Coliche del neonato

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Coliche Le famigerate “coliche” sono un argomento che, purtroppo, interessa molti genitori.
Con il termine “coliche” ci si riferisce a crisi di pianto prolungate e apparentemente inspiegabili, che colpiscono i neonati, nei primi 3-4 mesi di vita, tipicamente nelle ore serali (fra il tardo pomeriggio e le prime ore della notte). Sono definite anche “coliche gassose” perché spesso il neonato piangendo emette aria, anche se probabilmente le cause possono essere molteplici, diverse da bambino a bambino e presenti anche in contemporanea.

Il pediatra escluderà prima di tutto problemi di altro tipo (fame, reflusso gastroesofageo, mal d’orecchie e così via). Una volta verificato che il bambino è sano e cresce regolarmente, in base alle caratteristiche dei pianti vi parlerà appunto di coliche, in modo assolutamente tranquillizzante: le coliche sono frequenti, normali e passeggere. Ciò non toglie che per i neogenitori siano causa di stress e stanchezza! State tranquille!
La prima cosa che faranno parenti e conoscenti è colpevolizzarvi! La “colpa”, nelle loro argomentazioni, potrà consistere nella vostra dieta, o nel vostro nervosismo. Preparatevi al fatto che ogni piccolo problema del neonato sarà “colpa” vostra… e preparatevi a non prendervela troppo.
Sebbene l’immediato periodo dopo il parto sia emotivamente delicato per le mamme e non sia facile restare indifferenti e sentirsi sempre sicure di sé, l’importante è fare riferimento al proprio pediatra di fiducia e ignorare gli “esperti” improvvisati.
Se anche esistesse una componente emotiva dovuta alla tensione della madre (che più che altro ne è comprensibilmente una conseguenza), sottolinearlo non è certo un aiuto per la neomamma, che ha bisogno di essere tranquillizzata e acquisire fiducia in se stessa.

Cause
Una possibile causa è l’immaturità intestinale del neonato: l’apparato digerente del bambino è nuovo di zecca e probabilmente ha bisogno di un periodo di “rodaggio” per imparare a funzionare correttamente.
Possono essere implicate, in una parte dei casi, alcune allergie o intolleranze alimentari, in particolare alle proteine del latte o al lattosio (lo zucchero del latte) che possono effettivamente causare disturbi all’apparato digerente.
Forse sono implicate anche motivazioni di tipo emotivo, di adattamento alla nuova vita fuori dall’utero e quindi di stress.

Soluzioni
I possibili approcci sono molteplici e, proprio a causa della natura misteriosa e variegata di questi pianti, in diversi bambini e in diversi momenti possono essere utili accorgimenti di vario tipo. È quindi importante conoscerli e sperimentarli.

La prima cosa da fare è prendere in braccio il neonato, verificare che non abbia motivi fisici di disagio (pannolino sporco, freddo o più frequentemente caldo e così via) e fargli sentire il contatto fisico. Talvolta cambiare ambiente può essere utile (alcuni bambini si calmano con una passeggiata in carrozzina o in auto, anche se dato l’orario in cui si manifestano le coliche queste soluzioni sono spesso impraticabili!), cambiare “braccia”, cantare una canzone, a volte qualche piccola “distrazione” è sufficiente a distogliere il bambino dai propri fastidi. Allo stesso scopo, se il bambino mostra di gradirlo, si può tentare con un bagnetto: l’acqua tiepida aiuta anche a rilassare la muscolatura intestinale.

Si rivela utile cullare il bambino anche in modo piuttosto energico (senza esagerare eh!). Noi la tenevamo a pancia in giù, sul nostro avambraccio e la facevamo oscillare verso l’alto e il basso, con andatura “saltellante” o anche seduti su un letto. Altra posizione che sembra funzionare è quella verticale, stringendoli a sé e dando piccole pacche sul pannolino.

Sempre allo scopo di liberare l’aria dal pancino, si possono tentare dei massaggi con olio (vedi sotto) e, al limite, stimolare l’ano con la punta del termometro (introducendone un pezzettino e ruotandola delicatamente) o, come consigliano alcuni pediatri, introducendo un sondino, che altro non è che un piccolo catetere femminile molto sottile, acquistabile singolarmente in farmacia.

Visto che una percentuale di casi sembra essere dovuta ad intolleranza al latte vaccino, la mamma può provare a ridurre l’assunzione di latte e latticini, sostituendoli magari con prodotti a base di riso e soia. Se il bambino è allattato artificialmente si può provare a sostituire il latte con formule a basso contenuto di lattosio o a base di latte parzialmente digerito.
Eliminare altri tipi di alimenti non ha alcun fondamento, a meno che non si noti una correlazione (del tutto soggettiva ed imprevedibile) fra l’assunzione di determinati alimenti e i pianti del bambino. Se la dieta è sufficientemente varia e non si esagera con nessun tipo di alimento, l’evenienza è, comunque, improbabile e non tale da giustificare pianti così frequenti (almeno 3 giorni a settimana) come quelli definiti “coliche”.

