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  • Fate la nanna... con la mamma

     

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     Quando ero incinta di Sofia, la mia prima bimba, ho comperato Fate la Nanna di Eduard Estivill, su consiglio di una amica che me lo descriveva come miracoloso. L'ho letto due volte: in gravidanza e dopo il parto. Lo trovai interessante e praticabile.

    Alcune cose in effetti sono interessanti, come ad esempio il fatto che ai neonati vada insegnato a distinguere fra giorno e notte, ovvero la nanna diurna può essere fatta con la luce, con rumori, con musica, mentre la nanna notturna deve essere fatta in un ambiente silenzioso, buio. 

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Cucciolandia - Vaccinazioni
Scritto da Daniela Sannicandro - Pediatra   
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Vaccinazioni
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vaccino.gifSono passati più di due secoli da quando il medico inglese Edward Jenner ebbe l’idea di utilizzare il pus di una vacca affetta da vaiolo per immunizzare il proprio figlio contro la malattia in un periodo di epidemia. Il liquido fu chiamato “vaccinia” e il composto da iniettare, data la sua provenienza, fu chiamato vaccino: da qui l’origine della parola che fa riferimento ad una tecnica di medicina preventiva destinata a cambiare radicalmente le aspettative di salute delle generazioni successive.

Nonostante ciò, negli ultimi anni, le vaccinazioni sono diventate oggetto di alcune controversie e polemiche sulle quali non è sempre stata fatta sufficiente chiarezza. Per questo motivo si tenta qui di fare luce su questo importante argomento.

Cosa sono i vaccini? I vaccini non sono altro che virus o batteri adeguatamente modificati che vengono introdotti nell’organismo affinché simulino l’infezione vera e propria senza darne i sintomi stimolandolo a produrre delle specifiche difese (anticorpi), efficaci e durevoli nel tempo; gli anticorpi hanno il compito di renderlo invulnerabile qualora venisse a contatto con lo stesso agente patogeno in epoca successiva.

Solo la prevenzione specifica può, infatti, difenderci da alcune malattie infettive a tutt’oggi incurabili con le terapie farmacologiche a nostra disposizione, anche quando si adottino stili di vita e norme igieniche adeguati e si posseggano normali difese immunitarie. Per le malattie di origine virale, infatti, non conosciamo ancora farmaci veramente risolutivi e alcune malattie batteriche, pur curabili con antibiotici, possono avere un decorso talmente fulmineo e grave che anche una idonea terapia iniziata tempestivamente, o quantomeno appena fatta la diagnosi, potrebbe non essere in grado di contrastarne gli esiti a volte fatali (vedi meningite da meningococco).

La prevenzione con immunizzazione attiva specifica, cioè con vaccinazione, ha inoltre il vantaggio, non solo di immunizzare e proteggere il singolo soggetto, ma altresì di prevenire la diffusione della malattia sia nell’ambiente frequentato dal soggetto stesso che, praticata a tappeto, nell’intera nazione, in un gruppo di nazioni e, fine ultimo dei programmi di vaccinazione di massa, nel mondo intero, com’è avvenuto per il vaiolo, come sta avvenendo per la poliomielite, come si spera possa avvenire a breve per il morbillo, la rosolia congenita ed altre importanti malattie per le quali è in atto da anni uno specifico programma vaccinale.

Come sono fatti i vaccini? I vaccini possono essere costituiti da virus o batteri interi attenuati, resi cioè pressoché innocui, anche se vivi, perché resi praticamente incapaci di moltiplicarsi nell’organismo nel quale vengono iniettati: è il caso del vecchio vaccino orale Sabin contro la polio, non più in uso attualmente in Italia salvo, forse, per i richiami dopo il primo anno di vita; è il caso dei vaccini contro morbillo, parotite, rosolia, varicella e tbc e del più recente vaccino orale antirotavirus; da virus o batteri interi uccisi, come il vecchio vaccino contro la pertosse, ora sostituito dal nuovo vaccino acellulare e l’attuale vaccino Salk contro la polio; da particelle o sostanze tossiche prodotte dai germi (tossine) inattivate, come i vaccini antidifterico e antitetanico; da componenti specifiche dei virus o dei batteri come il vaccino anti Haemophilus e il vaccino a sub-unità virali contro l’influenza; da proteine ottenute sinteticamente come nel vaccino anti epatite B e nel vaccino antipertosse acellulare attualmente in uso.

