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  • Fate la nanna... con la mamma

     

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     Quando ero incinta di Sofia, la mia prima bimba, ho comperato Fate la Nanna di Eduard Estivill, su consiglio di una amica che me lo descriveva come miracoloso. L'ho letto due volte: in gravidanza e dopo il parto. Lo trovai interessante e praticabile.

    Alcune cose in effetti sono interessanti, come ad esempio il fatto che ai neonati vada insegnato a distinguere fra giorno e notte, ovvero la nanna diurna può essere fatta con la luce, con rumori, con musica, mentre la nanna notturna deve essere fatta in un ambiente silenzioso, buio. 

I bambini e l'arte PDF Stampa E-mail
Cucciolandia - Primi anni
Scritto da Barbara Paltenghi Malacrida   
Bimbiarte.jpg Entrare in un museo con i propri figli, visitare esposizioni in gallerie, ammirare i capolavori della storia sono tappe importanti di un’educazione alla sensibilità per le cose. Sono esperienze fondamentali da cui entrambi, genitore e bambino, potranno trarre insegnamenti profondi. Il primo nella rivelazione di una visione pura e ancora incontaminata del mondo; il secondo, opportunamente guidato, nell’acquisizione di stimoli essenziali allo sviluppo di creatività e percezioni proprie.
È però necessario accompagnare il bambino in questa nuova avventura attraverso tappe precise, a piccoli passi, preparandogli il terreno per facilitarne l’inserimento secondo un’accezione che gli è più congeniale, quella ludica. Solo se sapremo rispettarne i tempi riusciremo nell’intento di accedere a un universo da sempre finalizzato e rivolto a una fruizione adulta e trasformarlo in un luogo interessante e magico, ricco di sorprese e incontri inaspettati.

La libertà d’espressione, non necessariamente e non ancora vincolata all’uso della parola o di altri codici semantici, è una dimensione che i bambini vivono con estrema naturalezza nella loro esigenza di comunicazione. In una sorta di lessico primitivo, il segno, la macchia, il colore costituiscono le lettere di un alfabeto che non richiede nessuna preparazione cognitiva. Lo strumento più idoneo a raccontare e trasformare in ricordo le emozioni vissute.

Questo consente un contatto estremamente diretto nei confronti della rappresentazione artistica: il bambino riconosce nel dipinto, nel disegno, nell’arte pittorica soprattutto, le tracce di un linguaggio a lui noto, attraverso il quale elaborare interpretazioni personali e stabilire nessi e collegamenti tra elementi di cui non può conoscere genesi e significato.

Il percorso di avvicinamento all’arte, quello che precede la frequentazione dei luoghi preposti alla visione delle opere, deve dunque avvenire gradualmente e seguendo una didattica adeguata all’età dei nostri figli. Ben venga, in questo senso, familiarizzare con cataloghi e libri, con l’immagine stampata, più facile da toccare e ricopiare.
Un gioco interessante potrebbe essere quello di ritagliare dalla totalità di un dipinto tutti i dettagli e i personaggi che lo compongono per consentire al bambino di creare un modello nuovo e indipendente, assecondando la sua fantasia in combinazioni originali e sempre diverse, liberando figure e oggetti da una staticità spesso sentita come innaturale per permettere un’interazione più dinamica e coinvolgente.

Naturalmente esistono artisti che meglio di altri consentono questo tipo di approccio. Sarà molto più facile, ad esempio, introdurre un bambino al magico mondo di Chagall, popolato da mucche alate, trapezisti, giocolieri e violinisti volanti, che non quello più complesso e colto di Ernst e de Chirico, o ancora quello violento e doloroso di Beckmann e Schiele.

Sfogliare insieme un libro d’arte (che non è solo un catalogo di riproduzioni o la versione “colta” di un cartone animato ma il risultato di un sentire, di un tempo, di un’esperienza storica) porta spesso a risultati sorprendenti. Perché quello che i bambini vedono non è solo l’apparenza, come potrebbe sembrare. Privi dei nostri filtri della conoscenza e della cultura, la loro interpretazione delle forme spesso coglie il linguaggio del non detto, raggiungendo il cuore delle intenzioni del pittore, quanto più questi intendeva lanciare un messaggio di chiaro stampo emozionale.

Non c’è nulla di più naturale, per un bambino, che trasformare un racconto in immagini e un’immagine in racconto. Questo facilita noi genitori nel condurli a un insieme di significati nuovi, nell’aiutarli a fare amicizia con l’opera d’arte. Un dipinto figurativo ha insito nella propria essenza un supporto narrativo: ogni singolo dettaglio partecipa al racconto, alla volontà di rappresentazione di una storia, di uno stato emotivo, di un aspetto naturalistico.
Osservandone la struttura con attenzione e cercando di ricostruirne la trama come in una favola, non facciamo altro che approfondire il tema, stimolando i nostri figli alla ricerca di indizi noti e inediti.
Aiutare i bambini a familiarizzare con l’arte significa anche consentirne un contatto diretto. Appendiamo poster, riproduzioni e se possibile quadri e disegni nelle loro camerette: cresceranno insieme, diventando parte integrante del loro bagaglio visivo. Una presenza discreta e quotidiana.

Quando questo processo sarà vissuto come un fatto naturale, quando saremo riusciti a trasformare le icone della storia dell’arte in compagni di gioco, la Gioconda in una signora che ci sorride, i giardini di Monet in stagni dove le rane fanno cra-cra, le composizioni astratte di Kandinsky in un cielo costellato da astronavi spaziali, allora saremo pronti a un confronto diretto e reale. E il museo sembrerà meno inviolabile, il timore reverenziale cederà il passo alla confidenza di un incontro tra amici.

Visite brevi ma mirate. Anche solo qualche manciata di minuti, per iniziare. Da vivere come se si trattasse di una passeggiata all’aria aperta, dove ci si sofferma solo su ciò che più ci attrae, trascurando tutto il resto. Quale primo passo è forse più indicato prediligere mostre collettive, e in quanto tali diversificate negli esiti, che non monografiche di singoli artisti dove la componente ripetitiva più facilmente indurrebbe a un’assuefazione delle iconografie proposte.

Un’altra possibilità è quella di concentrarsi sulla Galleria civica della propria città. Prima della visita vera e propria, però, rechiamoci nel Book-shop del museo e acquistiamo qualche cartolina dei dipinti più avvincenti e portiamola a casa affinché il bambino impari a socializzare col soggetto.
Quando si ritroverà al cospetto dell’opera, davanti alle dimensioni reali del quadro, il senso di appartenenza e la dimestichezza con quanto ha davanti ridurrà le distanze contribuendo a incrementare il senso di intimità.

Sono molte, ormai, le sedi espositive che dedicano ampio spazio alle attività didattiche per bambini (suddivise per diverse fasce d’età), assecondando una domanda sempre maggiore. Attraverso strumenti adeguati, immersi in atelier dove potersi esprimere liberamente, i nostri figli da semplici spettatori diventano protagonisti del processo creativo. Percorsi tematici e materiale illustrativo affiancano la visita alla mostra stimolando immaginazione e fantasia, nella rielaborazione autonoma dell’esperienza vissuta.
Il coinvolgimento emotivo in prima persona è il mezzo più efficace per un’educazione al rispetto e alla comprensione del mondo delle arti.
Nella speranza che il bambino curioso e partecipe di oggi sappia coltivare questa passione nell’uomo di domani.

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