Lo svezzamento – Tutto ciò che c’è da sapere

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Il termine svezzamento, o divezzamento, è impiegato soprattutto dai medici per indicare un distacco, un passaggio da una situazione di dipendenza a una fase di parziale indipendenza. Si usa, infatti, per parlare di farmaci, di droghe che danno dipendenza, oltre che per parlare di una tappa importante e delicata dell’alimentazione infantile.

Decidere il momento giusto per svezzare un bambino, per proporgli un primo incontro con cibi di sapore e consistenza nuovi, somministrati con modalità del tutto diverse rispetto alle poppate al seno o al biberon, in orari forse diversi, più rigidi e regolari, non è cosa semplice: lo svezzamento di un bambino ha delle regole e, prima tra queste, il rispetto dei tempi individuali, l’attesa del momento giusto per ogni bambino dal punto di vista delle sue personali esigenze, non solo  nutrizionali e digestive, ma soprattutto psicologiche e neurocomportamentali. Se è vero, infatti, che, a parità di modalità di conduzione, uno svezzamento iniziato al momento giusto per quel determinato bambino sarà certamente destinato a essere accettato e proseguito nel migliore dei modi o comunque meglio rispetto a uno svezzamento imposto, magari, dalle esigenze lavorative della madre, è altrettanto vero che lo svezzamento stesso, con tutti gli adattamenti che comporta, sarà vissuto dal singolo bambino tanto meglio quanto migliori saranno state le modalità di conduzione dell’allattamento nei mesi precedenti, soprattutto in termini di buona relazione ed empatia tra la madre e il bambino: una mamma che avrà saputo costruire con il suo bambino una "base sicura", una modalità di attaccamento serena, equilibrata e non conflittuale nei primi mesi avrà regalato al figlio la sicurezza, l’autonomia e la fiducia in se stesso e nel mondo sufficienti perché ogni inevitabile distacco sia vissuto con prevalente curiosità nei confronti del "nuovo" piuttosto che con persistente nostalgia di quella fase della vita dominata dalla stretta simbiosi con la madre, funzionale nel periodo di totale, fisiologica dipendenza da essa ma limitante quando, per continuare a crescere, è necessario sapersi distaccare da qualcosa o da qualcuno. La gestione di ogni distacco non può essere improvvisata: essa va preparata con cura nella fase di crescita precedente perché i processi maturativi, così come l’educazione e la vita in generale, riconoscono un’unica legge fondamentale: il concetto di continuum, l’assenza di fratture tra un "prima" e un "dopo", il "nulla si crea e tutto si trasforma" della nostra evoluzione, quel senso fluido del tempo che  definisce la storia di ognuno di noi.

In quest’ottica, quindi, non è sempre detto che un allattamento al seno prolungato e uno svezzamento ritardato siano indice di rispetto dei tempi del bambino: a volte succede così, a volte, invece, può essere la madre responsabile della mancata fisiologica voglia di nuovo e di distacco dimostrata dal bambino: una madre che posticipa giorno dopo giorno il momento dello svezzamento può essere certamente giudicata disponibile e molto materna, ma, in realtà, se non vi sono motivi oggettivi che richiedono un prolungato allattamento esclusivo al seno, potrebbe solo rivelarsi iperprotettiva, ansiosa all’idea di dover allentare la simbiosi col figlio e tendente a mantenere il bambino quanto più possibile dipendente da lei.

È bene che il pediatra, al momento di proporre l’inizio dello svezzamento, abbia ben presente tutto ciò per modulare al meglio i tempi e sostenere la madre in questa sua nuova esperienza di distacco, a volte dolorosa e ansiogena anche per lei.

Lo svezzamento – Tutto ciò che c’è da sapere
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