Le vaccinazioni


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Sono passati più di due secoli da quando il medico inglese Edward Jenner ebbe l’idea di utilizzare il pus di una vacca affetta da vaiolo per immunizzare il proprio figlio contro la malattia in un periodo di epidemia. Il liquido fu chiamato “vaccinia” e il composto da iniettare, data la sua provenienza, fu chiamato vaccino: da qui l’origine della parola che fa riferimento a una tecnica di medicina preventiva destinata a cambiare radicalmente le aspettative di salute delle generazioni successive.

Nonostante ciò, negli ultimi anni, le vaccinazioni sono diventate oggetto di alcune controversie e polemiche sulle quali non è sempre stata fatta sufficiente chiarezza. Per questo motivo si tenta qui di fare luce su questo importante argomento.

Cosa sono i vaccini?

I vaccini non sono altro che virus o batteri adeguatamente modificati che vengono introdotti nell’organismo affinché simulino l’infezione vera e propria senza darne i sintomi, stimolandolo a produrre delle specifiche difese (anticorpi), efficaci e durevoli nel tempo; gli anticorpi hanno il compito di renderlo invulnerabile qualora venisse a contatto con lo stesso agente patogeno in epoca successiva.

Solo la prevenzione specifica può, infatti, difenderci da alcune malattie infettive a tutt’oggi incurabili con le terapie farmacologiche a nostra disposizione, anche quando si adottino stili di vita e norme igieniche adeguati e si posseggano normali difese immunitarie. Per le malattie di origine virale, infatti, non conosciamo ancora farmaci veramente risolutivi e alcune malattie batteriche, pur curabili con antibiotici, possono avere un decorso talmente fulmineo e grave che anche una idonea terapia iniziata tempestivamente, o quanto meno appena fatta la diagnosi, potrebbe non essere in grado di contrastarne gli esiti a volte fatali (vedi meningite da meningococco).

La prevenzione con immunizzazione attiva specifica, cioè con vaccinazione, ha inoltre il vantaggio non solo di immunizzare e proteggere il singolo soggetto, ma altresì di prevenire la diffusione della malattia sia nell’ambiente frequentato dal soggetto stesso, sia, praticata a tappeto, nell’intera nazione, in un gruppo di nazioni e, fine ultimo dei programmi di vaccinazione di massa, nel mondo intero, com’è avvenuto per il vaiolo, come sta avvenendo per la poliomielite, come si spera possa avvenire a breve per il morbillo, la rosolia congenita ed altre importanti malattie per le quali è in atto da anni uno specifico programma vaccinale.

Come sono fatti i vaccini?

I vaccini possono essere costituiti da virus o batteri interi attenuati, resi cioè pressoché innocui, anche se vivi, perché resi praticamente incapaci di moltiplicarsi nell’organismo nel quale vengono iniettati: è il caso del vecchio vaccino orale Sabin contro la polio, non più in uso attualmente in Italia, salvo, forse, per i richiami dopo il primo anno di vita; è il caso dei vaccini contro morbillo, parotite, rosolia, varicella e tbc e del più recente vaccino orale antirotavirus. Ovvero possono essere costituiti da virus o batteri interi uccisi, come il vecchio vaccino contro la pertosse, ora sostituito dal nuovo vaccino acellulare, e l’attuale vaccino Salk contro la polio; da particelle o sostanze tossiche prodotte dai germi (tossine) inattivate, come i vaccini antidifterico e antitetanico; da componenti specifiche dei virus o dei batteri come il vaccino anti Haemophilus e il vaccino a sub-unità virali contro l’influenza; da proteine ottenute sinteticamente, come nel vaccino anti epatite B e nel vaccino antipertosse acellulare attualmente in uso.

Oltre al principio attivo, il vaccino contiene altre sostanze necessarie per garantirne l’efficacia, l’immunogenicità, la durata nel tempo, cioè la stabilità e l’assenza di contaminazione da parte di altri virus o batteri. Per aumentare il potere immunogenico del vaccino, cioè la sua efficacia, si aggiunge spesso ai vaccini idrossido o solfato di alluminio. Per prolungare la sua stabilità nel tempo si usano sostanze a base di mercurio, soprattutto il thimerosal. Per impedirne la contaminazione con altri agenti patogeni si aggiungono antibiotici, soprattutto neomicina, altre volte streptomicina. I vaccini, inoltre, possono essere prodotti con virus coltivati su embrioni di pollo (uova).

Molte polemiche riguardanti l’uso dei vaccini si riferiscono proprio alle possibili, anche se rarissime, reazioni avverse dovute agli eccipienti e agli stabilizzanti che contengono nonché ai terreni di coltura dove vengono moltiplicati e attenuati i virus. Essi sarebbero sostanzialmente responsabili di reazioni allergiche, non solo locali, ma a volte generalizzate fino allo shock anafilattico e tossiche: farebbe preoccupare l’uso di composti mercuriali dato che sono conosciute sindromi neurologiche dovute a intossicazione da sali mercuriali. Le attuali tecniche di produzione e di somministrazione dei vaccini (unica somministrazione per più vaccini come avviene con i vaccini coniugati come l’esavalente) permettono di limitare al massimo la quantità di tali sostanze indesiderate e i conseguenti rischi per la salute.

I vaccini si somministrano essenzialmente per via intramuscolare e alcuni, quelli preparati con virus vivi attenuati come morbillo, parotite, rosolia e varicella, per via sottocutanea. Si preferisce somministrarli sul muscolo della coscia (zona antero-superiore esterna) nei lattanti e sul braccio (deltoide) nei bambini più grandicelli perché è necessario che il vaccino sia ben assorbito: deve quindi essere iniettato in una zona dove non vi è molto adipe e dov’è presente un’attiva circolazione sanguigna. Questo non succede se viene iniettato in una zona ricca di tessuto adiposo come le natiche, zona nella quale, per di più, si corre il rischio di incontrare il nervo sciatico che verrebbe dolorosamente irritato e sollecitato dalle sostanze contenute nel vaccino.

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D.ssa Daniela Sannicandro

D.ssa Daniela Sannicandro

Medico chirurgo specializzato in Pediatria e Neonatologia con lunga esperienza Ospedaliera.
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