Attaccare il bambino al seno, oltre a risultare rassicurante e tranquillizzante, può aiutarlo a liberarsi dell’aria intestinale, poiché la suzione stimola la peristalsi intestinale (il cosiddetto “riflesso gastrocolico” per cui i neonati spesso fanno la cacca durante la poppata).

Anche l’utilizzo di tisane o altri rimedi a base di finocchio può essere utile. Come tisane, vi consigliamo di non utilizzare i preparati presenti in commercio perché molto zuccherati (gli zuccheri possono essere essi stessi causa di aria addominale, in quanto substrato per la fermentazione da parte della flora batterica), ma di usare tisane e composti non zuccherati, meglio se somministrati con un cucchiaino. Ancor meglio, nel caso di bambini allattati al seno, se ad assumere la tisana è la madre (più che altro per non rischiare di saziare il bambino con liquidi diversi dal latte materno).

Farmaci
Un farmaco da banco, frequentemente utilizzato nei neonati, è il Mylicon. Si tratta di un composto inerte, non assorbito dall’organismo (e quindi privo di effetti collaterali), che servirebbe a frantumare le bolle d’aria a livello intestinale, facilitandone l’espulsione. Tentar non nuoce e per questo è così diffuso anche se, a quanto ci risulta, sono rari i casi in cui si è rivelato risolutivo.
Più efficace, ma da utilizzare con cautela e sotto controllo medico, l’Alginor, un antispastico che rilassa la muscolatura dell’apparato digerente. Attenzione perché tende a dare stitichezza e quindi risolve il problema solo nell’immediato, rischiando di peggiorare la situazione.
Uno studio, infine, ha recentemente dimostrato l’efficacia di un fermento lattico, il Lactobacillus reuteri , che si è dimostrato migliore del simeticone (il principio attivo del Mylicon) nel ridurre le coliche del lattante (con, pare, il vantaggio di rinforzare anche il sistema immunitario).


Massaggi
Un aiuto per diminuire le coliche (o viverle meglio) viene dai massaggi al pancino. La pratica del massaggio aiuta a rilassare sia il bambino che la mamma, oltre a favorire il transito intestinale e l’uscita dei gas in eccesso.
È bene effettuare i massaggi non durante le coliche, ma in un altro momento della giornata, cercando di creare un’atmosfera di serenità e silenzio, in cui mamma e bambino si sintonizzano solo sul loro stare assieme. L’ambiente deve anche essere sufficientemente caldo perché il bimbo stia svestito. La mamma può parlare dolcemente al proprio bambino, cantare o recitare qualche filastrocca, che il bambino imparerà ad associare a questo momento speciale.
Tutti i massaggi circolari vanno fatti in senso orario, perché tale è la direzione di marcia dell’intestino. Per favorire lo scorrimento sulla pelle, ungersi le mani con dell’olio: i più consigliati sono i più naturali, come l’olio di mandorle dolci, senza aggiunta di additivi vari o profumi (che potrebbero essere causa di allergie). Dopo aver unto le mani, scaldarle prima di iniziare il contatto. Tutti i massaggi vanno fatti con una leggera pressione della mano sul corpo del bambino: non abbiate paura a premere un po’ perché sarà il bimbo stesso a farvi capire se gradisce la pressione o preferisce altro.

 

  1. In senso circolare e orario, disegnare dei cerchi sul pancino intorno all’ombelico con la mano aperta, appoggiando bene tutto il palmo.
  2. Appoggiando la mano aperta appena sotto l’ombelico, in posizione trasversale, cioè con le dita perpendicolari alle gambe del bimbo, far scorrere la mano verso l’inguine, con una leggera pressione, come per far uscire aria dal pancino.
  3. Se il bimbo lo gradisce (spesso ai più piccini non piace), piegare le gambette ad angolo retto, spingendo gentilmente le ginocchia verso il pancino.
  4. Questi tre passi possono essere ripetuti, ciascuno per una decina di volte e in sequenza. Solitamente è il bimbo stesso che mostra se gradisce o se è stufo, dando segni di nervosismo e chiedendo di fare altro.


Con mia figlia Sofia ci hanno aiutato molto. Ho notato che la pratica regolare di questi massaggi, anche oltre al periodo delle classiche coliche (dalle 6 settimane di età alle 12 circa), ha aiutato il transito intestinale (era stitica) e l’emissione dei gas che provocano crampi.

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