La nascita di Nicolò


nicolo30-6-2012


ore 9.00 Sono ancora a letto ma sento ogni tanto qualche piccola contrazione dolorosa. Finalmente qualcosa comincia a muoversi. Mi alzo e tutto scompare, ho un sacco di cose da fare: devo comprare la frutta per la giornata in piscina di domani con gli amici e devo lavarmi i capelli per il battesimo di Matilde oggi pomeriggio

ore 15.00 Ecco un’altra contrazione, questa è stata fortina

ore 16.30. Le contrazioni si susseguono con una certa regolarità, e si fanno sentire bene, ma ho deciso di andare comunque al ricevimento del battesimo (1 ora di macchina), potrebbe volerci ancora parecchio (ieri alla visita la testolina era ancora parecchio alta) almeno così il tempo passa più in fretta.

ore 19.30 Sono regolari e sempre più dolorose, devo cominciare a regolare la respirazione (i miei amici cominciano ad impressionarsi), però le sopporto bene, ormai sono certa che stai per arrivare.

ore 20.00 Sono andata in bagno e c’era sangue oltre al tappo di muco, entro domani sarai tra le mie braccia amore mio.

ore 21.00 Decido di tornare a casa, ho bisogno di mettermi comoda, di vocalizzare il dolore che si fa sempre più intenso. In macchina al ritorno le contrazioni si susseguono regolarissime ogni 6 minuti

ore 22.00 Sono nella vasca da bagno, ormai sono certissima, nemmeno l’acqua le ha sedate. Telefono a Daniele che dorme dalla nonna insieme alla cuginetta per augurargli la buona notte (l’ultima da figlio unico), non gli dico nulla, domani avrà una sorpresa. Chiamo anche la mia ginecologa che mi dice di rimanere in vasca 20 minuti, di stendermi poi sul lato sinistro per altri 30 minuti e di partire per l’ospedale se le doglie continuano ad essere ogni 5 minuti o meno

ore 23.30 Partiamo per l’ospedale, dopo 4 minuti siamo già lì. Non ho molta fiducia sul ricovero perché sento che la testa è ancora alta, infatti decido di non scaricare la valigia dal portabagagli.

23.40 In reparto mi attaccano al monitoraggio e mi sembra che le contrazioni diminuiscano, però ok ci sono. La visita conferma l’avvio del travaglio, c’è sangue e collo dilatato per più di 2 cm. Decidono di ricoverarmi.

 



1-7-2012

00.15 Mi assegnano un letto sul quale non mi stenderò nemmeno un minuto, intanto mi cambio e comincio a passeggiare con Ale su e giù per il corridoio appoggiandomi al muro e accovacciandomi ad ogni doglia.
Arriva anche una mia compagna del corso pre-parto, ha qualche contrazione, ricoverano anche lei (che poi il giorno dopo riuscirà e partorirà il 4 luglio), almeno ci facciamo due chiacchiere insieme tra un dolore e l’altro.

00.45 nuova visita, siamo a quasi 4 cm, si va in sala travaglio/parto. Qui ci sistemiamo più comodamente e aspettiamo che la natura faccia il suo corso. Ale mette la musica che abbiamo portato, io mi muovo in giro e uso la palla, Elisa, l’ostetrica che ci accompagna è molto carina, mi lascia libera di muovermi come mi pare mentre mi tiene le sonde del monitoraggio.
Le contrazioni sono vicinissime e intensissime ma sono perfettamente padrona di me stessa, la dilatazione procede spedita ma tu Nicolò sei sempre alto, troppo alto, come fu per Daniele.

1.50 Elisa mi chiede di stendermi sul letto per controllare bene i tuoi battiti, comincio a capire che forse c’è qualcosa che non va, non me lo avrebbe chiesto altrimenti, ne avevamo parlato e sa che non voglio stare distesa. Non mi piace stare sul letto ma eseguo.

0re 2.40 Entra un’altra ostetrica, Elisa le mostra il tracciato e decidono di chiamare il ginecologo di turno.

A quanto pare amore, tu soffri le contrazioni, il tuo battito cala ad ognuna di esse.

ore 3.20 il ginecologo (pessima prima impressione) dopo una visita dolorosissima (siamo a più di 6 cm) sentenzia che è necessaria l’ossitocina perché tu sei troppo in alto e occorre aumentare l’efficacia delle contrazioni (?)

