30 luglio 2008 – Primo colloquio

Io ero agitatissima, e tutti e due eravamo piuttosto impacciati, come previsto.

Diciamo che non ho fatto scena muta, come temevo, nonostante la voce mi si sia incrinata anche solo per confermare che sì, ci siamo sposati nel ’97 e sì, abbiamo già due figli! 
Sono veramente pessima. 
Ma, insomma, per lo meno non sono scoppiata a piangere, è già un successo!
In realtà è stato un colloquio tranquillo, e abbastanza generico, per una prima conoscenza superficiale e per rompere un po’ il ghiaccio. 
C’era solo la psicologa perché l’assistente sociale è in ferie, molto succintamente ci ha chiesto cosa facciamo, quando/dove/come ci siamo conosciuti, le famiglie di origine, i bambini, perché abbiamo scelto la strada dell’adozione e se abbiamo scartato quella "naturale" oppure no, cosa pensiamo dell’adozione di bimbi di altre etnie, delle malattie, del rischio giuridico, se abbiamo informato i bambini, quali informazioni abbiamo sull’itere sulle problematiche dei bimbi adottati.
Una rapida carrellata di quanto sarà poi trattato meglio nei prossimi colloqui.
E poi la spiegazione di come funzionano le cose qui*: 
un colloquio generico iniziale, due colloqui individuali a testa, poi visita domiciliare dell’assistente sociale, seconda visita domiciliare con sia psicologa che assistente sociale per conoscere i bambini e ultimo colloquio tutti insieme in cui si tirano le somme. Se non ci sono intoppi dovremmo finire per dicembre.
Poi loro scrivono la relazione da inviare al tribunale e in primavera colloquio con il giudice, atto finale di questa prima parte.
Prossimo colloquio io da sola l’8 settembre…

* Una delle cose che più mi ha stupito, e non positivamente, all’addentrarmi nel mondo dell’adozione, è che in Italia non esiste una procedura standard, con un iter uguale per tutti. 

A partire dalla legge nazionale, molto generica, ogni Tribunale dei Minori si crea le proprie regole e le cose possono variare tantissimo a seconda del luogo di residenza: 
a Bologna bisogna frequentare un corso prima di poter presentare i documenti, in altre regioni durante e in altre ancora non importa; a Torino richiedono una lunga serie di esami medici approfonditi mentre a Milano bastano pochi certificati generici; a Milano il bambino deve avere per forza almeno due anni meno dei fratelli già presenti in famiglia, mentre altrove può essere pure più grande; a Trento ci mettono pochi mesi per concludere l’iter e a Bologna due anni; in caso di gravidanza a Torino ti dicono di tornare quando il piccolo avrà due anni, mentre a Firenze puoi fare il colloquio con il giudice anche con il pancione, 
e così all’infinito, per le 21 regioni e i 23 Tribunali dei Minori esistenti in questo Paese. 

E se questo non bastasse, ogni ASL a sua volta segue procedure diverse (corsi obbligatori, corsi facoltativi o nessun corso, quattro-sei-otto-dodici e più colloqui, test psicologici e giochi di ruolo oppure semplici chiacchierate)
Alla faccia dell’unità nazionale!