La favola prima della nanna 1


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La favola prima della nanna è un rituale di cui ci siamo sempre compiaciuti, di cui siamo andati fieri, perché rappresenta l’unico modo che conosciamo per dirci e per darci la “buonanotte”.
Fin qui credevo di aver fatto bene, almeno fino a quando mi sono imbattuta in un progetto, “Leggere per crescere”, e ho dovuto riconoscere che non ci si può improvvisare più a far nulla, nemmeno a sentirsi una mamma cantastorie.
Ho trovato spunti interessanti, sui quali in realtà non avevo mai riflettuto, per una sorta di approssimazione o di convinzione che in qualche modo ci appartiene.
Ho scelto sempre libri che ritenevo ricchi di una funzione pedagogica.
Con questo criterio commettevo il primo errore.

Un libro per un bambino è un libro per un bambino, ma di base resta un libro.
E un libro è un viaggio, una conoscenza, una realtà che i nostri figli vivono attraverso la nostra voce.
Un buon libro è uno strumento potente attraverso il quale noi abbiamo la possibilità di “programmare” la loro memoria, di offrire loro una realtà in più nella quale calarsi, rapportarsi, viversi.
Un libro è prima di tutto conoscenza.
La funzione pedagogica resta secondaria.

Il secondo errore è stato scegliere (o preferire) libri con tante raffigurazioni.
I bambini che abbiamo sono in parte diversi dai bambini che fummo (e che ancora siamo!).
Sono bambini sollecitati da stimoli che in qualche modo comprimono la fantasia, basti pensare alla televisione, e quindi sarebbe utile prediligere libri con più parole e meno immagini.

Il terzo errore è stato dare un tono interpretativo, simulare voci, salvo poi andare in crisi quando la principessa Ro parla contemporaneamente con cinque animali e al quinto non trovare più variazioni vocali, per poi confonderli.
Basterebbe essere naturali e lasciare loro la fantasia di dare l’intonazione che vogliono all’animale che preferiscono.

Il quarto errore è stato chiudere la favola e interrogare l’ascoltatore.
Ti è piaciuto? Cosa ha detto la fatina a Pinocchio?
In effetti deve essere un’angoscia chiudere il libro e non avere nemmeno il tempo di sognare quel che si è letto, che arriva la resa dei conti dell’occhio sgranato e indagatore della mamma.

Il quinto errore è stato scegliere libri variegati.
Come se la varietà fosse un stimolo per il bambino quando, al contrario, lui è stimolato dalla ripetitività prima ancora della varietà.
È giusto avere tanti libri, ma è più giusto che si legga per centovoltecento sempre lo stesso, se lui (o lei) ne ha voglia.
Così come non avevo mai considerato la possibilità di leggere un libro comico, un libro nato per farli ridere, come piace a loro (Il libro delle puzze o il libro del Chi me l’ha fatta in testa?)

Ma veniamo all’errore più grande che ho commesso: scegliere favole moderne, con morali comprensibili e tutto sommato confortanti.
Da un lato ero angosciata dall’idea della morte e dell’abbandono delle favole antiche.
L’idea che i fratelli di Pollicino fossero abbandonati per povertà dai genitori, mi procurava un senso di disagio imperscrutabile.
Dall’altro, realtà che non corrispondevano alla nostra quotidianità, come favole di orchi che mangiano frittelle cinesi, mi sembravano meno interessanti di Winnie the Pooh.
Il progetto (consultabile sul sito www.leggerepercrescere.it) spiega, al contrario, l’importanza delle favole tradizionali, ma soprattutto di quelle che si tramandano da ogni parte del mondo, perché come detta Calvino:
“le fiabe sono vere” e “sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna”.
L’idea che un bambino possa sfogliare il suo destino attraverso la voce di sua madre (o di suo padre) è di per sé il principio di una gran favola.

Buona lettura!

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