Io comincio a piangere, non la voglio l’ossitocina, so già cosa significa: rimanere in croce sul letto e subire dolori atroci, innaturali, al di fuori di ogni mio possibile controllo.

Li prego, li scongiuro di non farmi subire questa cosa un’altra volta, sono disperata, a questo punto mille volte meglio il cesareo.

ore 3.40 Mi attaccano la flebo di ossitocina, io mi sento alienata, incompresa, sono terrorizzata dal fatto di arrivare a 10 cm con la testa ancora alta, di non sentire i premiti, di spingere e spingere e spingere senza arrivare a nulla (rivivere l’incubo ancora una volta) e soprattutto sono fuori di me dalla paura che finiranno per usare il forcipe (ebbene sì qualche settimana prima hanno dovuto ricorrerci per salvare un parto che doveva essere destinato ad un cesareo e per il quale hanno tentennato troppo).

Piango completamente sconfitta, non so se li ho inteneriti o cosa, fatto sta che dopo soli 30 minuti di ossitocina il ginecologo mi rivisita, siamo a più di 7cm ma la tua testolina è ancora altissima, fuori dallo scavo pelvico. Ci vorrebbero ore per farti scendere e incanalare e nel frattempo tu continui a soffrire le contrazioni, così il medico ha pietà di noi e decide per il cesareo.

ore 4.15 Staccano la flebo di ossitocina ma ormai le contrazioni si susseguono una dietro l’alta come i cavalloni di un oceano in tempesta, mi fanno spogliare e indossare il camice e la cuffietta per la sala operatoria, mi depilano e mi mettono il catetere (altro male boia) e mi trasferiscono in sala operatoria (3 piani più sotto) sbatacchiandomi qua e là mentre ancora mi contorco per le contrazioni fortissime.

ore 4.30 L’anestesista mi fa un po’ di domande, fatico a rispondere stringendo i denti. Fa freddo qui, la luce è terribilmente fastidiosa, il tuo babbo è lontano. Non avrei voluto che venissi al mondo così ma non sempre si può scegliere. Mi basta che sappiano fare il loro lavoro e ti tirino fuori al più presto…

Farsi perforare la spina dorsale rimanendo immobili durante le ultime contrazioni dilatatorie è un’impresa titanica, ma sono concentrata su di te, ce la posso fare, adesso posso fare tutto.

L’anestesista è bravissima, avverto subito una sensazione di calore alle gambe, il tempo di girarsi e stendersi sul lettino operatorio e non sento più nulla.

Tutti si affaccendano, io rimango concentrata.

“BISTURI” e dopo pochi secondi che a me paiono immobili come l’aria nei pomeriggi d’estate sento forte il tuo urlo di protesta. Mi rimboma nelle orecchie, nella testa, nell’anima, arpiona le corde più profonde del mio essere e so che adesso lo riconoscerei fra mille. Ancora non ti ho visto ma ti riconosco in un codice antico e ferino.

Dicono che sei piccolino

Ma come? Aspettavo il gigante Golia e invece sei il piccolo guerriero Davide.

Finalmente ti mostrano a me, due occhioni enormi e brillanti su un faccino minuscolo. Ti bacio, ti annuso. Sai di buono, di caramello, sai di promesse e di vita futura.
Sono solo pochi pochissimi istanti ma è l’imprinting per una vita intera.

Ti portano di sopra, dal tuo babbo che potrà stare con te mentre ti lavano e ti visitano e ti misurano.

Io, ora vuota di te, mi lascio sistemare docile, non mi importa di nulla, emorragia, atonia uterina, parole parole parole che sfiorano la mia coscienza senza lasciare alcuna impronta, la mia mente è altrove. Sonnecchio.

Sei nato alle 5 esatte di domenica 1 luglio.

Ora sono le 5 e 45 e sono pronta anche io per risalire e riunirmi a te.
Fuori nell’atrio degli ascensori ci sono tutti i parenti (nonni e zii) come l’altra volta, però oggi io sono sveglia ed è troppa, troppissima la voglia di te.

Mi portano in camera e dopo pochi secondi arrivi tu, nudo in un pannolino troppo grande. Ti poggiano sul mio petto che ha già la tua impronta. 
Sei a casa amore mio, benvenuto.

mamma

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