi tangibili.

Può essere divertente, e a volte ridiamo per non piangere

A chi di noi non è capitato di infilare il telecomando nel freezer o di addormentarsi sulla tazza del gabinetto?

Credo di non sbagliare se penso di non essere l’unica alla quale è capitato di indossare il suo intimo alla rovescia.

Una volta ho persino indossato due scarpe differenti andando al lavoro, oppure ho dimenticato il nome della mia collega (che conosco da più di 5 anni), due volte in un giorno. Mi sono dovuta riferire a lei come “quella che prima aveva i capelli castani e ora è bionda”.

Non aiuta confrontarsi con i nostri conoscenti sui social. Giuliana, mia vicina di casa, ha 5 bambini sotto i 7 anni, e ha postato poco fa le immagini della fantastica cena a base di sushi della scorsa sera.

Cosa ha lei che io non ho? 

Quello che Giuliana ha è un bicchiere di plastica di Topolino con dentro del Cognac, che tiene stretto in una mano tremante mentre da un angolo della cucina osserva il cane mangiarsi gli avanzi sotto il seggiolone del figlio.

Noi non vediamo che quella mamma conosciuta al corso preparto, che posta solo foto del suo adorabile bimbo intento a giocare con i suoi cubi di legno, oggi ha avuto tre attacchi di panico e si venderebbe un rene pur di farsi 2 ore di sonno decente.

Adesso che sto emergendo dall’altra parte della traversata (dopo 458 giorni), riesco a vedere più chiaramente quanto possa essere spaventoso. Quanto è stato terrificante.

Posso ridere di quella volta che ho dimenticato di sciacquare via il balsamo dai miei capelli, o delle docce che non m’importava di fare. Posso ridere come una pazza di quella volta che mi sono addormentata mentre lavoravo al pc, o quell’altra in cui ho messo su il caffè senza mettere il caffè.

Ma non posso di certo scherzare sulle volte che non avrei dovuto guidare, sull’ansia incessante e sui giorni in cui mi chiedevo come sarei arrivata alla mattina dopo.

La mia “normalità” era diventata così disastrata che non riuscivo nemmeno a comprendere quanto fossi veramente stanca e quanto poco bene stessi funzionando.

Mi chiedevo solo perché non riuscissi a tenere pulita la mia casa come prima o perché avessi sempre voglia di piangere.

Dopo 445 giorni di privazione del sonno avevo raggiunto il mio limite. Può non essere un concorso, ma a quel punto avevo bisogno di un premio. Come ad esempio dormire una notte in albergo e avere la colazione servita a letto la mattina dopo.

Fortunatamente sono riuscita ad ottenerlo quel premio.

Questo mi ha dato la chiarezza necessaria per apportare alcune modifiche al fine di migliorare la situazione.

La prima cosa che ho fatto, è stata chiedere a mio marito di occuparsi lui dei risvegli del piccolo per 2 notti a settimana. Il bimbo aveva smesso di prendere il latte di notte, quindi non c’era un motivo per cui la pratica dovesse riguardare solo me.

In quelle due notti, non essendo sufficiente il pensiero di non dovermi alzare io per poter riposare decentemente, mi rifugiavo nella camera della figlia più grande.

Ironia della sorte, il piccolo ha iniziato a dormire senza risvegli a partire dalla seconda notte del turno di mio marito. Ma almeno ho dormito anch’io.

Per concludere, scherza pure su tutte le assurdità che ti capitano così puoi aggrapparti all’ultimo barlume di equilibrio mentale.

Ma poi, quando senti che stai affondando nelle sabbie mobili della tua stanchezza (e preferibilmente anche un po’ prima) prova a pensare a come potresti tirartene fuori. Guardati intorno, fatti lanciare una corda, e dormi.

Sarà fantastico, te lo assicuro.

La privazione del sonno non è un concorso a premi, ma io ho avuto il mio.
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