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  • Fate la nanna... con la mamma

     

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     Quando ero incinta di Sofia, la mia prima bimba, ho comperato Fate la Nanna di Eduard Estivill, su consiglio di una amica che me lo descriveva come miracoloso. L'ho letto due volte: in gravidanza e dopo il parto. Lo trovai interessante e praticabile.

    Alcune cose in effetti sono interessanti, come ad esempio il fatto che ai neonati vada insegnato a distinguere fra giorno e notte, ovvero la nanna diurna può essere fatta con la luce, con rumori, con musica, mentre la nanna notturna deve essere fatta in un ambiente silenzioso, buio. 

Aspettando la tempesta PDF Stampa E-mail
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Scritto da Marianna Vomeri   

 Manca un mese giusto giusto alla scadenza della mia pancia.
È un giro di boa al quale non pensavo di arrivare angosciata com'ero da un parto super prematuro. E invece eccomi ancora qui a lamentarmi per il mal di schiena, per il fiato corto, perché è arrivato il caldo e ho i piedi come due salcicce...
Sento la malinconia della fine di un viaggio che mai più rifarò… mai più con la pancia.
Sento la malinconia di questa fine che non è ancora diventata inizio…

Sono seduta sulla veranda di una casa immaginaria, su una scogliera, il cielo è grigio, le nuvole basse minacciano pioggia e tempesta, il mare si schianta contro le roccie e risale in spruzzi salmastri quasi a voler entrare in casa. Mi inumidisce il volto, ma non mi va di entrare in casa. La forza degli elementi che si sta per scatenare m'incatena alla sedia, mi affascina, sorrido divertita tra le lacrime di malinconia. In lontananza, in mezzo al mare, c'è un cerchio di luce, il sole si è fatto spazio tra le fitte nuvole e illumina una inconsapevole barchetta. Quello è il mio futuro che si avvicina.
La tempesta si scatenerà e io rimarrò lì a godere di ogni goccia, di ogni raffica di vento, di ogni spruzzo di mare. Poi si placherà, e il raggio di sole accompagnerà a riva la mia inconsapevole barchetta. E allora sarà veramente l'inizio di tutto.

Guardo Cecilia mezzo addormentata, la fisso negli occhi sornioni e mi ci specchio. E sogno altri quattro occhi nei quali tuffarmi.
Sento Cecilia che corre per casa, a piedi nudi, e poi sento altri piedini che la seguono, con passi più brevi e incerti.
Godo dei baci di Cecilia, dei suoi abbracci e sogno altre piccole dolci labbra, altre tenere manine.
Mi mancheranno questi sogni, anche se diventeranno realtà; mi mancherà questo sensazione di essere "portatrice sana di miracolo".

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