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  • Fate la nanna... con la mamma

     

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     Quando ero incinta di Sofia, la mia prima bimba, ho comperato Fate la Nanna di Eduard Estivill, su consiglio di una amica che me lo descriveva come miracoloso. L'ho letto due volte: in gravidanza e dopo il parto. Lo trovai interessante e praticabile.

    Alcune cose in effetti sono interessanti, come ad esempio il fatto che ai neonati vada insegnato a distinguere fra giorno e notte, ovvero la nanna diurna può essere fatta con la luce, con rumori, con musica, mentre la nanna notturna deve essere fatta in un ambiente silenzioso, buio. 

Il reflusso gastroesofageo nel neonato PDF Stampa E-mail
Cucciolandia - Primi mesi
Scritto da Cosetta Matteoni - Gabriella Mugavero   
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Il reflusso gastroesofageo nel neonato
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I pianti del neonato vengono di frequente archiviati dal pediatra come semplici “coliche” e le neomamme, sfinite, mandate a casa con la prescrizione del Mylicon, un innocuo quanto poco efficace medicinale contro l’aria nel pancino. Il bambino però è insofferente e non inizia a piangere nel tardo pomeriggio, come da manuale e dai racconti dei conoscenti già diventati genitori, ma è irrequieto tutto il giorno.

 A me è capitato purtroppo di incontrare l'indifferenza di alcuni pediatri davanti al racconto di rigurgiti molto abbondanti e frequenti, anche a distanza dalla poppata. Fortunatamente altri consulti si sono rivelati più approfonditi e con una serie di domande mirate (comprese le caratteristiche dei rigurgiti) al solo sentire dell'inquietudine della piccola, è stato ipotizzato il problema del reflusso.

Anche il pianto nei neonati assume caratteristiche differenti, a seconda che si tratti di una comune “colica” o di reflusso gastroesofageo: nel primo caso il neonato tende a rannicchiarsi, avvicinando le gambe al petto, mentre nel secondo caso si inarca tendendo la testa all’indietro o girandola di lato.

Altro importante segnale che potrebbe essere indice di reflusso gastroesofageo nei neonati (a rischio di confusione con un'insufficienza di latte materno) è che il bambino dopo pochi minuti dall’inizio della poppata, diviene irrequieto e tende a inarcarsi tirando il seno o staccandosi da esso. In realtà è importante completare la poppata almeno da un seno, perché il latte che fuoriesce alla fine della poppata è più denso e quindi, oltre ad essere il più nutriente, è importante assumerlo per minimizzare il reflusso, che peggiora quanto più gli alimenti ingeriti sono liquidi. È consigliabile quindi insistere con lo stesso seno mettendo in atto varie possibili strategie: attaccarlo nuovamente al primo seno, una volta attaccato a entrambi; utilizzare un solo seno a poppata o anche per più poppate di seguito (svuotando l’altro col tiralatte); iniziare sempre la poppata successiva dall’ultimo seno utilizzato nella precedente.


C'è da dire che questi sintomi possono manifestarsi anche senza la presenza di un rigurgito visibile (in questo caso vengono definiti “sotto traccia”), generalmente non appaiono se non dopo il primo mese, raggiungendo il picco tra il terzo e il quarto e scemando nella maggior parte dei casi verso il sesto.


Sia chiaro: il reflusso non è grave se la crescita procede regolarmente e in molti casi i bambini con reflusso crescono molto bene perché si attaccano spesso al seno, per lenire il loro disturbo. Ciò non toglie che il bambino, spesso, sia irrequieto e provi fastidio. Anche in presenza di un aumento di peso regolare, in alcuni casi si interviene comunque per cercare di apportare sollievo al piccolo e prevenire spiacevoli complicazioni.


La causa del reflusso è un’immaturità della valvola che si trova tra esofago e stomaco (il cardias).


La prima terapia che può essere messa in atto è di tipo posturale: ricordo che mi era stato consigliato di evitare il più possibile la posizione orizzontale, tanto che tenevo leggermente sollevato a livello della schiena/testa anche il fasciatoio per quei pochi minuti in cui le cambiavo il pannolino! Nella culla, e poi nel lettino, avevamo fatto preparare dal falegname dei piani inclinati del 30% su cui posizionare il materasso, che deve essere interamente inclinato e non solo parzialmente (come si potrebbe ottenere con un cuscino posto sotto di esso), perché il bambino potrebbe scivolare e mettersi comunque in orizzontale. Mi è capitato di ritrovare mia figlia in fondo al lettino, orizzontalmente, anche col piano inclinato.


Può essere che il pediatra, inizialmente, consigli un antiacido che potrebbe essere sufficiente a lenire i sintomi. Se questo non dovesse bastare, si può iniziare la cura con diversi tipi di medicinale, utilizzati singolarmente o congiuntamente: un tipo ha lo scopo di formare un “tappo” viscoso nello stomaco, impedendo la risalita del latte, un altro previene e cura le dolorose esofagiti (infiammazioni della parete dell’esofago) che si presentano a causa della continua risalita di materiale acido. Infine, esistono i "procinetici" che favoriscono la motilità gastrointestinale accelerando lo svuotamento dello stomaco.

Per i bambini che vengono nutriti a latte artificiale, esistono appositi tipi di latte addensato che minimizzano il reflusso (oppure si può addensare il latte con il Medigel, una polvere di semi di carruba venduta in farmacia); l’introduzione di cibo solido, più avanti, migliora la situazione. Ciò nonostante, si tende a favorire comunque, anche nei neonati con reflusso lieve, l'allattamento al seno prolungato, considerandone superiori gli aspetti benefici. Una strategia possibile è quella di spremere un po’ del proprio latte e di somministrarlo alla fine della poppata, addensato con farina di riso o Medigel.


Nel caso di reflusso di tipo grave, in cui è compromessa la crescita regolare del bambino, si mettono invece in atto tutte le strategie che possono aiutare e si utilizzano, se necessario, farmaci capaci di ridurre in modo drastico la quantità di acido prodotta dallo stomaco. 



Il reflusso nel neonato, nella gran parte dei casi, migliora col tempo, man mano che la valvola matura, che il bambino assume una posizione verticale, che inizia una dieta contenente alimenti solidi; i sintomi regrediscono quasi completamente entro l’anno di età ma possono ripresentarsi sporadicamente in presenza di stati fisici non ottimali anche fino ai tre anni.

Di seguito alcuni sintomi caratteristici (che possono essere presenti in maniera disgiunta) e  suggerimenti mirati.


 

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