Oltre al principio attivo, il vaccino contiene altre sostanze necessarie per garantirne l’efficacia, l’immunogenicità, la durata nel tempo, cioè la stabilità e l’assenza di contaminazione da parte di altri virus o batteri. Per aumentare il potere immunogenico del vaccino, cioè la sua efficacia, si aggiunge spesso ai vaccini idrossido o solfato di alluminio, per prolungare la sua stabilità nel tempo si usano sostanze a base di mercurio, soprattutto il thimerosal, per impedirne la contaminazione con altri agenti patogeni si aggiungono antibiotici, soprattutto neomicina, altre volte streptomicina. I vaccini, inoltre, possono essere prodotti con virus coltivati su embrioni di pollo (uova). Molte polemiche riguardanti l’uso dei vaccini si riferiscono proprio alle possibili, anche se rarissime, reazioni avverse dovute agli eccipienti e agli stabilizzanti che contengono nonché ai terreni di coltura dove vengono moltiplicati e attenuati i virus. Esse sarebbero sostanzialmente responsabili di reazioni allergiche, non solo locali, ma a volte generalizzate fino allo shock anafilattico e tossiche: farebbe preoccupare l’uso di composti mercuriali dato che sono conosciute sindromi neurologiche dovute ad intossicazione da sali mercuriali. Di questi effetti collaterali si tratterà più avanti. Le attuali tecniche di produzione e di somministrazione dei vaccini (unica somministrazione per più vaccini come avviene con i vaccini coniugati come l’esavalente) permettono di limitare al massimo la quantità di tali sostanze indesiderate ed i conseguenti rischi per la salute.

I vaccini si somministrano essenzialmente per via intramuscolare e alcuni, quelli preparati con virus vivi attenuati come morbillo, parotite, rosolia e varicella, per via sottocutanea. Si preferisce somministrarli sul muscolo della coscia (zona antero superiore esterna) nei lattanti e sul braccio (deltoide) nei bambini più grandicelli perché è necessario che il vaccino sia ben assorbito: deve quindi essere iniettato in una zona dove non vi è molto adipe e dov’è presente un’attiva circolazione sanguigna. Questo non succede se viene iniettato in una zona ricca di tessuto adiposo come le natiche, zona nella quale, per di più, si corre il rischio di incontrare il nervo sciatico che verrebbe dolorosamente irritato e sollecitato dalle sostanze contenute nel vaccino.

Intervalli tra le varie dosi di vaccino e necessità di richiami: Nei primi mesi di vita, periodo in cui si inizia a vaccinare il bambino, la durata della memoria immunitaria è molto corta a causa della immaturità funzionale del sistema immunitario del lattante: pertanto, un vaccino che, se fosse somministrato per la prima volta dopo il compimento del primo anno di vita, stimolerebbe una immunità duratura con una o al massimo due dosi distanziate di alcuni anni l’una dall’altra, nel lattante necessita di due o tre dosi distanziate di poche settimane l’una dall’altra per essere sufficientemente immunogenico. Ciononostante, è importantissimo proteggere comunque il neonato sin dalle primissime settimane perché, fino al terzo anno di vita, malattie che, se contratte da più grandi, potrebbero non complicarsi e non diffondersi oltre le prime vie respiratorie, come le infezioni da emofilo, da pneumococco e da meningococco, rischiano di trasformarsi in vere e proprie setticemie oppure possono attraversare la barriera emato-liquorale che separa la circolazione sanguigna da quella del liquor che irrora le meningi e l’encefalo e trasformarsi in pericolose meningiti o encefaliti.

