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  • Fate la nanna... con la mamma

     

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     Quando ero incinta di Sofia, la mia prima bimba, ho comperato Fate la Nanna di Eduard Estivill, su consiglio di una amica che me lo descriveva come miracoloso. L'ho letto due volte: in gravidanza e dopo il parto. Lo trovai interessante e praticabile.

    Alcune cose in effetti sono interessanti, come ad esempio il fatto che ai neonati vada insegnato a distinguere fra giorno e notte, ovvero la nanna diurna può essere fatta con la luce, con rumori, con musica, mentre la nanna notturna deve essere fatta in un ambiente silenzioso, buio. 

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Scritto da Teresa Presutto   

pesco_minMi prendo un po' del mio tempo e un po' del vostro...

Siamo nell'ottavo mese e sento un legame profondo con la mia pancia.

L'utero non segue il resto del corpo e un po' me ne cruccio,
perché mi sento bene ma l'utero è spesso contratto, senza dolori, ma contratto.
Aspetto il responso di sabato, per il semaforo verde per lavorare anche l'ottavo, o la rinuncia e il riposo forzato.
Dipende dal collo, dipende da come mi trova il pancione.


Già, il mio pancione.
Mena è diversa da Carla.
Perché io sono una mamma diversa da allora.
Mena è di gran compagnia.
Carla dovevo cercarla per farla muovere, Mena è in movimento sempre.
A qualsiasi ora della notte mi svegli, lei è li a comunicare con me.
L'amo, giuro l'amo.
Posso pensare a lei e piangere se lo voglio, non so come spiegarlo senza sembrare un po' esaurita.
Però sono innamorata di lei, è come se la sentissi già mia, a volte fatico quasi a pensare che sia piccola, più piccola di Carla, l'ultima arrivata.
Sarà che sono talmente concentrata a studiarmi come tutelare l'emotività di Carla che quasi ho sviluppato un dialogo intimo con lei che me la fa sembrare più matura, più consapevole, più paziente.

Sarà che ha il nome di mia Madre e talvolta penso e spero possa somigliare a lei, con lo sguardo buono e il sorriso gratis.

Lo so, è assurdo, ma l'immaginazione, l'interiorizzazione, la maternità fanno brutti scherzi.
No, al contrario: fanno dei bellissimi scherzi.

Ho iniziato le compere per la valigia.
Sono partita dalla camicia da notte con cui è nata Carla, l'unica cosa che porto di "vecchio".
È la camicia da notte che usai in sala parto, la stessa che aveva mia suocera quando nacque Gianni.
Per me è un porta fortuna. E per una feticista quale sono, non è da poco.
Ho comprato quasi tutto, compresa la Barbie, che sarà il dono che Mena porterà a sua sorella dal suo viaggio nel mare Amnios.

Ogni tanto cerco di elasticizzarmi, di pensare che sta per attraversarmi un ciclone, che non dormirò, che dovrò accompagnare Carla al nido con Mena piccolissima e passare giornate tra poppate e cambiate.
Cerco di ricordarmelo perché ho come uno scudo ormonale di adrenalina che mi fa vedere tutto sotto una luce buona e questo nemmeno è troppo salutare.

Però poi penso che la primavera bussa prorompente alle mie porte e mi sento molto animale in questo.
Adoro la primavera, penso al profumo di pesco, penso che porterò Mena al parco nella sua carrozzina blu e vedrò Carla scorrazzare nelle giostrine comunali.
Penso che giugno è poi vicino, mia madre prenderà la dimora estiva e io mi sentirò parte nevralgica di una famiglia matriarcale, nel libarius di casa,
con Mena che succhia, Carla che scivola e mia madre che cucina cantando.
Mi sentirò parte antica e non moderna di questa società.
Mi sentirò solo madre e figlia, separata da due generazioni con lo stesso identico suono: FILO MENA.
Mi rattristerò ogni tanto pensando all'inverno che verrà, alla separazione dalle mie creature, al ritorno di mia madre nella sua dimora invernale,
al ritorno alla società dal sapore aspro dell'emancipazione, di donna lavoratrice e madre part time....
Ma una cosa per volta.
Per ora mi tengo la mia pancia e i miei piccoli pensieri d'ovatta e di
pesco.

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