| I bambini e la musica |
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| Cucciolandia - Primi anni | |||
| Scritto da Barbara Paltenghi Malacrida | |||
La mia esperienza
Se l'immersione precoce nella musica è portatrice di benefici nello sviluppo complessivo di una persona, non mi resta che attenderne i risultati. Con un marito musicista, strumenti e spartiti appoggiati in casa con quel senso di quotidianità di chi fa un "mestiere" come un altro, lo stereo sempre acceso per studio e per passione, mio figlio Leo (3 anni) è cresciuto, e sta crescendo, vivendo questa componente integrativa con naturalezza, tanto da identificare l'espressione "vado a lavorare" con quella di "vado a suonare", non conoscendo ancora una realtà diversa dalla propria.
La maggior parte dei corsi propedeutici di musica per l'infanzia si
fonda, del resto, su un principio-chiave: l'educazione all'ascolto. In
casa mia tutto ciò è avvenuto in maniera del tutto automatica e non
premeditata, ma questo presupposto mi ha permesso di verificare in
prima persona quanto l'approccio sia perfettamente in linea con una
sensibilità pura e non ancora contaminata, e di osservare quanto il
bambino sia incredibilmente ricettivo al coinvolgimento sensoriale.
Gordon e l'apprendimento musicale
Quello che Leo ha inconsciamente vissuto corrisponde, a grandi linee, al pensiero didattico di un grande studioso di educazione musicale, Edwin E. Gordon, già professore presso la South Carolina University e autore di quella Music Learning Theory oggi fondamento dei programmi pensati per la prima infanzia e insegnati in molte università americane. In sostanza, Gordon stabilisce essere di primaria importanza iniziare l'approccio alla musica non dai 3 o 4 anni (età in cui è opinione comune si possa considerare "pronto" il bambino in virtù del suo essere in grado di "fare" musica, fisicamente e intellettualmente parlando), bensì dai primissimi mesi di vita, per permettergli di apprendere il linguaggio musicale con la stessa facilità con cui si apprende la lingua madre. Sottoporre un bambino così piccolo (addirittura ancora nel grembo materno, come sostengono alcuni ricercatori in ambito di educazione prenatale) a stimoli musicali diretti e diversificati (il suo metodo si compone di 3 fasi fondamentali: Acculturazione, Imitazione e Assimilazione), secondo Gordon permetterebbe di non perdere anni preziosi nello sviluppo di una "attitudine", di un "pensiero musicale", oltre a stimolare e potenziare le capacità di osservazione, imitazione, concentrazione, memorizzazione e coordinazione. La didattica musicale nelle scuole
Al di là della mia particolare condizione, oggi è possibile
disporre di molteplici possibilità per consentire ai nostri figli di
vivere un'esperienza musicale se non dalla nascita, almeno nella tenera
infanzia. Conservatori e Scuole di Musica propongono, infatti, corsi
specifici adattati alle diverse età per sviluppare nel bambino
competenze psicomotorie e cognitive fondamentali alla sua crescita.
La maggior parte di queste attività, che seguano o meno i metodi gordoniani, contemplano per i corsi iniziali un approccio quasi esclusivamente pratico, dove è l'esperienza vissuta il principale veicolo di apprendimento: canti melodici e ritmici, l'uso del corpo e della voce come strumenti principali, via via affiancati da improvvisazione musicale con materiali diversi. Dai 5-6 anni si passa alla familiarizzazione coi parametri del suono (altezza, intensità, timbro e durata), all'ascolto e all'elaborazione di brani più complessi, letture cantate e coordinazione motoria per arrivare, tra i 7 e i 9 anni, alla lettura e scrittura della notazione e a combinazioni ritmiche articolate, elementi fondamentali per l'avvicinamento allo studio di uno specifico strumento musicale. Io suono, io gioco Naturalmente questi incontri non si allontanano troppo da quella dimensione ludica fondamentale per catturare l'attenzione dei più piccoli. Il coinvolgimento personale passa dunque principalmente attraverso il divertimento, il gioco che altro non è (citando Piaget) se non il linguaggio espressivo spontaneo che il bambino conosce meglio e attraverso il quale assimila il mondo che lo circonda ai propri schemi mentali. Nelle lingue francese, tedesca e inglese il verbo "giocare" (jouer, spielen, to play) designa allo stesso modo la pratica strumentale: questo significa che nella loro origine, le parole "gioco" e "musica" (e "danza" e "recitazione") fossero tutti aspetti di un unico linguaggio. La capacità di