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  • Fate la nanna... con la mamma

     

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     Quando ero incinta di Sofia, la mia prima bimba, ho comperato Fate la Nanna di Eduard Estivill, su consiglio di una amica che me lo descriveva come miracoloso. L'ho letto due volte: in gravidanza e dopo il parto. Lo trovai interessante e praticabile.

    Alcune cose in effetti sono interessanti, come ad esempio il fatto che ai neonati vada insegnato a distinguere fra giorno e notte, ovvero la nanna diurna può essere fatta con la luce, con rumori, con musica, mentre la nanna notturna deve essere fatta in un ambiente silenzioso, buio. 

Vigilia di una vigilia ignota
Vigilie di una vigilia ignota PDF Stampa E-mail
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Scritto da Teresa Presutto   

pesco_minMi prendo un po' del mio tempo e un po' del vostro...

Siamo nell'ottavo mese e sento un legame profondo con la mia pancia.

L'utero non segue il resto del corpo e un po' me ne cruccio,
perché mi sento bene ma l'utero è spesso contratto, senza dolori, ma contratto.
Aspetto il responso di sabato, per il semaforo verde per lavorare anche l'ottavo, o la rinuncia e il riposo forzato.
Dipende dal collo, dipende da come mi trova il pancione.


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La lunga strada verso il campo di cavoli PDF Stampa E-mail
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Scritto da Alessandra D.   
ImageHo notato a mie spese che sulle difficoltà di concepire c'è molta reticenza. 
Non è facile parlare di certi problemi, soprattutto quando le amiche che ti circondano sono rimaste incinte senza quasi provarci. E quindi si prova quasi vergogna a parlarne, come se fosse una colpa.
Gli amici che hanno difficoltà non ne parlano, e così quelli che di problemi non ne hanno sembrano necessariamente essere la maggioranza e ci si sente ancora più soli nel proprio percorso.

Non è piacevole raccontare a chi ha avuto tutto facile che tu invece devi prenderti la temperatura, controllare il calendario, programmare la frequenza dei rapporti. 
Non è facile spiegare cosa si prova davanti ad un test negativo a chi invece nella vita ha visto solo le due lineette.

Quindi ho deciso di condividere la mia esperienza. 
Per sentirmi normale io, ma soprattutto per dare voce a questo gruppo silenzioso che forse tanto piccolo non è.

Sono da qualche mese alla ricerca di una desideratissima maternità.
Ho passato tanti anni della mia vita a immaginarmi questo momento. Nonostante la consapevolezza di alcuni problemi avuti nel passato, nei miei sogni tutto accadeva nel modo più naturale possibile. 
Ci si ama, si fa l'amore e questo amore genera una nuova vita, diventando il dono reciproco più grande di cui l'amore stesso è capace.

E allora si comincia la ricerca, si fa l'amore con grande trasporto e desiderio, senza pensieri e senza fare più di tanto caso al calendario.
Intanto un mese passa, e poi due, tre.

Nel frattempo un'amica ti annuncia la sua seconda gravidanza. E con entusiasmo ti racconta di come entrambe le volte sono bastati un mese o due di ricerca.
In questa fase queste notizie positive servono a darti entusiasmo, pensi che è solo questione di avere un po' di pazienza e presto verrà il tuo turno.

Un altro mese passa invano. Il ciclo è diventato talmente regolare che non c'è nemmeno la possibilità di illudersi. Il test di gravidanza resta inutilmente chiuso in un cassetto.

Un'altra amica ti annuncia la sua gravidanza, non lo stava cercando, ma è capitato ed è felicissima. 
E tu sei felicissima per lei, ma nel contempo cominci a sentirti diversa, come in difetto.

Spesso ti senti chiedere "Ma voi quando lo fate un bel bambino?" e ormai hai la risposta prontissima "Quando si deciderà ad arrivare noi siamo pronti." 
Si crea un po' di silenzio imbarazzato, ma almeno dopo nessuno osa più chiederti nulla.

Un altro mese passa e due giorni di ritardo ti lasciano illudere che forse il sogno si è avverato. Fai la pipì che pensi sia la più importante della tua vita, ma bastano due minuti a far crollare ogni illusione.