Schemi vaccinali dei primi anni di vita sono reperibili ovunque e tutte le mamme ne sono a conoscenza perché l’informazione diffusa dai pediatri di base, dei consultori e di comunità è ottimale: quello che non sempre si sa, però, è cosa fare quando, per un motivo qualsiasi, si salta il richiamo di un vaccino: alcuni credono di dover ricominciare tutto da capo, ma non è così. Gli intervalli tra una dose e l’altra di un vaccino stabiliti dai calendari vaccinali sono quelli ottimali ma se, dopo una prima dose di vaccino antipolio, per un motivo qualsiasi, non si pratica la seconda dose nei tempi stabiliti, non è necessario ricominciare da capo, la prima dose rimane comunque valida; per la vaccinazione antiepatite B è lo stesso discorso: non si ricomincia se dopo la prima dose si salta la seconda o la terza. Solo se il bambino è considerato ad alto rischio di contagio perché, per esempio, figlio di madre o di padre affetti da epatite in fase contagiosa o altre situazioni a rischio di contrarre la malattia, è bene non fare passare più di 4 mesi tra la prima e la seconda dose oppure non più di un anno tra la seconda e la terza dose.

Per quanto riguarda la bivalente: si ricomincia da capo se tra la prima e la seconda dose è passato più di un anno e se tra la seconda e la terza dose sono passati più di 5 anni, altrimenti no.

Quando si è in presenza di un bambino adottato, senza documentazione certa di avvenute vaccinazioni, è ovviamente indispensabile ricominciare da capo e presumere che non sia stato mai vaccinato anche se attualmente, un po in tutto il mondo, le comunità di accoglienza e i brefotrofi sono piuttosto attenti alla prevenzione vaccinale e la attuano con regolarità seguendo schemi adottati pressoché ovunque.

Quanti vaccini diversi si possono somministrare contemporaneamente? Gli attuali vaccini di sintesi o a sub-unità sono stati studiati per poterne somministrare più d’uno con un’unica puntura: la risposta immunitaria non ne risente e la quantità di sostanze come eccipienti, conservanti, ecc. viene così ridotta in maniera significativa.

E’ attualmente diffusamente praticata l’esavalente che comprende antipolio, antitetanica, antidifterica, antipertosse, antiemofilo e antiepatite B. Antipneumococco e antimeningococco possono essere praticate nella stessa seduta con puntura in altra sede visto che si tratta di due vaccini non ancora sperimentati uniti all’esavalente: questa prassi, però, aumenta in modo significativo il rischio di reazioni febbrili dopo la vaccinazione. Si possono praticare insieme perché nessuno di questi otto vaccini è composto da virus vivi attenuati ma, a secondo dei casi, da virus uccisi o inattivati o sub unità o di sintesi. I vaccini composti da virus vivi attenuati come morbillo, parotite, rosolia, varicella e tbc, possono essere, loro 5, somministrati nella stessa seduta (morbillo, parotite e rosolia con una stessa puntura sottocutanea, varicella con un’altra puntura, almeno per ora, tbc non praticato nel nostro paese), ma preferibilmente a distanza di almeno un mese dagli altri menzionati sopra e, qualora non fossero iniettati nella stessa seduta, anche tra loro devono essere distanziati di almeno un mese. Mentre, per quanto riguarda i primi 8, quando non somministrati in unica seduta, possono essere distanziati anche da un periodo di tempo inferiore ad un mese.

Ricapitolando: vaccini di sintesi o a sub unità o comunque non formati da virus vivi possono essere somministrati insieme o a distanza di poche settimane l’uno dall’altro; vaccini costituiti da virus vivi, possono essere somministrati insieme solo tra loro oppure separatamente purché distanziati tra loro e dagli altri da almeno un mese. I vaccini praparati con virus vivi sono  morbillo, parotite, rosolia, varicella, rotavirus,  tbc.

