| Coliche del neonato n°2 |
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| Cucciolandia - Primi mesi | ||||
| Scritto da Daniela Sannicandro - Pediatra | ||||
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Le coliche gassose, anche se sono
evenienza frequente nei lattanti, non sono mai "normali". Da cosa possono essere scatenate? Le ipotesi sono sempre state tante, su questo argomento si
sono sparsi fiumi di inchiostro senza arrivare ad una conclusione
univoca. La teoria "funzionale" parla di una certa tendenza alla
sregolazione neurovegetativa del bambino.
Cosa vuol dire? Si pensa che
il neonato non abbia la capacità di reagire in modo corretto ad uno
stimolo endogeno disturbante: in altre parole, ogni minimo disturbo o
tensione viene da lui vissuto in modo esagerato innescando meccanismi
di agitazione e nervosismo a catena che aggravano la situazione. Per
esempio, il senso di vuoto allo stomaco, cioè la fame, è vissuta come
un bisogno impellentissimo di riempire lo stomaco tanto che ogni
secondo che passa tra l'inizio del languore e del senso di fame e la
soddisfazione della fame è una vera e propria tragedia. Quando arriva
il cibo, cioè il seno materno, il bambino allora vi si attacca così
voracemente che nella foga non riesce a succhiare con movimenti della
bocca, della lingua delle guance e del laringe ordinati nella giusta
sequenza. Allora ingurgita latte misto ad aria che dilata velocemente
lo stomaco creando uno spasmo più che all'intestino allo stomaco stesso
che si risolve solo con il ruttino.
In più i neonati e i lattanti hanno
il riflesso gastro-colico molto vivace, cioè, appena arriva cibo caldo
e liquido nell'intestino, anzi, semplicemente nello stomaco, si innesca
il riflesso di svuotamento dell'ampolla rettale, cioè vanno di corpo:
il leggero e ben noto fastidio procurato dalla tensione a livello del
colon-retto durante l'evacuazione, per il bambino è motivo di allarme
ed è vissuto come dolore insopportabile e fonte di grande agitazione.
Sempre la stessa teoria ipotizza infine una immaturità della motilità
intestinale dovuta ad una immaturità funzionale di tutti quei nervi che
presiedono alla motilità delle anse intestinali. Mi spiego meglio:
perché il contenuto alimentare possa progredire regolarmente dallo
stomaco fino al retto, percorrendo quindi alcuni metri, bisogna che
venga aiutato da una corretta motilità intestinale, cioè bisogna che a
monte della massa alimentare si crei una contrazione che spinga verso
il basso, e, a valle della massa stessa, un rilassamento contemporaneo
che permetta la progressione. Se tale coordinazione motoria manca, e in
molti neonati e piccoli lattanti manca, ad una contrazione a monte
corrisponde un'altra contrazione a valle, così la massa alimentare
intestinale viene strozzata tra due zone contratte e non riesce a
progredire. Si crea quindi distensione delle anse intestinali, dolore
e, appunto, un arresto di progressione dell'alimento che, ristagnando,
fermenta e distende ancora di più l'ansa stessa. Se questo è il motivo
della colica, la soluzione è: massaggio addominale regolare, tutti i
giorni, non durante la colica, che non sarebbe sopportato, ma in un
momento di tranquillità del bimbo. Le stimolazioni tattili e
pressorie provenienti dalla cute si traducono, giorno dopo giorno, non
solo in una sensazione di piacevole rilassamento sia per il bambino che
per la mamma che dovrà effettuare il massaggio, ma anche in una
accelerazione della maturazione della funzionalità delle fibre nervose
responsabili dei movimenti intestinali.
Secondo punto: alimentare il bambino a
richiesta, sì, ma cercando di capire, quando piange, se piange sempre
per fame oppure per altri motivi, per non rischiare di sovralimentarlo
o di riempire troppo il suo pancino (guai, a questo proposito, dare
tisane o camomille varie, peggio ancora se zuccherate o con aggiunta di
miele, non farebbero altro che peggiorare la distensione e gli spasmi
addominali!).
Terzo punto: prendere in considerazione
l'alimentazione materna se la mamma allatta al seno. Senza creare
inutili sensi di colpa per avere assaggiato, magari, un solo
cioccolatino, la mamma deve sapere che una dieta troppo ricca di
sostanza zuccherine o grasse rende il suo latte, nel primo caso, ricco
di lattosio, che può fermentare nel pancino del bimbo e creare eccesso
di gas, e nel secondo caso, più difficilmente e più lentamente
digeribile, rendendo ancora più difficoltosa la progressione dello
stesso lungo l'intestino. Alcuni alimenti, poi, ottimi dal punto di
vista nutritivo ma ricchi di proteine allergizzanti come latte vaccino
e derivati (soprattutto latticini e panna), uova (contenute un po
dappertutto in dolci, ciambelloni, pasta all'uovo, creme varie), e
carni bovine, come anche, alcuni sostengono, il glutine,
possono contenere allergeni che passano nel latte della mamma e che il
bambino non riesce a tollerare. I dolori di pancia, allora, non saranno
dovuti ai gas in eccesso o al latte ingurgitato in eccesso, ma
all'azione specifica delle proteine alle quali può diventare allergico.
Quindi la nutrice deve bere quantità moderate di latte vaccino, magari
anche parzialmente scremato (basta un bicchiere al giorno al quale si
aggiungerà un pezzo di formaggio stagionato durante la giornata, oppure
uno yogurth, e la quantità giornaliera di latte e derivati sarà presto
raggiunta). Oltre a questi cibi, ve ne sono altri non incriminati per
essere responsabili di allergie ma che contengono sostanze che, in fase
di digestione, producono gas: sono certe varietà di patate, i carciofi,
i cavolfiori, le melanzane, i peperoni e via discorrendo... Anche
frutta troppo zuccherina come uva, che ora è di stagione, oppure cachi
o prugne, rende il latte materno troppo ricco di zuccheri.
Come comportarsi? Variare. Variare
sempre la dieta di modo che di ogni sostanza se ne assuma una quantità
moderata e non tutti i giorni in modo da non avere l'effetto di
accumulo anche di piccole quantità assunte ogni giorno.
Poi le coliche possono anche essere su
base ansiosa: non solo la mamma o l'ambiente circostante può
trasmettere ansia invece che serenità (la doppia pesata ne è un
sintomo), ma il bambino può avere avuto un parto un po' difficile, o
qualche problema alla nascita o nei giorni successivi, oppure anche
durante la gravidanza e avere così sviluppato una tendenza generica
alla tensione psichica. Sono questi i problemi più delicati da
affrontare e anche i più difficili da superare senza l'aiuto adeguato
di persone comprensive, amorevoli, esperte ma assolutamente non
invadenti, vicine alla mamma in questi primi periodi di allattamento.
Vi è poi da valutare come succhia il
bambino, se si attacca al capezzolo o meglio all'areola mammaria, in
modo adeguato, se le sue labbra lasciano passare aria mentre succhia,
cioè se succhia rumorosamente anziché in silenzio, se prende aggiunte
di latte artificiale perché la mamma ha l'ansia che il suo latte non
basti, ecc.
In conclusione, se un bambino soffre di
coliche che iniziano addirittura mentre sta mangiando vuol dire che il
problema, pur nella sua relativa normalità, è serio e meritevole di
approfondimenti: le coliche così dette semplici o comuni compaiono
verso sera per terminare dopo poche ore. Le coliche di media intensità
compaiono sporadicamente anche di giorno, le coliche più serie e
intense compaiono mentre il bambino mangia.
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