attenzione di un bambino non è chiaramente paragonabile a quella di un adulto: da questa semplice osservazione sono partite molte delle attuali "Scuole di pensiero" della propedeutica musicale, evolute in veri e propri metodi per andare incontro alle esigenze dei nostri mini-fruitori e per enfatizzare al meglio le loro effettive peculiarità. Un esempio è il ricorso frequente, nei corsi dedicati ai più piccini, al binomio musica-fiaba. Brani descrittivi con protagonisti in cui riconoscersi permettono infatti di utilizzare la musica come un alfabeto, come una catena di parole per elaborare una trama avventurosa o poetica. Oggi giorno, infatti, con tutte le tecnologie di cui dispongono fin dai primissimi tempi, non è evidente per i bambini separare l'ascolto dall'approccio visivo. Educare all'ascolto significa anche questo, catturare a tal punto la loro attenzione senza l'ausilio obbligato di un'immagine già codificata. La fiaba in questo senso partecipa a questo processo permettendo l'elaborazione di immagini personali e di fantasia. Il principio comune è allontanare il più possibile la rigidità di un insegnamento pragmatico fondato su regole ben precise in favore di un'animazione che faccia della creatività e della libera espressione i cardini attorno ai quali sviluppare l'intero processo di apprendimento. Rispetto al passato questi nuovi metodi hanno invertito la tradizionale sequenza teoria-pratica, proprio sulla scorta di una delle principali osservazioni della teoria gordoniana: un bambino non impara forse a leggere e scrivere solo dopo aver appreso e immagazzinato nozioni e vocaboli sufficienti? Così deve avvenire nella musica, e non partendo direttamente dal pentagramma e dalla notazione senza un periodo precedente di approfondimento informale. Si tratta di educare i sensi, l'orecchio, la voce, il senso ritmico. Di educare CON la musica, più che ALLA musica. Del resto non è proprio con la ninna-nanna, una melodia semplice accompagnata dal movimento regolare delle braccia che cullano, che noi mamme abbiamo così tante volte "parlato" la lingua dei neonati per calmare e tranquillizzare i nostri bimbi? Questo stesso tipo di approccio negli ultimi anni ha permesso di ampliare enormemente le finalità della musica, da puro intrattenimento a mezzo d'indagine e strumento curativo per situazioni di particolare disagio (dall'eccessiva timidezza ed emotività, all'irrequietezza), a terapie specifiche per portatori di handicap e soggetti psicologicamente fragili. Tutti insieme! Il passo successivo all'ascolto è la partecipazione, il "far musica insieme". In questa fase il bambino da spettatore passivo diventa esecutore, inizialmente con piccoli strumenti a percussione, affiancando musicisti professionisti e sentendosi parte di una realtà in cui può dare un contributo personalissimo. Assistere a esecuzioni dal vivo è, inoltre, di grandissimo aiuto e stimolo proprio perché fornisce la possibilità di "imitare" e "copiare", quel processo di immedesimazione nel modello che partecipa alla crescita e allo sviluppo educativo. Suonare arricchisce la propria personalità e la propria sensibilità di parametri nuovi, di segni antichi. È espressione di emozioni libere e allo stesso tempo scuola di controllo e autodisciplina. L'esperienza del "fare musica insieme", del suonare per gli altri, del mettersi alla prova, sono tutti passaggi importanti nella crescita di un carattere, di un individuo. Le diverse metodologie di insegnamento musicale Ma nell'ampia offerta presente su tutto il territorio, che scuola scegliere per i nostri figli? Ecco i metodi oggi più diffusi nel mondo:
Il metodo Ward nasce in America attorno al 1914 per insegnare la musica ai bimbi di 6 anni e contempla l'associazione di suoni a segni corrispondenti attraverso una notazione complessa.
Ideato dal violinista giapponese Shiniki Suzuki tra gli anni venti e trenta, si fonda sul principio "suonare come parlare", ossia
l'insegnamento della musica mutuato dall'insegnamento del linguaggio,
sulla scorta dell'imitazione quale base del processo di apprendimento
del bambino nei primissimi stadi della vita. Se un bambino impara a
parlare ascoltando e ripetendo le parole udite, così potrà fare
ascoltando e ripetendo una melodia, un ritmo, un frammento musicale.
Analogo a questo è il metodo Yamaha,
che si avvale soprattutto di strumenti a tastiera. In entrambi questi
metodi il ruolo dei genitori è fondamentale, partecipando attivamente a
tutte le attività e fungendo da mediatori tra l'insegnante e il
bambino.