Quali sono le controindicazioni assolute alle vaccinazioni? Sono molto rare. Tutte le persone sane possono essere vaccinate. Le uniche vere controindicazioni alla vaccinazione sono di solito temporanee e sono le seguenti:

  • malattie febbrili acute in atto (si aspetta, ovviamente la guarigione del bambino)
  • disturbi clinici importanti come malattie neurologiche in fase evolutiva (si aspetta la stabilizzazione della malattia più che la guarigione)
  • alterazioni del sistema immunitario come immunodeficienze congenite o acquisite in seguito a terapie antitumorali (leucemie, linfomi, HIV, radiazioni, trattamenti con alte dosi di cortisone): se il bambino guarisce e può sospendere le terapie, le vaccinazioni vanno solo posticipate ma finché persiste il deficit immunitario non si vaccina
  • terapie a base di cortisone per via sistemica ad alte dosi (più di 2 mg di prednisone pro kg di peso) protrattasi per più di due settimane: in tal caso le vaccinazioni vanno posticipate dopo tre mesi dalla sospensione della terapia
  • allergie manifestate con sintomi importanti come crisi anafilattica ad alcuni costituenti del vaccino come neomicina, idrossido o fosfato di alluminio, sostanze che contengono mercurio come il thimerosal, alcune gelatine di derivazione animale, grave allergia alle proteine del’uovo (si somministra, se esistente, un vaccino equivalente che non contenga la sostanza incriminata): in questo caso si rimette al medico la decisione se proseguire con le vaccinazioni, visto che non è sempre possibile accertare quale componente del vaccino abbia scatenato la crisi

Per contro, esistono molte false controindicazioni alle vaccinazioni e timori che è bene sfatare: il bambino può essere vaccinato anche se:

  • ha un semplice raffreddore o una faringite purché non febbrile e non iniziale (non si saprebbe ancora se il giorno successivo si svilupperà febbre)
  • sta praticando terapia antibiotica per una infezione batterica (la fase acuta della malattia è già superata)
  • sta assumendo cortisonici a basso dosaggio come avviene solitamente nelle terapie con aereosol oppure quelle topiche con creme o pomate
  • è convalescente da malattie anche di una certa importanza (lo affermano i sacri testi ma potrebbe essere sollevata qualche eccezione per le malattie note per lasciare un periodo transitorio di immunodepressione, come la varicella)
  • è nato prematuro: la prematurità non controindica assolutamente le vaccinazioni, anzi esse sono fortemente consigliate senza correzzione dell’età anagrafica, senza, cioè, aspettare un mese, per esempio, rispetto all’epoca normale di inizio del ciclo vaccinale qualora fosse nato un mese prima del termine
  • è in uno stato di malnutrizione o di diarrea (assieme alle cure del caso si può tranquillamente vaccinare)
  • presenta eczemi o infezioni cutanee di vario tipo
  • è affetto da una malattia neurologica non evolutiva
  • ha avuto la tbc in passato e risulta positivo al test tubercolinico
  • ha appena praticato intradermoreazione alla Mantoux per la tbc
  • ha manifestato reazioni locali in occasione di una precedente vaccinazione
  • è allergico alla penicillina (l’antibiotico in questione non è utilizzato per la conservazione dei vaccini)
  • presenta manifestazioni allergiche aspecifiche (intolleranze alimentari, ecc.)
  • si suppone che sia stato contagiato e stia incubando una malattia infettiva (per alcune malattie come morbillo e varicella i rispettivi vaccini, se somministrati una settimana prima del presunto inizio della malattia ai fratelli o conviventi di un bambino che è in fase iniziale di malattia, cioè se somministrati ai fratelli conviventi appena viene fatta diagnosi al malato, possono impedire il contagio)
  • se la sua mamma è in stato di gravidanza di un altro figlio (il bambino vaccinato non è contagioso salvo per la vaccinazione con OPV, virus polio orale Sabin che ora non si usa più)
  • se è ancora allattato al seno (gli anticorpi trasmessi dal latte materno non interferiscono sulla produzione di anticorpi personali del bambino).

 


 

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