Con l'arrivo della primavera le strade del centro si riempiono di carrozzine e passeggini e ti sembra sempre di più di avere un buco nero nella pancia.
Per quanto si faccia finta di niente la frustrazione comincia a farsi strada. Tenti l'alibi dello stress, che però in un mondo di stressati vale poco e non consola.

Viene la tentazione di incupirsi e allora bisogna reagire e trovare qualcosa da fare. Inizi a prendere consapevolezza che forse bisogna dare un piccolo aiuto alla natura.
Compri il termometro per la temperatura basale e gli stick persona, pronta ad esplorare ogni più piccola variazione del ciclo ormonale.

Personalmente ci ho messo un po' ad abituarmi all'idea. Mi sembrava togliesse ogni spontaneità alla cosa.
Ma soprattutto devo ancora abituarmi all'idea che fare l'amore non basta.

Per ora io mi fermo qui. 
Spero presto di dare un lieto fine a questa storia, ma nel frattempo mi farebbe piacere leggere altre storie di chi ha dovuto percorrere una strada più lunga per trovare il campo di cavoli (se volete, potete inviarle in redazione).

 
Opera Buffa PDF Stampa E-mail
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Scritto da Luvetta   

preg1_small.jpgEsiste una "sliding door" nella vita di ogni donna: il test di gravidanza.
Nel momento in cui la linea si materializza (stregoneria!) sotto i tuoi occhi increduli, la tua prima reazione sarebbe di farti crescere i baffi e fuggire a Cuba a servire Pampero.
Negalo, se puoi.
Magari avrai anche sbandierato lo stick sotto il naso del futuro papà subito dopo, uscendo trionfante dal bagno con le trombe dell'Aida in sottofondo..
Però: torna con la mente a quel momento, quell'istante, e nega, se puoi, di aver pensato: "oddio.. e mo'? ma che cazzo ho combinato?"

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Ultimo giorno panciuto PDF Stampa E-mail
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Scritto da Maddalena Preisig   
pregnancyMi sono concessa una passeggiata solitaria.
Insomma, più o meno solitaria, visto che ho un inquilino a bordo; e più o meno passeggiata, per quel che si può trovare dove lo squallore dell'hinterland cede ai campi e ai boschetti.
Dietro al cielo grigio c'era giusto un po' di azzurro e di sole.
Ma mi è sembrato di sentire il vago profumo della terra che si risveglia alla primavera... della vita, in una strana consonanza con la vita che anch'io sto per portare. O forse è solo un'illusione: il vano desiderio di essere in armonia con la natura, una donna di quelle che corrono coi lupi e partoriscono accovacciate sotto ai rami... invece di una placida trentenne, vigliaccona abbastanza da scegliere il colpo di bisturi altrui pur di non affrontare la prova più bella e grande della sua femminilità.
Vero o falso che sia, quel profumo mi è piaciuto.
Era tutto per me e per il mio bambino.

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Al termine del viaggio PDF Stampa E-mail
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Scritto da Cristina Fiore   
pancioneG7 marzo 2004
Ciao piccolina… Mi senti? Sono io, la tua mamma. Beh! Questo nostro viaggio insieme sta per finire, fra poco ti abbraccerò, sentirò il tuo profumo. Prenderò in mano i tuoi piedini e guarderò che faccetta da birbante hai.
Benedetta. Lo sai che ti chiami così vero? Lo abbiamo deciso insieme con papà, tuo fratello e le tue sorelle… era una giornata di settembre, eravamo in auto (la tua prima vacanza in Sardegna) e tu eri ancora così piccina nella pancia di mamma. Papà diceva tanti nomi a caso e i tuoi fratelli ridevano e poi è venuto fuori Benedetta, così, per magia. È piaciuto a tutti.

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Aspettando la tempesta PDF Stampa E-mail
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Scritto da Marianna Vomeri   

 Manca un mese giusto giusto alla scadenza della mia pancia.
È un giro di boa al quale non pensavo di arrivare angosciata com'ero da un parto super prematuro. E invece eccomi ancora qui a lamentarmi per il mal di schiena, per il fiato corto, perché è arrivato il caldo e ho i piedi come due salcicce...
Sento la malinconia della fine di un viaggio che mai più rifarò… mai più con la pancia.
Sento la malinconia di questa fine che non è ancora diventata inizio…

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