Il ruolo di noi genitori Il coinvolgimento della famiglia nell'iter musicale di un bambino è importantissimo: il papà o la mamma che seguono il proprio figlio, assistono e imparano essi stessi il metodo, lo aiutano nel riproporlo, a casa, come fosse un gioco, un patto, un compito. Passando insieme del tempo prezioso di scambio reciproco e divertimento. Se la musica si esaurisse nel momento della lezione, dell'incontro con il maestro, perderebbe quell'aura di freschezza e magia e rischierebbe di diventare un puro "dovere", segnando come negativa un'esperienza che, invece, arricchisce e stimola entrambi. Assistere alla nascita di un gusto musicale è uno degli aspetti che mi ha più affascinato in questo percorso di iniziazione alla musica che Leo sta assaporando sotto i nostri occhi. Il riconoscimento di uno stile, di una sonorità, di una sequenza ritmica sono fonte giornaliera di stupore e orgoglio: accompagnare l'evoluzione dei nostri figli sintonizzandoci (mai verbo fu più idoneo!) sulla loro stessa lunghezza d'onda ci fornisce uno strumento in più nel lungo cammino dell'educazione. Propedeutica strumentale: quale strumento scegliere? In molte Scuole di Musica vengono organizzati dei veri e propri "incontri con gli strumenti" per illustrarne le caratteristiche e favorire l'allievo nella scelta consapevole e più consona alla propria personalità e attitudine. Fondamentale in questo senso è permettere ai giovani allievi un ascolto molteplice di tutti gli strumenti esistenti unito alla possibilità di manipolare e sperimentare direttamente le varie sonorità. Una scelta consapevole attraverso una pratica attiva e il riconoscimento delle diverse famiglie di strumenti. Questa è una possibilità straordinaria, che personalmente non vedo l'ora di poter applicare: è come avere un'intera orchestra a nostra disposizione e ascoltare, uno dopo l'altro, tutti i professori suonare i loro strumenti! Assistere alla nascita del suono come evento magico e tecnico allo stesso tempo permette al bambino di comprendere i diversi meccanismi e le differenze tra strumenti ad arco, a fiato, a percussione, a tastiera. Non capita spesso, ma con un po' d'attenzione alla programmazione di orchestre, ensemble e complessi da camera della vostra città potreste scoprire in cartellone rappresentazioni specifiche per un pubblico giovanissimo. Non perdete l'occasione: Pierino e il lupo di Prokofiev e The Young Person's Guide To The Orchestra di Britten, ad esempio, sono composizioni sinfoniche create apposta per loro. La prima è una "fiaba sonora" avvincente ed emozionante, la seconda una vera e propria "lezione di musica" raffinata e divertente, durante la quale è la stessa orchestra a parlare ai bambini, introducendo uno dopo l'altro tutte le famiglie di strumenti. Io non vedo l'ora che Leo cresca ancora un po' per vivere con lui un'esperienza che fino a oggi mi ha vista spettatrice solitaria. La musica per la musica C'è un passaggio meraviglioso di un altrettanto meraviglioso volume, che in casa nostra campeggia fiero in libreria, ormai ingiallito e con le pagine consumate. Ve lo riporto a conclusione in questa carrellata su metodi, corsi, scuole perché riassume con straordinaria lucidità il pensiero di una delle figure più colte, intelligenti e carismatiche della musica del Novecento. Un uomo le cui lezioni di musica trasmesse in bianco e nero nella televisione degli anni cinquanta (i celebri Young People's Concerts) hanno costituito un mezzo straordinario di conoscenza per generazioni intere di giovani appassionati. Un musicista, un compositore, un direttore d'orchestra di spessore immenso. "Platone e Socrate ritenevano che lo studio della musica fosse una delle discipline più alte cui sottoporre la mente dei giovani, considerandolo un sine qua non dell'educazione proprio perché unisce disposizioni scientifiche e 'spirituali'. Eppure, quando parla della musica, Platone si perde in vaghe generalizzazioni sull'armonia, sull'amore, sul ritmo e su quelle divinità che, secondo lui, erano portatrici di suoni melodiosi. Ben sapeva, però, come tutti del resto, che niente più della musica dei fiati incitasse l'animo dei soldati alla battaglia. Sapeva quale scala o modo greco si addicesse alle cose d'amore, quale alla guerra, quale alle libagioni conviviali e quale alla incoronazione di un atleta. (...) E non c'è calcolo matematico che potrà mai spiegare il perché di queste regole. (...) La verità è che solo gli artisti offrono una spiegazione della magia e solo l'arte può sostituirsi alla natura. Per la stessa virtù, solo l'arte può sostituirsi all'arte. Ne consegue che l'unica vera maniera per riuscire a dire qualcosa sulla musica è quella di scrivere musica". Leonard Bernstein ("Introduzione", La gioia della musica, Longanesi Editore 1982)
Per approfondire ulteriormente l'argomento consiglio di visitare EDUMUS, un sito particolarmente ricco e completo, riferimento per l'educazione musicale italiana
con articoli, forum, approfondimenti ed elenco dettagliato di tutte le
scuole d'Italia.
Bibliografia essenziale
Giovanni Piazza, Orff-Schulwerk – Musica per bambini, Suvini Zerboni Editore, 1979. Edwin E. Gordon, L'apprendimento musicale del bambino dalla nascita all'età prescolare, Curci Editore, 2003. Carla Pastormerlo, Elena Rizzi, Io cresco con la musica, Rugginenti Editore, 2004. Sandra Vincenzi Mapelli, Scoprire la musica. Proposte didattiche per l'educazione musicale dei bambini, La Scuola Editore, 2004. Comments:
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